"La Rivista di Engramma (online)" ISSN 1826-901X

66 | settembre/ottobre 2008

9788898260119

titolo

Arco e trionfo nell'epoca imperiale romana

Editoriale di Engramma n. 66

Marco Paronuzzi, Laura Zanchetta

In questo numero di "Engramma" vengono pubblicati alcuni contributi sull'arco onorario e trionfale romano, che nella forma documentata dalle fonti indirette e dai resti archeologici, è attestata dal I secolo a.C. al IV d.C. (da Augusto a Costantino) ed è da considerarsi una invenzione architettonica propria dell'età imperiale romana.

Così Plinio il Vecchio menziona l''invenzione' dell'arco:

Columnarum ratio erat attolli super ceteros mortales, quos et arcus significant novicio inventu.
Plinio, Naturalis Historia XXXIV, 27

La novità romana che l'autore latino denuncia non risiede nell'utilizzo dell'arco come elemento strutturale. È vero che nel repertorio morfologico della composizione architettonica romana l'arco e la volta rappresentano sintagmi strutturali caratteristici, a differenza del sistema trilitico proprio dell'architettura greca. Ma è altresì vero che importanti esempi di strutture ad arco sono rintracciabili già nell'architettura egizia, assira e persiana, ma anche ellenistica ed etrusca, tanto che molti autori fanno risalire le origini dell'arco proprio alle porte urbiche etrusche. L'arco è una forma architettonica "di nuova invenzione" (novicio inventu) per la re-invenzione semantica del suo significato: l'arco viene isolato, liberato dalle masse murarie e privato della funzione strutturale primaria, monumentalizzato e investito di una forte carica semantica leggibile nel significato proprio di 'onore' e 'trionfo'. Una semantizzazione così chiara ed evidente comporta il primato del significato — rituale e celebrativo — sulla funzione.

Per la sua autonomia semantica, emancipata dalla funzione strutturale, nell'ambito degli studi sull'architettura romana antica, l'arco è stato anche oggetto di critiche ideologiche, volte a stigmatizzare la 'vanità' del trionfalismo imperiale:

Tali grandiosi giocattoli [...appaiono...] invenzioni tanto grandiose quanto irrilevanti nella loro vanità [... ma purtuttavia] con le loro dediche austere, nitidamente scolpite, costituiscono un aspetto di quel culto della personalità che stava alla base dell'idea imperiale. Hanno quindi il loro posto nella storia, un posto insigne.
Mortimer Wheeler, Arte e Architettura romana, [Londra 1964] Milano 2003, pp. 163-171

Nel contributo di Paolo Morachiello e Vincenzo Fontana (tratto dal volume Architettura romana, di prossima pubblicazione), viene descritta la genealogia e la tipologia architettonica dell'arco onorario preceduta dalla descrizione del rituale del trionfo. Fin dall'età repubblicana, l'arco onorario e la cerimonia del trionfo sono la massima onorificenza concessa dal Senato al condottiero che, detenendo l'imperium maius, avesse riportato una schiacciante vittoria contro il nemico: nel saggio, sciogliendo un nesso funzionale diretto tra arco e trionfo, si sottolinea come l'arco sia un monumento celebrativo e onorario destinato a fissare per sempre, con la monumentalità della struttura e con la precisione della menzione nell'epigrafe dedicatoria, il ricordo di un personaggio illustre — l'imperator o, più raramente, una gens o un magistrato benemerito. Nel ricco contributo, Paolo Morachiello — in un avvincente viaggio nel tempo (dall'età tardo-ellenistica al IV secolo d.C.) e nello spazio (attraverso i confini delle Province romane) — presenta la mofologia dell'arco, mediante la descrizione di alcuni dei più famosi archi onorari e trionfali che costellano il territorio dell'Impero.

Le coordinate storiche della nascita e della diffusione dell’arco onorario coincidono dunque con quelle di Roma imperiale, tra Augusto e Costantino. In verità, restano nelle fonti testimonianze di archi eretti già in epoca repubblicana, ma si tratta di casi isolati, difficilmente assimilabili alla tipologia e al significato simbolico che l'arco onorario e trionfale assume in età imperiale. Tra la fine del I secolo a.C. e la prima metà del IV d.C., il tipo dell'arco conosce un'eccezionale diffusione, non solo a Roma e nella penisola italica, ma in tutte le province conquistate dalle legioni romane. Pubblichiamo qui una edizione rivista e integrata del Repertorio di tutti gli archi onorari e trionfali romani ad oggi conosciuti: il lavoro si basa sulla collazione critica tra il primo elenco pubblicato da Massimo Pallottino alla voce 'Arco Onorario e Trionfale', nell'Enciclopedia dell'Arte Antica classica e orientale (vol. I, Roma 1958), l'aggiornamento della medesima voce, a cura di Sandro De Maria, in Enciclopedia dell'Arte Antica classica e orientale, (suppl. II, vol. I, Roma 1994) e l'elenco pubblicato sempre da Sandro De Maria nella sua monografia Gli archi onorari di Roma e dell'Italia romana (Roma 1988). Accanto all'elenco (e da incrociare con esso) una Mappa interattiva degli archi nel territorio dell'Impero Romano consente di visualizzare la diffusione e la collocazione geografica dei monumenti nei confini dell'Impero.

Nel suo contributo, Katia Mazzucco propone un'analisi e una lettura critica delle fonti testuali antiche sull'arco, e mette in luce come le prime associazioni tra arco e trionfo siano in realtà piuttosto tarde, da far risalire al III secolo d.C., nelle dediche presenti sugli archi eretti dagli imperatores nelle provincie africane. E soltanto nel IV secolo d.C., nelle pagine di Ammiano Marcellino, ricorre la locuzione triumphalis arcus. Saranno poi le raccolte medioevali dei Mirabilia urbis Romae e i trattati degli umanisti quattrocenteschi a consolidare stabilmente la denominazione secca degli archi romani come archi trionfali. Nel contributo viene sottolineato come il termine fornix venga utilizzato inizialmente in un senso per così dire neutro, con il significato di passaggio voltato, fino a quando, in epoca imperiale, il ricco apparato ornamentale associato alla forma-fornix, non conferirà all'arco un nuovo significato che prevaricherà la sua funzione, connotandolo, appunto come vuole Plinio, come inventum novicium.

Giacomo Calandra di Roccolino sposta l'attenzione sulla rappresentazione degli archi nella monetazione romana. Augusto, che anche alle monete affidò la sua ‘politica dell'immagine’ (per parafrasare un’espressione di Paul Zanker), per celebrare le proprie gesta e per propagandare la sua, nuova, politica architettonica, farà effigiare sul verso di alcuni conii tre diversi archi.

Nella terza sezione di questo numero monografico si presentano sotto forma di materiali per lo studio dell'arco onorario e trionfale romano alcuni contributi realizzati da giovani studiosi e studenti: Elisa Longo e Federica Rodella sull'Arco dei Gavi di Verona, Marco Paronuzzi e Laura Zanchetta sull'Arco 'di Giano’ e Claudio Barin sull'Arco di Aosta. Gli interventi presentati sono spunti di approfondimento e di ricerca, su alcuni edifici studiati durante i corsi di Archeologia Classica della Facoltà di architettura dell'Università IUAV di Venezia.

A chiusura del numero, un contributo di Katia Mazzucco, ci riporta ai giorni nostri. L'installazione Borrowing you dell'artista Arthur Duff a Castelfranco Veneto, riapre, oggi, quel rapporto controverso tra ingresso e città, alla base di ogni rituale del trionfo romano. Come sottolinea l'autrice "l'installazione di Duff, di fatto, non alimenta alcuna retorica dell'ingresso", ma inscena una singolare entrata a/con parole in città.

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