"La Rivista di Engramma (online)" ISSN 1826-901X

166 | giugno 2019

97888948401

titolo

Adriano Olivetti, un utopismo pratico

In risposta a 11 domande su Olivetti

Renato Ruffini*

English abstract

[Redazione di Engramma] Come va interpretata l’idea di Comunità olivettiana rispetto al dibattito attorno al conflitto tra società e comunità che costituiva sino a poco tempo fa il fronte tra politiche di sinistra e politiche di destra?

Scriveva Olivetti “l’idea fondamentale della nuova società è di creare un comune interesse morale e materiale tra gli uomini che svolgono la loro vita sociale ed economica in un conveniente spazio geografico determinato dalla natura o dalla storia” (L’ordine politico delle comunità, 1946, 3). Da queste parole traggo l’impressione di un “utopismo pratico” di Olivetti orientato a ricercare la “comunità concreta” per cui il conflitto tra società e comunità si trova nella dimensione storico geografica ed economica che facilita forme di “fraternità” nelle relazioni dovuta anche dalla prossimità fisica e da interazioni costanti tra i soggetti che permettono di evitare forme burocratiche di regolazione dei rapporti.

[RE] Che legame esiste (se esiste) tra le esperienze di comunitarismo produttivo come i villaggi operai di Saltaire in Inghilterra, Mulhouse in Francia, Crespi d’Adda e Schio in Italia e l’esperienza Olivetti?

Apparentemente sono simili, in realtà diverse, poiché anche se in apparenza tutto partiva dall’esperienza della fabbrica, Olivetti pare orientare la sua azione alla creazione di unità politico amministrative e non solo a strutture produttive di carattere padronale o cooperativo.

[RE] In quali termini si pone la relazione tra l’emergere di una dottrina sociale della chiesa, di una ‘economia sociale di mercato’, di riflessioni teologiche, filosofiche e politiche come quelle di Jaques Maritain, e il pensiero di Olivetti?

Olivetti nel suo scritto sulla comunità richiama in modo evidente il suo debito a Maritain, Muonier, e Rougemont, e in particolare la distinzione tra persona e individuo. Inoltre è influenzato da San Tommaso. L’idea credo sia da porre in relazione al concetto di libertà che si applica alla persona, come soggetto della libertà stessa. L’idea in sintesi non era quella della dottrina sociale volta a contenere gli effetti negativi del capitalismo, ma quella di fare in modo che il capitalismo non confliggesse con la necessaria libertà degli individui. Il perfezionamento spirituale è per Olivetti una condizione fondamentale per la libertà della persona e dell’equilibrato funzionamento della comunità concreta.

[RE] Quale la funzione degli intellettuali e del lavoro intellettuale nei processi di socializzazione capitalistica? Che funzione assume progressivamente l’intelligenza e la creatività collettiva? Come reinterpretare il marxiano general intellect partendo dal caso Olivetti?

A occhio mi sembra che il concetto di general intellect si trasformi: mentre nel caso di Marx mi sembra fosse una modalità di appropriazione del capitalismo di condizioni di produzione, nel caso di Olivetti è una condizione di consumo. In altri termini in Olivetti, coerentemente con la sua visione, il lavoro intellettuale non serviva per la socializzazione capitalistica e lo sfruttamento (anche se ne ha beneficiato laddove con la Lettera 22 faceva prodotti standard con idee di design) ma per la ‘liberazione’ delle persone e la loro crescita spirituale, poiché visioni più ampie (sviluppo della sociologia, della psicologia, ecc. ecc.) e aspetti estetici erano prima di tutto condizioni per lo sviluppo e la liberazione delle persone.

[RE] Quali sono i fattori socio-economici e politici che hanno impedito all’‘utopia possibile’ di Adriano Olivetti di realizzarsi?

In realtà quella di Olivetti secondo me era una ‘utopia concreta’, cioè una idea basata su esperienze pratiche ma non appoggiata da teorie sufficienti. Quindi Olivetti ha in primo luogo fatto un errore di analisi le sue proposte erano falsamente concrete. Dal punto di vista politico l’idea di comunità politica come impostata nel suo programma implicava forme di federalismo spinto non compatibili con la ricostruzione dello Stato allora necessaria. Inoltre l’orientamento personalista e orientato a profonde forme di fraternità non ha trovato nella elaborazione di Olivetti modalità effettive di sviluppo ma solo importanti richiami morali ed evangelici, non sufficienti a generare un reale cambiamento.

[RE] Qual è stato l’effettivo contributo di Olivetti alla digitalizzazione globale nella quale ci troviamo immersi?

Non credo abbia dato contributi in proposito, non ne sono a conoscenza, posto anche che quando lui è morto il tema della digitalizzazione era ancora in fasi molto molto embrionali.

[RE] Come la questione “territorio” si trasforma in relazione alla socializzazione del sistema produttivo e alla nuova formazione dei valori sia economici che sociali?

Il territorio mi sembra centrale nella visione olivettiana, il territorio è inteso come genius loci, luogo generativo, fonte di legami. Il territorio quindi è la fonte di conoscenza implicita ed esplicita e luogo di maturazione delle persone.

[RE] Qual è la specificità dell’esperienza olivettiana nell’uso di design e grafica per la creazione di un immaginario collettivo legato al prodotto?

Credo che Olivetti sia stato tra i primi a dimostrare come design e grafica non usati in modo esplicito ma in modo ‘consustanziale’ al prodotto costituiscano elementi di creazione di una cultura condivisa un immaginario collettivo in cui ci immergiamo inconsapevolmente, con effetti profondi nel nostro pensiero. La peculiarità dei prodotti olivetti (secondo me soprattutto quelli di Sottsass) sta nel fatto che erano prodotti allo stesso tempo ‘anonimi’ ed ‘eccezionali’.

[RE] Quali sono gli aspetti dell’attualità o inattualità di Olivetti?

Olivetti ha fatto una grandiosa opera di testimonianza, ci ha detto che pensare a sistemi sociali ed economici se non alternativi più avanzati di quelli capitalistici non solo era possibile ma moralmente doveroso. Su questa testimonianza (peraltro sostanzialmente unica ed eccezionale) ancora oggi tutti noi, indipendentemente dalle idee, ci attacchiamo. Su molti altri aspetti Olivetti è inattuale. Il problema però è che se leggiamo l’introduzione a L’ordine politico delle comunità ci rendiamo conto che purtroppo anche l’Italia di oggi, ma non solo lei, è ‘inattuale’. Lo riporto per comodità di lettura:

[...] la crisi della società contemporanea non nasce secondo noi dalla macchina, ma dal persistere, in modo profondamente mutato, di strutture politiche inadeguate. Tra i principali motivi di turbamento dell’ordine sociale possiamo elencare i seguenti:
Dissociazione tra etica e cultura e tra cultura e tecnica
Conflitto tra Stato e individuo
Deformazione dello stato Liberale ad opera dell’alto capitalismo e di sistemi rappresentativi insufficienti
Mancanza di educazione politica, in generale, e di una classe politica, in particolare
Obsolescenza della struttura amministrativo dello stato
Disconoscimento di un ordinamento giuridico che tuteli gli inalienabili diritti dell’uomo
Incapacità dello stato liberale ad affrontare le crisi cicliche e il problema della disoccupazione tecnologica
Mancanza di misure giuridiche precise atte a proteggere i diritti materiali e spirituali della persona contro il potere diretto e indiretto del denaro.

Era il 1946...

Renato Ruffini, professore ordinario di Organizzazione Aziendale, all’Università Statale di Milano. È inoltre il direttore della rivista RUPA - Risorse umane nella Pubblica Amministrazione. 

English abstract

Adriano Olivetti’s idea of “practical utopia” is that which, according to Renato Ruffini, characterizes his action. His concept of a concrete community is based on fraternity, physical proximity and constant interaction between subjects. He draws from the social doctrine of the church, not so much in the containment of the negative effects of capitalism, but in the avoidance of conflicts between capitalism and individual freedom. Intellectual work also tended towards this in Olivetti’s mind, as wider visions and aesthetic aspects were first and foremost conditions for the development and liberation of people. Olivetti’s utopia, however, did not possess sufficient theoretical support. His federalist idea was in fact incompatible with the reconstruction of the state, and his individualist orientation did not go beyond moral and evangelical appeals. They both were insufficient to generate change.

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