"La Rivista di Engramma (online)" ISSN 1826-901X

166 | giugno 2019

97888948401

titolo

La cultura come motore produttivo

In risposta a 11 domande su Olivetti

Luca Zevi*

English abstract

*Luca Zevi, architetto e urbanista. Nel 2012 è stato il curatore per il Padiglione Italia “Le quattro stagioni. Architetture del Made in Italy da Adriano Olivetti alla Green Economy” della 13esima Mostra Internazionale di Architettura, Venezia.

[Redazione di Engramma] Come va interpretata l’idea di Comunità olivettiana rispetto al dibattito attorno al conflitto tra società e comunità che costituiva fino a poco tempo fa il fronte tra politiche di sinistra e politiche di destra? Che legame esiste (se esiste) tra le esperienze di comunitarismo produttivo come i villaggi operai di Saltaire in Inghilterra, Mulhouse in Francia, Crespi d’Adda e Schio in Italia e l’esperienza Olivetti?

Un legame molto forte: da quegli esempi ha tratto l’imperativo a un senso di responsabilità alto dell’imprenditore nei confronti della società.

[RE] In quali termini si pone la relazione tra l’emergere di una dottrina sociale delle chiesa, di una ‘economia sociale di mercato’, di riflessioni teologiche, filosofiche e politiche come quelle di Jacques Maritain, e il pensiero di Olivetti?

Il pensiero olivettiano è impregnato di una religiosità profonda che, in quanto tale, va oltre gli steccati delle singole entità religiose per farsi profezia dei valori più autentici contenuti in ciascuna di esse. Il cristianesimo – soprattutto nella sua formulazione originaria – è un punto di partenza della sua riflessione; lo condivide con i pensatori cattolici fautori di un umanesimo industriale nel quale l’innovazione non sia contrapposta alla persona e alla comunità, ma al loro servizio. C’è però un’influenza altrettanto forte della tradizione ebraica, che sposa un forte individualismo a un’appartenenza comunitaria altrettanto forte, un’attenzione alle specificità dei luoghi e, contemporaneamente, a una dimensione cosmopolitica della società.

[RE] Quale la funzione degli intellettuali e del ‘lavoro’ intellettuale nei processi di socializzazione capitalistica? Che funzione assume progressivamente l’intelligenza e la creatività collettiva? Come reinterpretare il marxiano general intellect partendo dal caso Olivetti?

Agli intellettuali era assegnato il compito di promuovere una cultura capace di sposare creatività, efficienza e giustizia sociale, cercando di disinnescare gli squilibri e i pericoli che il processo di industrializzazione di massa andava rivelando.

[RE] Esiste un qualche legame tra l’esperienza olivettiana e l’emergere recente del tema della comunità nel dibattito filosofico contemporaneo?

I riferimenti ad Adriano Olivetti, dopo decenni di rimozione, sono aumentati fra i pensatori contemporanei. Rimane però il dato che la maggioranza degli intellettuali del Novecento ha voltato le spalle all’approccio olistico da lui proposto, a favore di ideologie totalizzanti come l’industrialismo, il comunismo, il liberismo.

[RE] Quali sono i fattori socio-economici e politici che hanno impedito all’‘utopia possibile’ di Adriano Olivetti di realizzarsi?

Olivetti, alla sua scomparsa prematura, ha lasciato un’impresa floridissima, con prospettive di sviluppo straordinarie grazie alla piena comprensione del ruolo che avrebbero avuto l’elettronica e l’informatica nello sviluppo industriale. La sua trasformazione in mecenate velleitario è stata puramente strumentale all’avanzamento di un modello di sviluppo fondato sulla grande fabbrica e sul lavoro dequalificato.

Il tempo gli ha restituito il ruolo di patriarca del sistema di produzione Made in Italy; un sistema molto più solido e duraturo di quell’industrializzazione di massa apparsa come epifania, che la chiusura delle grandi fabbriche in tutto il mondo ha rivelato invece essere quanto mai effimera. Dunque la sua 'utopia possibile' non si è realizzata perché la società – nelle sue espressioni politiche, imprenditoriali e sociali – non ne ha colto il carattere concretamente visionario e capace di prefigurare un equilibrio fra produzione, solidarietà e rispetto dell’ambiente.

[RE] Qual è stato l’effettivo contributo di Olivetti alla digitalizzazione globale nella quale ci troviamo immersi?

Olivetti ha colto le straordinarie potenzialità dell’informatica con straordinario anticipo e ha cercato di inserirla organicamente in un processo produttivo complesso. Sulle ceneri di questa grande visione hanno trionfato approcci di tipo fondamentalistico, meccanicistico prima e digitalistico, che non hanno posto l’evoluzione scientifica al servizio dell’uomo, contribuendo alla produzione delle diseguaglianze sociali e degli squilibri ambientali caratteristici del nostro tempo.

[RE] Come la questione ‘territorio’ si trasforma in relazione alla socializzazione del sistema produttivo e alla nuova formazione dei valori sia economici che sociali?

La centralità della dimensione territoriale su quella urbana è al centro della riproposizione olivettiana dell’Italia delle Cento Città, in contrapposizione alla polarizzazione fra aree metropolitane congestionate e zone interne spopolate che si andava delineando. Oggi riemerge con forza in tutte le ipotesi di riequilibrio territoriale, nelle quali anche l’accoglienza di coloro che raggiungono il nostro continente in fuga da guerre e miserie – oggetto di speculazioni politiche di ogni genere – può essere declinata come risorsa e opportunità di sviluppo.

[RE] Qual è la specificità dell’esperienza olivettiana nell’uso di design e grafica per la creazione di un immaginario collettivo legato al prodotto?

Olivetti ha compreso che il genio italico risiede in prodotti di eccellenza scaturiti da processi produttivi di eccellenza sviluppati in luoghi di lavoro di eccellenza insediati in paesaggi di eccellenza. In questo percorso tutte le discipline del progetto – compresi il design e la grafica – hanno un ruolo determinante e devono di conseguenza essere coinvolte.

[RE] In quale modo architettura e urbanistica hanno influito sulla nascita del modello produttivo e sociale della Olivetti?

Nel processo di sviluppo prefigurato da Adriano Olivetti la Città dell’Uomo non è un mezzo – ovvero un semplice luogo di insediamento – ma un fine e dunque architettura e urbanistica sono i campi del sapere che meglio possono inverarlo. Questo spiega la complementarietà fra l’Olivetti imprenditore e l’Olivetti Presidente dell’INU.

[RE] Quali sono gli aspetti dell’attualità o inattualità di Olivetti?L’individuazione della cultura come potente motore produttivo è estremamente attuale. Altrettanto attuale è la coniugazione fra produzione-solidarietà-ambiente che Adriano ha avuto il merito di prototipare a Ivrea e in tutti i luoghi raggiunti dal suo percorso imprenditoriale. Come accennato all’inizio, non è riuscito a tradurre questa visione in progetto politico, ciò che ha conferito alla sua operosità quell’attitudine paternalistica che troppo spesso gli è stata rimproverata e che potrebbe farla apparire inattuale. Sforziamoci allora di essere più attuali di lui, innescando a posteriori processi di rigenerazione di una realtà gravemente compromessa, che Adriano ha cercato invano di prevenire con coraggio e generosità.

English abstract

Luca Zevi places emphasis on some underappreciated aspects of Olivetti’s thought, beginning with his capacity for a holistic approach to the world that allowed him to evade ideological and party distinctions, and a profound religiosity that new how to unite the Catholic notion of an industrial humanism with the Jewish tradition of a link between individualism and community, specificity of places, and cosmopolitanism. From all this also comes the centrality of the territorial dimension with respect to the urban one, and the overcoming of the polarization between congested metropolitan areas and depopulated inland areas. Finally, the awareness that architecture and urban planning are the means to realize the City of Man. In this, Zevi captures Olivetti’s timeliness: the ability to combine solidarity, production, and the environment.

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