"La Rivista di Engramma (online)" ISSN 1826-901X

166 | giugno 2019

97888948401

titolo

L’inafferrabile “ombra e grazia” di Adriano Olivetti

In risposta a 11 domande su Olivetti

Emilio Renzi*

English abstract

*Emilio Renzi, filosofo. Ha insegnato Semiotica alla Scuola del Design del Politecnico di Milano. Fra le sue pubblicazioni sono numerosi gli scritti su Adriano Olivetti e la Società Olivetti.

Comunità è senza dubbio il concetto cardine dell’intera opera di pensiero e di azione di Adriano Olivetti. Nel libro fondamentale di Adriano Olivetti, L’Ordine politico delle comunità (1945), Comunità è definita “un’idea concreta”, lo spazio in cui una persona – tutte le persone – possono incontrarsi e vivere una vita di relazioni reciproche. Comunità non è “a misura d’uomo”, è essa stessa una “misura d’uomo”. Adriano talvolta la connota con un termine di matrice svizzera, “Vicinanza”. Anche un territorio, dunque; e la sua economia ecc. Nelle sue istituzioni democraticamente elette, una Comunità è formata dalle persone che in essa vivono e lavorano indipendentemente dalla carta d’identità. Nella Comunità olivettiana l’identità è relazionale. “Voglio anche ricordare – disse Adrano Olivetti in un discorso alle maestranze di Ivrea nel 1955 – come in questa fabbrica, in questi anni, non abbiamo mai chiesto a nessuno a quale fede religiosa credesse, in quale partito militasse o ancora da quale regione d’Italia egli e la sua famiglia provenissero”.

Ogni lettore corre subito a un paragone con la contermine Fiat di Torino di quegli anni e non solo di quelli; ma se teniamo alto il discorso verso il presente e il futuro, se sostituiamo a “regione d’Italia” regioni e paesi dell’Africa sopra e sotto il Sahara, il Corno d’Africa, il tormentato Medio Oriente, si può concludere senza timor di retorica che il concetto e la pratica della Comunità olivettiana non hanno nulla a che spartire con gli sbocchi identitari e le varie soluzioni di dinieghi, ostracismi e chiusure di tante nozioni variamente ricondotte oggi alla dizione “comunitarismo”. Dal Communitarism americano e inglese ai più rozzi manifesti e manifestazioni di xenofobia. A monte Adriano si distacca nettamente dalla primigenia definizione e distinzione che ne fece nell’Ottocento Ferdinand Tönnies: Gemeinschaft o comunità, Gesellschaft o società, valori tradizionali contro irreggimentazione nella modernità industriale. Per inciso, i paragoni con il Villaggio Crespi sull’Adda, i quartieri operai Marzotto o Rossi a Schio e via declinando non reggono: là paternalismo illuminato ottocentesco, che separa le funzioni, mentre le unità di abitazione di Olivetti a Ivrea sono il frutto di un disegno urbanistico complessivo, che tutto integra nella prospettiva comunitaria. Forse l’unico raffronto è con il gallese Robert Owen, industriale capace, fondatore di sperimentali insediamenti comunitari, uno dei padri del cooperativismo inglese e del Labour Party (Karl Marx ne stigmatizzerà il socialismo utopistico).

Dunque la Comunità olivettiana include non esclude. Innanzitutto perché assume in pieno la nozione di Persona, che Adriano deriva dalle letture degli spiritualisti francesi Emmanuel Mounier, Jacques Maritain, Denis de Rougement. Letture in solitario, prima e durante la guerra – letture alquanto singolari, per un ingegnere che di giorno deve far andare e migliorare una fabbrica per macchine per scrivere di migliaia di lavoratori. La assume anche “da disparate esperienze ed umane vicende; prima di essere costruzione teorica fu vita”. Uomo riservato e schivo, a suo costante orizzonte l’innovazione, questa riga è il massimo che Adriano concesse per alludere alle coraggiose esperienze di antifascismo effettuale e incontri con i Servizi americani in Svizzera per convincerli al suo piano di fuoriuscita dell’Italia dalla guerra e di pace separata. Incarcerato di conseguenza a Roma nell’estate del 1943, riesce a mettersi in salvo in Svizzera, dove prende a scrivere L’ordine politico delle comunità, discutendone man mano con Luigi Einaudi, i protoeuropeisti Altiero Spinelli, Ernesto Rossi, Ignazio Silone. Nella tramatura dell’opera si avverte un’angoscia di fondo – come hanno potuto crollare le democrazie liberali d’Italia, di Germania. Al tempo stesso, cosa fare per una democrazia che sappia superare le debolezze storiche, collaborare alla rinascita d’Europa?

Questa forse lunga premessa serve a fa comprender il significato di Persona e la sua centralità nelle Comunità, il cui sviluppo è affidato al regionalismo, al federalismo, all’inserimento della nuova Europa. Persona è dunque l’altro concetto cardine dell’intera opera di pensiero e di azione di Adriano Olivetti e va vista assieme a Comunità. Un suddito, un uomo-massa, un uomo e una donna irreggimentati in un regime collettivista o militarista, o indotti comunque a stili di vita che compenetrano tra loro il consumo e la brama di ricchezza, non sono persone. Perché Persona è colui che è consapevole e attivo nella società secondo valori spirituali: responsabilità, rispetto dell’altro, dell’altrui diversità o provenienza o credo. Solidarietà. Conseguente la necessità di un’economia mista, liberale e sociale insieme: quel che si vide sorgere negli anni ’50 negli Stati europei del Nord e anche in Italia, poi fatta propria dal pensiero cattolico come “economia sociale di mercato”. Adriano sulla scorta del Manifesto per la soppressione dei partiti politici di Simone Weil (1943) si spinge sino al rifiuto della partitocrazia: vede un affrontamento “tra una destra che è realista” e una sinistra “che è idealista”.

Schegge di un pensiero ben più vasto e comprensivo. Sulle indivisibili idee di Persona e Comunità concreta Adriano costruisce alzata per alzata, dettaglio per dettaglio, lo Stato federalista delle Comunità, la formazione e ricambio delle élites. I responsabili pubblici a ogni livello saranno progressivamente valutati ed eletti in base e competenza e comprovata eticità personale e pubblica, la permanente visione degli interessi generali della società. In breve, il contrario stesso del corporativismo e della tecnocrazia. I poteri dello Stato sono così riassunti: “la cultura, accanto all’ideale democratico e alle forze del lavoro, costituirà un terzo fattore di equilibrio politico nel nuovo Stato”. Quanto alla cultura, “nel suo autentico significato di ricerca disinteressata di verità e di bellezza, sarà l’elemento caratteristico della nuova società”. Nucleo fondamentale del nuovo Stato è pur sempre le Comunità: tra i suoi compiti sono i lavori pubblici, “che è estetica applicata alla vita sociale urbanistica”.

Ordine politico delle comunità non ebbe nessuna fortuna – come del resto continua a non averne oggi, salvo presso gli studiosi Antonio Busino e Giuseppe Maranini. Alla Costituente, Luigi Einaudi lo additò come un possibile buon modello di decentramento e riforma elettorale nel senso del collegio uninominale; Benedetto Croce lo apprezzò come “un nuovo sistema di educazione della classe dirigente”. Il libro e l’autore tornarono a Ivrea, Adriano seguì il suo demone, si rimise subito al lavoro. Nuovi progetti e prodotti per una società avviata a diventare una multinazionale prima in Europa nel proprio settore, seconda nel mondo. Fondazione del Movimento Comunità, dell’omonima rivista mensile, delle Edizioni di Comunità. Il logo della casa editrice riprende l’immagine di una campana del Canavese, il cartiglio suona: Humana Civilitas.

Adriano chiama a lavorare a Ivrea o per Ivrea architetti e urbanisti, poeti e filosofi, oltre naturalmente a ingegneri e periti meccanici. Come dire, stare nel vivo del processo industriale e delle sue molteplici connessioni. Per non dire che un nome, responsabile dei Servizi sociali di fabbrica era Paolo Volponi, che diverrà uno dei maggiori romanzieri italiani del secondo Novecento. I Servizi sociali comprendono oltre alla mensa, l’infermeria, ecc., l’asilo nido interno, la biblioteca di fabbrica, borse di studio. Negli anni ’50, erano innovazioni uniche, assolute. I riferimenti erano gli amati filosofi personalisti francesi, europeisti, voci fuori dal coro comunista: Franco Fortini tradurrà La condizione operaia di Simone Weil. Adriano Olivetti divenne e resta la stella polare degli architetti e urbanisti: il quartiere La Martella a Matera resta una lezione di metodo.

Il design, la grafica, gli allestimenti dei negozi sono concepiti come parte integrante del progetto dall’embrione alla realizzazione finale e sbarco sul mercato. La forma deve dire la funzione; nessun lenocinio. Coniata in quegli anni la definizione Olivetti style, Stile Olivetti. Le grandi mostre della Olivetti itineranti nei due continenti non erano sponsorizzazioni bensì realizzazioni in proprio.

La Olivetti di quegli anni realizza profitti di tutto rilievo, tra l’altro attuando alti salari e riduzione di orario – prima nel comparto metalmeccanico. Tutto viene subito reinvestito nell’azienda. Perché, dirà Adriano inaugurando lo stabilimento di Pozzuoli

Di fronte al golfo più singolare del mondo [...] può l’industria darsi dei fini? Si trovano questi semplicemente nell’indice dei profitti? [...] Nella vita di una fabbrica, al di là della cifra del successo dell’opera […] vi è una vocazione: l’elevazione materiale, culturale, sociale del luogo ove fu chiamata a operare, avviando quella regione verso un tipo di comunità nuova ove non vi sia più differenza sostanziale di fini tra i protagonisti delle sue umane vicende, della storia che si fa giorno per giorno per garantire ai figli di quella terra una vita più degna di esser vissuta.

Accenti da Discorso della Montagna, parole di un laico che non spregiava la Trascendenza.

Nel 1959 Adriano fonda la Divisione Elettronica Olivetti. A essa si dovranno il calcolatore di medie dimensioni Elea e, separatamente, il primo Desk Top Computer al mondo, la Programma 101 (P101). Adriano morirà nel 1960. Gli si può accreditare quindi la nascita dell’informatica in Italia, che naturalmente fu innovazione importante; ma non addebitare l’attuale pervasiva digitazione globale. Che è storia tutta statunitense di venti e più anni dopo, ARPA che diventa Internet, la saga dei ragazzi californiani con le scarpe da tennis e via declamando. La guerra mondiale dei computer fu sì affrontata dal nuovo proprietario della Olivetti, l’ingegner Carlo De Benedetti, che poi però seguì il suo demone faustiano e tralignò verso differenti modelli di business ritenuti più proficui. Lo sbocco finale fu nefasto, l’‘olivetticidio’.

Brevi gli anni buoni della Olivetti di Adriano. I fattori che determinarono la mancata realizzazione dell’‘utopia possibile’ di Adriano furono molteplici e bisognerebbe analizzarli secondo più criteri: la storia industriale d’Italia, la sua sempre fragile economia duale, il mancato contributo dello Stato all’innovazione informatica, assenza di strategie nazionali, lotte politiche costantemente miopi ecc. L’asfittica storia culturale del paese, le demagogie prevalenti sulle analisi. Le armate della globalizzazione, la grande finanza e la debolezza dell’Europa in quanto contrappeso aggregante, il volume di fuoco e la velocità di sbarco della supremazia tecnologica degli USA.E tuttavia del buono è rimasto e anzi torna a riemergere nella parte alta della cultura italiana. Il design olivettiano, la sua architettura e i suoi libri, i letterati e studiosi che per un quindicennio operarono a Ivrea, sono oggi “nel vento”, sono fuori discussione. In discussione, nel senso migliore del termine e dopo un lungo oblio e a partire dal 2001, anno cinquantenario della nascita, è proprio Adriano Olivetti. Forse proprio la sua “ombra e grazia”, per riprendere il titolo di un’opera della ‘sua’ Simone Weil, le sue molte sfaccettature ognuna afferrabile – ma l’insieme imprendibile – sono tra i motivi della attualità di Adriano Olivetti. Che si manifesta a molti livelli, negli ambiti più lontani e anche diversi se non confliggenti, come un’eco che non si affievolisce anzi rinforza.

English abstract

For Emilio Renzi, the core concepts of Olivetti’s thought and action are the community and the person. The ‘community’,understood as “the space in which a person – all people – can meet and live a life of mutual relations”, not “on a human scale”, but itself of a “human scale”, a space Olivetti sometimes explains with the Swiss concept of “closeness.” For this reason, it can be considered foreign to both the Tönnesian opposition between community and society, and to the communitarism widespread today. The person is seen as the one who is aware and active in society according to spiritual values – responsibility, respect for others, for diversity. origin or creed. The link between the two concepts has, as a consequence, the need for a mixed economy, liberal and social at the same time, between Nordic welfare and social market economies. Olivetti’s timeliness lies perhaps in his “shadow and grace”, in the elusiveness of his many sides.

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