"La Rivista di Engramma (online)" ISSN 1826-901X

128 | luglio/agosto 2015

9788898260737

titolo

Mythologein

Editoriale di Engramma 128

Giulia Bordignon, Fabio Lo Piparo

εἰ οὖν ἔχεις ἐναργέστερον ἡμῖν ἐπιδεῖξαι ὡς
διδακτόν ἐστιν ἡ ἀρετή, μὴ φθονήσῃς ἀλλ' ἐπίδειξον.
[…]
· ἀλλὰ πότερον ὑμῖν, ὡς πρεσβύτερος νεωτέροις,
μῦθον λέγων ἐπιδείξω ἢ λόγῳ διεξελθών;
[…] Δοκεῖ τοίνυν μοι, […], χαριέστερον εἶναι μῦθον ὑμῖν λέγειν. 
Platone, Protagora 320b, 8/320c, 7

“Se dunque sei in grado di mostrarci più chiaramente come la virtù sia insegnabile, non rifiutarti, piuttosto dimostracelo! […] Ma preferite che ve lo dimostri raccontando un mito, come fanno gli anziani con i più giovani, o con un ragionamento? […] Mi sembra più piacevole […] raccontarvi un mito”. Nello scambio di battute tra Socrate e Protagora, l’attento e scaltro gioco linguistico proposto da Platone esemplifica brillantemente quanto sia semplicistico contrapporre – quasi ridurre a coppia antitetica e manichea, binomio di opposti reciprocamente impermeabili – le categorie di mythos e logos, una contrapposizione che troppo a lungo è stata veicolata come luogo comune nei manuali di storia della filosofia e di letteratura greca.

Categorie sorelle, mythos e logos, sono giustapposte ma 'siamesi', al punto da offrirsi quale vicendevole puntello semantico in una costruzione lessicale che definisce all’unisono narrazione e argomentazione, suggestione e rappresentazione mitica accanto (e insieme) a ‘logica’ costruzione e deduzione: mythologein è la formula che dà il titolo a “Engramma” 128.

Le forme lessicali e le locuzioni che in greco sfruttano la tensione semantica inclusa nel binomio mythos e logos, fin dalla prima formulazione di Platone, ricorrono nelle opere del filosofo e nella letteratura successiva con varie e fluide accezioni: da "raccontare una mito" a "diventare oggetto del mito", da "narrare fatti antichi" a "raccontare un storia quasi per gioco"; e ancora: “definire un progetto educativo, un programma legislativo” aspirando a precisi – e passati, dunque 'mitici' – modelli di virtù e perfezione. Oppure, ancora: "ritrarre per scene", "(di)mostrare per storie e immagini", "narrare 'facendo vedere'". Un caleidoscopio tematico e un produttivo cortocircuito polisemico sprigiona, dunque, da un nucleo concettuale centrale nello studio della cultura e del pensiero, greco ma non solo, antico ma non solo.

Questo sistema di lenti, molteplice per gradazioni e punti focali, inquadra i contributi del nuovo numero di "Engramma", a partire dalle definizioni teoriche del saggio di Giovanni Cerri, che ripercorre e offre nuovi spunti di lettura alla questione 'che cosa fu il mito per i Greci', cui segue l’approccio metodologico offerto dal contributo di Michael Squire: una riflessione sui rapporti tra 'testo' e 'immagine' nell’antichità greco-romana, impostato su un’analisi dell’enargeia iconica dell’advertisement contemporaneo legato al fumo e al tabacco. Un tema, questo, quanto mai attuale vista la recentissima bozza di decreto legislativo del Ministero della Salute pubblicata proprio in questi giorni (20 luglio 2015), che recepisce in Italia la “direttiva tabacco” europea, con una nuova campagna dal forte impatto visivo ed emozionale basata su foto impressionanti più che su slogan salutisti (o terroristici): a ribadire la potenza, per dirla con i trattati rinascimentali di emblematica, del ‘corpo’ immaginale rispetto all’’anima’ testuale. Potenza icastica che, insegna Squire, il marketing delle compagnie produttrici di tabacco sa peraltro maneggiare alla perfezione, ribaltando sofisticamente il senso del messaggio (che dovrebbe coincidere con l'ammaestramento – socratico – dell’insegnabilità della virtù): il vizio (del fumo) diventa status symbol, accattivante e seducente 'mito'.

Al mito messo in scena si riferiscono in "Engramma" 128 contributi dedicati agli spettacoli teatrali del LI Ciclo di Rappresentazioni classiche messe in scena dalla Fondazione Inda nel Teatro greco di Siracusa nella stagione maggio/giugno 2015: la recensione, a cura di Oliver Taplin, delle Supplici di Eschilo, che firma anche l’intervista al regista Moni Ovadia, in un contributo che incrocia lo sguardo del filologo con le riflessioni dell’uomo di teatro; la pubblicazione inedita del "cuntu" composto da Mario Incudine e Pippo Kaballà per il dramma di Eschilo/Ovadia, corredato di una Nota di Monica Centanni e Stefania Rimini: un sanguigno e fortunatissimo incontro tra argumentum tragico e una vibrante, popolare tradizione performativa, a sugellare la forza e la bellezza delle culture ‘altre’. E ancora, la recensione di Giuseppe Montemagno dell'Ifigenia in Aulide di Euripide per la regia di Federico Tiezzi, e la recensione di Martina Midolo della Medea di Seneca allestita da Paolo Magelli. Mythos e logos che, nelle tre tragedie, insieme inscenano il dramma dell’hospes/hostis sono, di nuovo, attualissimi veicoli per persuadere alla virtù i politai contemporanei.

In linea con il contributo di Michael Squire si pone, da parte dei curatori del presente numero, la presentazione del volume Scene dal Mito. Iconologia del dramma antico, raccolta di saggi sui rapporti tra drammaturgia e iconografia vascolare greca, edito di recente nella collana Guaraldi | Engramma e ultimo frutto del seminario itinerante Pots&Plays del Centro studi classicA | Iuav, cui “Engramma” ha dedicato in questi anni uno specifico tema di ricerca.

Segue la lettura, a cura di Daniela Sacco, del volume Figure del Mito di James Hillman, recentemente pubblicato in traduzione italiana per i tipi di Adelphi: il contributo propone un originale approccio ermeneutico alle tematiche del volume, in cui il mondo immaginale della tradizione mitica greca è intimamente connesso all’esperienza esistenziale dell’uomo e alla sua espressione anche nel contemporaneo, “un tentativo – per dirla con Hillman – di mostrare come l’antichità possa essere rilevante per la vita della psiche e come la vita psichica possa rivitalizzare l’antichità”.

Immagini che raccontano/diventano miti; miti che trasmettono/diventano immagini. In una parola sola: mythologein.

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