"La Rivista di Engramma (online)" ISSN 1826-901X

159 | ottobre 2018

97888948401

titolo

Editoriale

Giacomo Calandra di Roccolino, Anna Ghiraldini

Uno spirito architettonico nuovo - che però non è altro che lo spirito arcaico - sta nascendo.
D. Pikionis, Spirito del nostro tempo*

Con il numero 159 dedicato a Dimitris Pikionis, Engramma risponde alla necessità di riaprire il dibattito e aggiornare gli studi su un maestro dell’architettura del Novecento che dopo aver raggiunto una notevole fortuna critica durante la propria carriera, è stato in qualche modo ‘dimenticato’ per essere riscoperto solo successivamente. La “Rivista di Engramma” aveva già dato spazio alla figura intellettuale dell’architetto greco e alla sua mirabile opera, ma si può constatare oggi un rinnovato interesse, esplicato in alcuni convegni e mostre tra Grecia, Germania e Italia - basti citare che Learning from Athens è il tema di “documenta 14” - che spinge a un ulteriore ampliamento di visuale su Pikionis. Per il suo valore nel campo dell’architettura, ma anche nel pensiero sul rapporto tra antico e moderno, tra identità e contaminazione, tra ri-costruzione e re-invenzione, creazione e storia.

L’architettura di Dimitris Pikionis riunisce tradizione e avanguardia, poesia e mito, ambiente e paesaggio per leggere e dare un nuovo significato al passato della Grecia. La sua vita, prendendo a prestito alcune parole di Alberto Ferlenga riportate nel saggio Fertili lasciti, può essere considerata come una lunga educazione autoimposta, messa in gioco per riuscire ad intervenire nell’arduo ed esteso processo di ri-costruzione della Grecia da poco uscita dalla Guerra civile: da qui, il titolo di questo numero. L’insegnamento dell’architetto greco è stato recentemente riportato alla luce come risultato della necessità della sua opera nel nostro tempo.

Nel saggio “L’anima mia è pietra fra le pietre”. Topografia estetica di Dimitris Pikionis, Monica Centanni, attraverso le parole tratte dagli scritti dell’architetto greco, propone una ricostruzione della sua biografia e della sua poetica. I lineamenti di Pikionis come intellettuale, architetto, artista, sono tracciati sui solchi di una topografia estetica che ha in Grecia e nel suo paesaggio naturale e artistico il suo testo di riferimento: “pietra” è una parola chiave e un’immagine ricorrente nell’opera di Pikionis, in senso sia concreto sia metaforico.

Il significato e la (ri)scoperta, nel nostro tempo, dell’architettura di Dimitris Pikionis sta nell’attualità del suo contributo: Fernanda De Maio, nel suo saggio Indizi di attualità nell’architettura disegnata di Dimitris Pikionis pone i disegni dell’architetto greco in relazione ai progetti realizzati, fino a evidenziare l’importanza del prospetto sulla planimetria, l’evocazione della natura e del paesaggio, l’assenza della figura umana a favore della rappresentazione di cariatidi, sfingi e divinità. Ma il passato di Pikionis è moderno e attuale, la sua tradizione classica è lontana dalle versioni eclettiche di fine Ottocento, per parlare alla storia e alla cultura dell’architettura contemporanea.

L’opera di Pikionis, infatti, non può essere classificata in generi stilistici o movimenti storici, perchè scaturisce da fonti molto personali e altamente intellettuali, come dimostra Kostas Tsiambaos nel contributo Pikionis’ unattainable wish: la familiarità di Pikionis con un ingente flusso di influenze polivalenti, dalla catarsi di Aristotele al legame di estetica e morale di Kant, è la sottotraccia alla sua ricerca di un’architettura unificante, parlante; un’architettura che attinga elementi da diverse tradizioni culturali, unificando Occidente e Oriente, antichità e modernità, per identificare le radici comuni della civiltà attraverso un tempo e uno spazio senza confini.

In parte trascurato dagli storici, e molto meno sofisticato dei suoi ultimi lavori, il primo progetto costruito da Dimitris Pikionis, Casa Moraitis (1921-23), a un primo sguardo può non apparire impressionante. Tuttavia, mentre era ancora in costruzione, questo progetto architettonico ispirò al critico culturale Fotos Politis un testo chiamato Parascheia (1923), nel quale tentò un intrigante parallelo tra letteratura e architettura: proprio come i rigidi versi accademici del primo Novecento furono via via sostituiti dalla poesia moderna che trae anima anche dal folklore, una nuova corrente di progettazione, di matrice vernacolare, stava prendendo il posto del classicismo architettonico. Analizzando una serie di precedenti del XVIII e dell’inizio del XX secolo, Nikos Magouliotis, nel saggio From vernacular language to vernacular architecture. Dimitris Pikionis’ Moraitis house (1923) as the culmination of a long discourse on Folklore, si propone di ricontestualizzare Casa Moraitis, per comprenderne l’importanza non solo come incipit della carriera di Pikionis, ma anche come conclusione di una discussione molto più ampia sul folklore tra gli intellettuali greci di diversi campi: la scoperta della tradizione popolare e i dibattiti teorici che spaziavano dall’apprezzamento filologico delle canzoni popolari allo studio dell’architettura nei suoi stilemi vernacolari.

Nel saggio Classico e Indigeno. Una lettura di Dimitris Pikionis a “documenta 14”, Bianca Maria Fasiolo costruisce un percorso di senso all’interno della mostra svoltasi nel 2017, contemporaneamente a Kassel e ad Atene. Le vedute idealizzate del Partenone, ospitate nelle sale della Neue Galerie di Kassel, sono giustapposte a una serie di schizzi di Dimitris Pikionis, che negli anni Cinquanta del Novecento disegnò la collina di Filopappos attraverso un sistema simbolico e astratto, e a diverse foto di archivio correlate alla costruzione dei percorsi in pietra progettati dall’architetto greco tra il 1954 e il 1958. Pikionis, alla ricerca del vero genius loci, sviluppa un’architettura consapevole, e diversamente dai suoi predecessori, riesce a creare una narrazione multipla del paesaggio dell’Acropoli, ripristinando la sua stratificata identità storica, e ricostruendo così un’identità nazionale che tiene conto della lunga esperienza di Bisanzio e trasforma il mito greco imposto dalla dominazione tedesca in un ellenismo autentico, in quanto autoctono.

Pikionis ri-costruttore, per avvicinarsi quindi al suo stesso desiderio: “auguriamoci di [essere] degni della nostra Memoria e [poter] riconoscere nell’architettura ellenica qualcosa della forma greca. Per quanto questo è possibile nel nostro tempo” (D. Pikionis, Spirito della tradizione)*

A chiusura di questo numero di Engramma, di carattere architettonico, includiamo la presentazione di Weigh House. A building type of the Dutch Golden Century di Karl Kiem. Giacomo Calandra di Roccolino, nella recensione Un’invenzione tipologica del Nord Europa, pone in luce il ruolo urbano oltre che sociale degli edifici della pesa olandesi, infrastrutture di uso pubblico, che hanno sviluppato caratteri propri solo nei Paesi Bassi.

* Citazioni dalla traduzione italiana dei testi di Pikionis di M. Centanni, Il problema della forma, in Dimitris Pikionis, a cura di A. Ferlenga, Milano 1998.

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