"La Rivista di Engramma (online)" ISSN 1826-901X

126 | aprile 2015

9788898260713

titolo

Architetture del sapere

Editoriale di Engramma n. 126

Maria Bergamo, Emma Filipponi, Cristiano Guarneri

“Più grande è la massa delle cose raccolte, minore sarà la loro utilità.
Quindi, uno non dovrebbe sforzarsi di ammassare nuove cose da ogni luogo,
ma dovrebbe tentare di mettere nel giusto ordine quelle che uno già possiede.”

Gottfried Wilhelm Leibnitz, Praefatio operis ad instaurationem scientiarum, VI.4

I sistemi di raccolta, di collezione ed esposizione sono da sempre sistemi semantici. Regni e imperi si fondavano anticamente sul potere simbolico e religioso delle sacre reliquie conservate nelle camere del Tesoro; il mondo si esplorava nei cabinet scientifici attraverso pietre sconosciute, squame e corni di animali meravigliosi; musei ed epoche antiche venivano evocati da infinite copie di opere d'arte; la cultura e la scienza erano raccolte, etichettate ed esposte per essere salvate, amate, curate. Ma non solo, perché gli stessi sistemi espositivi divengono strumenti di conoscenza e di significato: dalla classificazione per specie, alle tecniche mnemoniche, alla regola del buon vicinato è davvero interessante comprenderne – come sostiene Leibniz – l'ordine.

I saggi che seguono raccolgono i contributi di alcuni dei relatori che parteciparono al convegno "Architetture del sapere: edifici per il collezionismo nell’Europa moderna (XVI-XVIII secolo)", organizzato da Cristiano Guarneri all’Università Iuav di Venezia il 22 novembre 2012. Il convegno si proponeva di indagare, in un ampio contesto geografico e temporale, le forme architettoniche di un limitato corpus di edifici, rispetto all’enorme numero di gallerie e i gabinetti moderni europei, concentrando l’analisi unicamente su quelle architetture esplicitamente progettate con intenti conservativi ed espositivi, ovvero i contenitori, gli edifici che raccolgono e presentano le complesse collezioni di cabinet, Wunderkammer, gallerie, tesori.

Lo studio delle forme architettoniche museali e, più in generale, espositive è stato sino ad oggi poco praticato dagli studiosi. Fenomeni quali il collezionismo e l’allestimento di musei ed esposizioni ricadono infatti, a causa della settorializzazione della ricerca accademica, in diversi ambiti disciplinari tra le scienze storiche e gli studi museali. La difficile comunicazione tra questi ambiti disciplinari – e spesso anche all’interno di essi – ha ostacolato l’elaborazione di una visione complessiva di questi fenomeni, lasciando in ombra alcuni di quegli aspetti intersettoriali come appunto le forme architettoniche museali in epoca moderna.

L’approccio multidisciplinare al tema voleva favorire il dialogo tra studiosi di diversa formazione – storici dell’arte e dell’architettura, storici della scienza, filologi, specialisti nella storia del collezionismo e dei musei, museologi e museografi – sul comune terreno delle architetture per il collezionismo. In questo numero di Engramma sono raccolti alcuni contributi, introdotti dall'ampio saggio di Cristiano Guarnieri Architetture del sapere. Per una storia dell’architettura museale nell’Europa moderna, a cui seguono le riflessioni di Arthur MacGregor sul collezionismo. Due casi studio impostati su criteri metodologici diversi: l'architettura di un edificio utilizzato come sistema menmonico raccontato da Andrea Torre, e invece il progetto di un collezionista illuminato come Francesco Algarotti nel testo di Cristina De Benedictis. Il saggio di Luca Basso Peressut, Spazi e forme dell’esporre tra cabinet e museo pubblico, offre il punto di vista di un architetto sugli edifici atti a raccogliere immense collezioni.

Chiudono due recensioni con due intensi punti di vista: il primo focalizzato sul Primo trattato sui Musei scritto da Quiccheberg nel 1565 e ora riedito per il The Getty Research Institute, Los Angeles 2013, e l'attenzione alle nuove forme di comunicazione contemporanea che aprono ulteriormente la rete di connessioni tra diversi sistemi museali e di conoscenza nel libro Il marketing culturale nell'era del web 2.0. Come la comunità virtuale valuta i musei, Rimini 2014 di Nicolette Mandarano.

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