"La Rivista di Engramma (online)" ISSN 1826-901X

121 | novembre 2014

9788898260669

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Flower Power: fioriscono anche d'autunno

Editoriale di “Engramma” n. 121

Stefania Rimini e Antonella Sbrilli

Guardando le rose, fiorite stamani,
io penso: domani saranno appassite.
E tutte le cose
son come le rose,
che vivono un giorno,
un’ora e non più!

G. D'Anzi, M. Gualtieri

L'incipit della canzone Ma l'amore no introduce almeno uno dei movimenti di questo numero, che torna a fare i conti con le modalità di rappresentazione dei fiori in letteratura e nei linguaggi della visione (arte, cinema, architettura, enigmistica), cioè la voluttuosa decadenza della rosa, simbolo di accese passioni e repentini abbandoni. La complessa stratificazione semantica che avvolge il fiore romantico par excellence viene declinata in tre diversi contributi, che costituiscono una sorta di ipertesto da sfogliare con cura grazie a una crescente intensità di intrecci verbovisivi.

Silvia De Laude, nel riproporre uno dei passi più emblematici del Roman de la Rose, pone in evidenza la straordinaria ambiguità che la rosa assume all'interno del poema e suggerisce alcune chiavi di lettura importanti. Il confronto con la polisemica finzionalità di un testo capitale per la costruzione dell'immaginario europeo è un'occasione da 'cogliere' al volo: c'è solo da meravigliarsi di fronte a un bouquet tanto ricco. 

La rosa è protagonista anche nel saggio di Matteo Piccioni Una morte profumata che presenta – a partire dal dettaglio della  pioggia di petali che soffoca gli ospiti di Eliogabalo nel dipinto di Alma-Tadema – una lettura comparativa dei loci letterari e figurativi, fra Ottocento e primo Novecento, in cui il fiore porta la morte.

Ancora le rose sono il punto di partenza dell'analisi di Stefano Bartezzaghi, che le segue nella loro vita enigmistica, all'interno del gioco del rebus, dove compaiono  insieme alla viola, alla calla, agli ari, alle pere  per costruire frasi risolutive che ne contengono il nome. Un nome, quello della rosa, che al plurale (rosE) è legato in circolo all'Eros. 

La sensualità dolente della rosa cede il passo all'utopia floreale di Chandigarth, espressione di un modello di sviluppo architettonico armonicamente 'bio'. Panzini introduce l'edizione on line del testo di Randhava, Flowering trees in India (1957), inedito in Italia, che testimonia l'ambizioso disegno di una città fiorita,  in costante dialogo con la natura e i suoi odori.

Stefania Rimini dedica a Derek Jarman, e al suo elegiaco The Garden, un'attenta analisi da cui emerge la centralità del giardino come rifugio e luogo di abbandono estatico. Nonostante il progressivo indebolimento causato dall'avanzare del virus dell'AIDS, Jarman non rinuncia alla pratica quotidiana del giardinaggio né tantomeno al cinema e così The Garden rappresenta un omaggio alla ciclicità delle stagioni della vita e della natura, la testimonianza inconsueta e vivida che la bellezza fiorisce anche in autunno.

Impaginazione e montaggio grafico di "La Rivista di Engramma" n. 121 a cura di Alberto Giacomin

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