"La Rivista di Engramma (online)" ISSN 1826-901X

81 | giugno 2010

9788898260263

titolo

Peter Behrens. Classico moderno

Editoriale di Engramma n. 81

Giacomo Calandra di Roccolino, Marco Paronuzzi

English abstract

Architecti est scientia pluribus disciplinis et variis eruditionibus ornata,
cuius iudicio probantur omnia quae ab ceteris artibus preficiuntur opera.

Vitruvio, De Architectura I,I,1

Engramma 81 è un numero interamente dedicato alla figura di un architetto, Peter Behrens (1868-1940), al tempo stesso precursore del Moderno e strenuo promotore del linguaggio classico in architettura.

L’occasione che ha dato lo spunto per questo numero monografico è stata offerta da un recente convegno promosso dalla Scuola di Dottorato dell’Università IUAV di Venezia, dedicato a indagare la figura dell'architetto tedesco e a riaprire il dibattito sulla sua opera. Il convegno internazionale, che si è tenuto in tre diverse sedi (Milano, Torino e Venezia) nello scorso mese di aprile, ha visto la partecipazione dei più importanti studiosi dell’opera di Behrens, fra i quali Stanford Anderson, Hartmut Frank, Guglielmo Bilancioni e molti altri. In tale occasione è stato inoltre dato alle stampe il terzo volume della collana DODO curata da Fernanda De Maio, che pubblica, per la prima volta in Italia, alcuni tra i più importanti contributi teorici di maestri dell'architettura del XX secolo. Le tre giornate hanno avuto il merito non solo di fare il punto sullo status quaestionis degli studi ma anche di portare  contributi originali alla ricerca e alla conoscenza dell'opera di Behrens. Engramma 81 riporta solo una piccola parte dei molti contributi di alto interesse scientifico prodotti durante il convegno. Sono stati scelti per questa pubblicazione alcuni saggi che possono introdurre anche il lettore non specialista a comprendere la straordinaria importanza e influenza che il lavoro nonché la ricerca teorica di Peter Behrens hanno avuto nella determinazione del linguaggio architettonico del Movimento Moderno.

Engramma 81, pur concentrandosi prevalentemente sull’opera dell'architetto, dà conto della capacità di Behrens di esprimersi in diversi campi e ambiti artistici: dalla pittura al design, dalla grafica all’architettura. Behrens infatti influì direttamente sulla formazione dei più importanti architetti del Novecento come Ludwig Mies van der Rohe, Walter Gropius e Le Corbusier, tutti e tre al lavoro tra 1907 e 1912 come giovani apprendisti nell’atelier di Behens a Neubabelsberg, nei pressi di Berlino. 

Proprio per sottolineare il ruolo ‘magistrale’ dell'architetto di Amburgo, il numero si apre con il contributo di Stanford Anderson, uno dei massimi studiosi di Behrens, autore della prima monografia postuma a lui dedicata. Anderson ripercorre alcune tra le opere più note, attraverso le interviste dell’inizio degli anni Sessanta a due maestri del  Movimento Moderno – Mies van der Rohe e Gropius – che tratteggiano un ritratto quanto mai vivido della personalità e delle influenze culturali che incisero sull’opera del maestro.

Sergio Polano affronta un altro aspetto, solitamente non in evidenza nella storia degli studi, della versatile poliedricità di Behrens, ripercorrendo la sua attività come grafico e creatore di caratteri tipografici e accompagna il proprio saggio con alcune importanti immagini delle elaborazioni grafiche realizzate dall'architetto nei primi anni del Novecento.

Anche Marco Biraghi mette in luce come, nelle prime opere architettoniche ad Hagen, grande sia l’influenza esercitata dai maestri olandesi attivi anche in ambito grafico, come Johannes Ludovicus Mathieu Lauweriks, e allo stesso tempo l'influenza  che ebbe sul pensiero di Behrens la riscoperta dell’arte e dell’architettura italiane.

Il testo di Alessandra Moro, curatrice della sessione veneziana del convegno nonché autrice dell’ultima monografia edita in Italia sulla figura di Behrens (recensita in questo stesso numero da Marco Paronuzzi), affronta alcune delle opere più note di Behrens architetto dal punto di vista della composizione architettonica: le fabbriche realizzate a Berlino a partire dal 1909  per la AEG, per la quale dal 1907 sarà il primo designer industriale della storia.

Gli ultimi tre saggi affrontano nel dettaglio alcune singole opere. Silvia Malcovati, che ha curato la sessione torinese del convegno, compie una attenta e approfondita lettura della sede amministrativa centrale della Mannesmann Werke a Düsseldorf, forse il più importante edificio per uffici realizzato da Behrens, nel quale appare in tutta evidenza l’interesse posto nella ricerca di una soluzione tipologica per l’architettura a carattere 'commerciale', che cerca di risolvere il problema  del cambiamento delle condizioni lavorative in atto in quegli anni. Michele Caja e Giacomo Calandra di Roccolino affrontano due progetti urbani che vanno annoverati tra le ultime opere realizzate a Berlino tra il 1927 e il 1932: rispettivamente il concorso per i Giardini dei Ministeri, in cui Behrens affronta  per la prima volta il problema viabilistico nel tessuto urbano storico, e il concorso per Alexanderplatz del 1929, che vedrà la realizzazione della Berolina e dell’Alexanderhaus, nonché la progettazione di un grande teatro mai costruito.

Il numero si chiude con due testi scelti tra la ricchissima produzione teorica dell’architetto. Il primo, Einfluss von Zeit und Raumausnutzung auf moderne Formentwicklung, recentemente pubblicato in versione cartacea nella collana DODO nella traduzione di Alessandra Moro, affronta il tema del repentino mutare delle condizioni di vita nei primi decenni del XX secolo e di come l’architettura sia chiamata ad accordarsi ai mutamenti epocali in atto. Il secondo, Zur Frage des Hochhauses, nella traduzione di Giacomo Calandra di Roccolino, è dedicato al tema del grattacielo, il tipo architettonico che per eccellenza significa il Moderno, e si propone come un ottimo saggio della profonda conoscenza di Behrens della metropoli americana e della fascinazione da essa esercitata nell'immaginario dell'architetto.

English abstract

Peter Behrens. A modern classic, editors Giacomo Calandra di Roccolino and Marco Paronuzzi. This issue of “Engramma” marks a turning point in the history of the journal: for the first time in fact, it is published a special issue entirely devoted to give an insight on the figure of an architect, Peter Behrens, who embodies the themes underlying the main interests of “Engramma”: Behrens was both a precursor of modernity and a promoter of the classical tradition in architecture.

The occasion for this publishing was offered by the penultimate conference sponsored by the PhD School of IUAV University of Venice, dedicated to consider and reopen the debate on the figure of the German architect. The international conference was  held in three different locations (Milan, Turin and Venice) in the month of April 2010, and saw the participation of the most important international scholars on Behrens’ work, including Stanford Anderson, Hartmut Frank, Guglielmo Bilancioni, Herman van Bergeijk and many others. The conference not only focused on the staus quaestionis of the studies on Behrens, but brought an original contribution to research and knowledge of his extraordinary work.

This issue of “Engramma” publishes a part of the contributions of high scientific interest presented during the conference, chosen to help even the novice reader to understand the great importance and influence that the vast work of Behrens had on his successors and on determining the architectural language of the Modern Movement. Behrens in fact had a direct impact on the formation of the most important architects of the 20th century,  like Ludwig Mies van der Rohe, Walter Gropius and Le Corbusier, all three being young apprentices at the atelier Neubabelsberg near Berlin, between 1907 and 1912.

This issue of “Engramma” also tries to give an account, while focusing on Behrens as an architect, on his ability of expression in many other artistic fields, from painting to design, from graphics to architecture.

temi di ricerca

indici

colophon

archivio