"La Rivista di Engramma (online)" ISSN 1826-901X

9 | giugno 2001

9788894840070

titolo

Incipit Mnemosyne

Saggio interpretativo di Mnemosyne Atlas, Tavola A

English version | Latina versio

a cura del Seminario Mnemosyne, coordinato da Monica Centanni e Katia Mazzucco, con la collaborazione di Sara Agnoletto, Maria Bergamo, Lorenzo Bonoldi, Giulia Bordignon, Claudia Daniotti, Giovanna Pasini, Alessandra Pedersoli, Linda Selmin, Daniela Sacco, Valentina Sinico

Materiali Tavola A | appunti di Warburg e collaboratori e didascalie

Lettura aggiornata di Tavola A (marzo 2015)

Premessa

La prima tavola dell’Atlante apre l’ipotesi che sta alla base dello stile della ricerca e del metodo warburghiano: la possibilità di catturare in uno schema il codice culturale, le tappe e i percorsi della tradizione classica nella cultura occidentale. Il luogo primo di irradiazione dei significati e di partenza dei percorsi di trasmissione è il bacino del Mediterraneo, inteso in senso geograficamente ampio: la mappatura degli intrecci avviene mediante la rappresentazione per immagini (fig. 1), luoghi (fig. 2), "veicoli biologici" (fig. 3) della trasmissione della tradizione classica.

immagine tavola A

Per raggiungere questo obiettivo Warburg propone, già con le prime tre figure dell’Atlante messe in sequenza in tav. A, uno stile di ricerca che si affida a linguaggi schematici: l’ipotesi implicita è che proprio l’estrema complessità del materiale di indagine richieda e pretenda una rigorosa lettura schematizzante. Lo schema, qualsiasi schema, funziona se è adottato nella piena consapevolezza della sua arbitrarietà e insufficienza: lo schema è funzionale a evidenziare, mediante la rappresentazione semplificata, le dinamiche di intreccio, gli spostamenti di orizzonte, a visualizzare il movimento delle correnti di trasmissione materiale e di tradizione del significato. Questo meccanismo viene messo in atto attraverso la proposta – evidente nella figura geografica (fig.2) e in quella genealogica (fig.3) – di dire il mondo (un mondo) mediante una concatenazione di nomi.

Così Wittgenstein:

"La proposizione elementare consta di nomi. Essa è una connessione, una concatenazione di nomi."
[Wittgenstein, Tractatus logico-philosophicus 4.22]

Ma già Aristotele, introducendo le sue Categorie (2a, 5-7):

"Ciascuna delle cose non è detta come affermazione valida di per sé, ma l’affermazione deriva dalla connessione e dall’intreccio di una cosa con l’altra."

Questo moto di ricerca di un modo espressivo ridotto ad uno scheletro narrativo per nomina – dalla toponomastica geografica, fino alla stemmatica genealogica – , oltre alla prima e prevalente funzione descrittiva ed epistemologica, può considerarsi un ritorno alla secchezza del linguaggio mitico originario. Secondo questa chiave di lettura, non solo i nomi delle divinità trasfigurate in costellazioni di fig.1, ma anche i nomi dei luoghi delle peregrinazioni della tradizione classica (fig. 2) e i nomi di una famiglia presa come caso esemplare di un periodo e di un luogo cruciali per la Rinascita dell’antico (fig. 3), diventano elementi di un mythos nella sua accezione originaria. Mythos che – così come viene definito da Aristotele nella Poetica – è essenzialmente "anima del racconto", nucleo primo della narrazione, armatura del discorso. Anche del discorso ermeneutico che l’Atlante propone e che in questa tavola si annuncia.

Lo stile categorizzante, che in tavola A viene presentato come una griglia di lettura della multiformità del dato, è mutuato da Warburg dal linguaggio scientifico.
In questo senso sarà da considerare, sotto il profilo metodologico piuttosto che come illuminazione aforistica, l’abusato e ormai proverbiale topos dell’attenzione al dettaglio: nel dettaglio, meglio che nell’insieme (o peggio nell’"aura") è possibile individuare con più precisione il supporto materiale (formale, meccanico, di soggetto) della trasmissione. È lo stesso scarto che aveva innescato l’innovativo metodo di lettura artistica di Giovanni Morelli "la paleografia della storia dell’arte fa tesoro del frammento autentico nella sua qualità di traccia dell’ ‘originale’ perduto" (per dirla con Edgard Wind). Una critica d’arte non più fondata sulle suggestioni estetizzanti dei "conoscitori", ma sulla concretezza del particolare che veicola il significato formale o il dettaglio gravido di senso. E con Giovanni Morelli, Warburg potrebbe ripetere:

"Chiunque trovi il mio metodo troppo materialista e indegno di una mente elevata può innalzarsi nelle sfere superiori della mongolfiera della fantasia".

Warburg è lettore "interessato" di Darwin, e particolarmente dello scritto del 1880 Espressione delle emozioni negli animali e nell’uomo; proprio da quella elaborazione teorica e dagli stessi materiali scientifici prodotti da Darwin a sostegno delle sue tesi, Warburg prende spunto per costruire, analogamente, la sua teoria delle Pathosformeln. Dell’ipotesi darwiniana sui paradigmi generali e riconoscibili nelle "espressioni delle emozioni", Warburg adotta la validità del modello teorico, senza entrare nell’animata querelle della correttezza dei dati sperimentali.

Ma, applicando la teoria dell’ "espressione delle emozioni" alla complessa trasmissione dei simboli e di una selezione dei significati nei diversi contesti geografico-storico-culturali, Warburg formula e articola l’ipotesi della persistenza e delle dinamiche di trasformazione delle marche impresse nel codice culturale: quelli che sopravvivono sono i caratteri più forti, nel senso darwiniano della capacità di resistenza e adattamento; i segni in grado di muoversi e di rivitalizzarsi, risemantizzati per nuove funzioni (e la tradizione classica, in questo senso, offre un repertorio consistente di "segni forti"). Attraverso questa suggestione Warburg prefigura, nella ricostruzione dell’andamento del meccanismo complesso e della dinamica discontinua della trasmissione genetico-culturale, l’idea che il supporto e il veicolo per la trasmissione dei caratteri culturali sia una serie di veri e fisici segmenti connotati. È l’anticipazione, nell’ambito del codice culturale, di una delle scoperte più importanti del ’900 in campo biologico: la scoperta di Watson e Crick, nel 1953, del codice genetico basato sulla spirale del DNA.

Percorso A. Trasmigrazioni/peregrinazioni/filiazioni

Al centro della tavola A campeggia una carta geografica (fig. 2) utilizzata da Warburg per una conferenza sulle feste europee:
La carta mostra l’itinerario Cizico — Alessandria — Oxene — Baghdad — Toledo — Roma — Ferrara — Padova — Augusta — Erfurt — Wittemberg — Goslar — Lüneburg — Amburgo per dimostrare in modo ancor più incontestabile che la cultura europea è il risultato di tendenze conflittuali.
La carta geografica è al centro di un dispositivo costruito sul tema-guida della peregrinazione di immagini e soggetti. Le tappe della migrazione sono rappresentate da tre livelli che corrispondono alle tre figure della tavola: l’andirivieni, iniziato già in età antica, delle figure mitologiche dal cielo alla terra e viceversa (fig. 1); la visualizzazione topografica dei principali luoghi in cui forme e soggetti classici trovarono terreno fertile di sviluppo e di diversa espressione della loro carica simbolica (fig. 2); lo zoom su uno di questi luoghi e più specificamente sull’albero genealogico (fig. 3) della famiglia Tornabuoni - supporto fisico (mediante la filiazione genetica, gli intrecci matrimoniali etc.) della trasmissione e della nuova interpretazione delle figure dell’antico rievocate in vita nella rivoluzione culturale del Rinascimento fiorentino.

La polisemicità del simbolo consente la migrazione di figure, soggetti e posture, in quanto presupposto della mobilità e quindi del nuovo adattamento contestuale. Nel singolo ambito il significato può ridursi all’univocità, come nell’acquaforte con Cielo con costellazioni zoomorfe e antropomorfe (fig. 1) in cui le figure mitologiche sono ridotte meramente a configurazioni astrali. Ma importante è la pluralità delle valenze e il meccanismo della tradizione, che si compie attraverso passaggi, fraintendimenti, derive, ibridazioni.

L’idea di una migrazione, all’interno del bacino della cultura classica, di motivi-soggetti-figure è già attestata precocemente in Warburg. Nel 1911, in occasione del primo incontro tra lo studioso e il giovane Fritz Saxl, Bing attesta che Warburg stava già costruendo la sua "carta delle migrazioni". Saxl, che lavorava all’iconografia dei pianeti e aveva cominciato a studiare la tradizione medievale sull’argomento, rimase particolarmente affascinato dalla concezione warburghiana di "pellegrinaggio" delle antiche divinità attraverso i secoli, che lo studioso gli espose di fronte alla propria Wanderkarte.

Questa è la testimonianza di Gertrud Bing:

"Una carta delle strade percorse dalla tradizione, la quale indicava i luoghi, dall’India alla Germania settentrionale, in cui si erano trovate tracce del passaggio di immagini o descrizioni delle figure celesti, e che di ognuna di queste tracce forniva le date, dalla fine dell’antichità all’inizio del 500. Saxl rimase incantato di fronte a questo atlante storico della creazione figurativa, che dava una rappresentazione visiva di un ampio problema considerato nei suoi più minuti dettagli".

Percorso B. Rappresentazioni grafiche

Il montaggio della tavola A permette di confrontare tre modi di rappresentazione grafica: il linguaggio iconico di una mappa delle costellazioni (fig.1); il sistema cartografico di un percorso segnato da precise tappe nella pianta del bacino del Mediterraneo (fig.2); lo schema genealogico ad albero della famiglia Tornabuoni (fig.3). Comune ai tre modi di traduzione grafica è l’uso di griglie di riferimento e orientamento, come gli spicchi di sviluppo bidimensionale della volta celeste nella carta delle costellazioni, il tracciato dei meridiani e dei paralleli nella pianta d’Europa, le linee delle generazioni nell’albero genealogico.

Le tre immagini poste in apertura di Mnemosyne sono, in questi termini, portatrici di un significato complesso e rimandano ai temi principali di tutto l’Atlante e dell’opera di Warburg. Le rappresentazioni grafiche di cui esse sono un esempio, dalla tradizione cartografica dell’astronomia e della geografia, agli schemi genealogici – o quelli analoghi dei codici antichi – non sono soluzioni che riducono o banalizzano la complessità del pensiero, ma, in forza del loro linguaggio astratto, possono caricarsi, nell’intreccio di valenze "scientifiche" e storico-culturali, di un senso profondo. Tutte e tre le immagini sono infatti traduzioni dell’idea forte di una cultura occidentale sincretica e conflittuale, nata da peregrinazioni, meticciati, ibridazioni delle antiche radici classiche. Così scrive Gertrud Bing a proposito della Wanderkarte, pianta delle principali tappe della tradizione pagana antica realizzata da Warburg attorno al 1911 (cfr fig.2):

"Questo atlante storico della creazione figurativa, […] dava una rappresentazione visiva di un ampio problema considerato nei suoi più minuti dettagli".

La successione verticale delle tre immagini suggerisce quindi una riflessione che supera soggetti e contenuti, e pone l’accento su un altro piano interpretativo. Lo schema di rappresentazione, forma di passaggio da una dimensione concettuale alla visualizzazione in termini essenziali, necessita di preventive regole e coordinate su cui essere costruito e tracciato, così come il pensiero complesso ha bisogno di uno scheletro, di un’ipotesi attraverso cui esprimersi e formarsi more geometrico.

La lingua della scienza acquista, nell’opera interpretativa di Warburg, la portata di un’elaborazione culturamente (e non solo funzionalmente) feconda, in forza di un preciso presupposto filosofico, di un deciso moto teoretico: il congedo via via sempre più definitivo dall’idea di "verità". La scienza è un’arte, una téchne ermeneutica, che abbandonato l’ingenuo obiettivo di "illuminare" la realtà, scoprendone progressivamente le segrete "verità", costruisce artificiosi – a volte artistici – modelli interpretativi: paradigmi che simulano la realtà non per ingabbiarla ma per dirla, per immaginarla figurativamente.

"Le proposizioni della logica descrivono l’armatura del mondo, o, piuttosto, la rappresentano. Esse "trattano" di nulla. Esse presuppongono che i nomi abbiano significato e le proposizioni elementari senso: è questo il loro nesso con il mondo (Wittgenstein, Tractatus logico-philosophicus 6.124).

Percorso C. Macrocosmo/microcosmo

Nella tavola A confluisce, concentrato sulle stesse immagini, il discorso sull’oscillazione tra il polo magico-religioso e il polo razionale. Discorso che costituisce una fondamentale ipotesi di partenza per la teoria warburghiana sul carattere antinomico della tradizione classica. Il polo magico-religioso emerge soprattutto nel tentativo di procedere verso una antropomorfizzazione del cosmo – mediante la mappa mitico figurale del cielo (fig. 1) e mediante la concentrazione sulle migrazioni all’interno di un singolo albero genealogico (fig. 3). Il polo razionale emerge dalle tre figure della tavola come necessità di proporre comunque una griglia interpretativa - è l’ipotesi grafica, la sottotraccia, ma anche lo schema sopradisegna. Le stesse figure che forniscono immagini del polo magico-religioso costituiscono anche i disegni di possibili schemi di orientamento.
Così Warburg:

"[…] Un processo in cui — per tanto che vi sono implicati questi sforzi di orientamento astrologico — non dovremmo cercare né amici né nemici ma piuttosto i sintomi di oscillazioni spirituali che si muovono uniformemente dal polo magico-religioso verso quello opposto della contemplazione matematica — e viceversa".

Le figure della tavola inscenano quindi quello che Warburg aveva definito "dramma prometeico della volta stellata": l’inganno, l’illusione, la composizione degli astri in figure riconoscibili, stanno alla base della proiezione delle stelle e delle costellazioni. L’unica forma di misurazione e orientamento possibile è quella disegnata per figura dal linguaggio mitico, o dalla convenzione topografica, o dalla visualizzazione genealogica della discendenza familiare.

"Tutta la moderna concezione del mondo si fonda sull’illusione che le cosiddette leggi naturali siano le spiegazioni dei fenomeni naturali " (Wittgenstein, Tractatus logico-philosophicus, 6.371).

In una sequenza verticale che procede come uno zoom, dal cielo verso la terra, il microcosmo - l’ultima inquadratura, la più ravvicinata - è rappresentato dallo schema di discendenza (fig. 3) di una famiglia fiorentina del pieno Quattrocento. Scrive Gertrud Bing a proposito delle ricerche compiute da Warburg sulla borghesia della Firenze medicea:

"Ogni parola da lui scritta su Firenze porta l’impronta di un lavoro personalissimo come non si incontra spesso in lavori scientifici. Si potrebbe quasi dire che con i suoi lavori su Firenze Warburg ha scritto i suoi Buddenbrooks".

Proprio attraverso l’albero della gens Tornabuoni di fig.3 è possibile riguadagnare la dimensione del macrocosmo: ripercorrendo il racconto warburghiano delle loro vicende di commercianti, banchieri, notabili, committenti – con chiari riferimenti autobiografici – è possibile cogliere la descrizione di un intero universo socio-culturale e di un’epoca, il Rinascimento. Il rapporto di questa famiglia esemplare con la religione, la committenza artistica, il riemergere delle forme dell’antichità pagana nell’arte contemporanea, sono per Warburg i dettagli da indagare per poter penetrare la mentalità di quell’epoca lontana. In una lettera del carteggio inedito con Jolles, Warburg scriveva riferendosi alla Natività del Battista del Ghirlandaio in Santa Maria Novella (cfr tavola 45 di Mnemosyne):

"Che la tua pagana procellaria [l’ancella della Natività] possa irrompere in questa lenta rispettabilità, in questo controllato cristianesimo, mi rivela i tratti enigmatici ed illogici della semplice umanità dei Tornabuoni, la quale mi attira non meno di quanto tu sei attirato dal fascino fuggevole della tua ignota apparizione".

E ancora, a proposito del Miracolo di San Zaccaria:

"Ora, come trasforma la Consorteria Tornaquinci questo dramma religioso? Nel brano spettacolare di una rappresentazione ecclesiastica in cui le 'comparse' diventano protagonisti. […] E poiché noi stiamo cercando di penetrare con la nostra esperienza in un periodo in cui il bisogno di inventare fastosi spettacoli e le forze creative dell’arte figurativa stavano ancora sbocciando […] come innesti su un tronco, questo programma teatrale è qualcosa di più di un facile jeu d’esprit, è piuttosto una metafora molto calzante".

"Warburg sentiva di essere uno studioso intellettuale, un discendente degli umanisti nell’età dell’industrializzazione" (Forster), ma era ben distante dal diffuso "neo-rinascimentalismo" della propria epoca. Un elemento forte di autobiografismo, è invece chiaramente riscontrabile in due schizzi di Warburg del 1928  da confrontare con la fig.2 – compresi nella mole di materiale inedito che avrebbe dovuto accompagnare la pubblicazione dell’Atlante. In uno sono tracciati i luoghi di studio della carriera di Warburg (Amburgo, Strasburgo, Firenze) con due punti di orientamento, un est non specificato e un ovest identificato come Arizona. Nell’altro schizzo, attorno a una traccia approssimativa delle rive del Mediterraneo, sono segnate le vie delle peregrinazioni del popolo ebraico dalla Terra Santa all’Olanda, dal Medio Oriente al Nord Europa attraverso Spagna e Italia; strade che s’intrecciano con i luoghi della tradizione demonico-astrologica e con le personali vicende dello studioso.

Percorso D. Dalla cosmografia alla genealogia e ritorno

Nella tavola di apertura dell’Atlante, lungo la linea di scorrimento verticale del montaggio, risulta possibile individuare un doppio percorso di lettura.
Il primo itinerario, che muove dall’alto verso il basso, accompagna il lettore dall’orizzonte più generale - la visione della rappresentazione cosmica configurata in immagine mitologiche (fig. 1) - attraverso la rappresentazione geografica (fig.2); fino alla rappresentazione umana, in forma di genealogia di una famiglia, i Tornabuoni (fig.3), le cui vicende private si intrecciano strettamente con la storia del Rinascimento. Dal cielo alla terra, dalla terra all’uomo. Dalla cosmologia alla geografia, dalla geografia alla genealogia: in un processo di focalizzazione, via via più specifico, dell’attenzione dello studioso e del lettore di Mnemosyne.

Il secondo itinerario, invece, dal basso verso l’alto, consente di seguire il processo di dispersione e deriva del significato.
In fig. 3 il Rinascimento è concentrato e come coeso nella raffigurazione stemmatica della discendenza Tornabuoni.
In fig. 2 si rappresentano le migrazioni geografiche di motivi e figure della tradizione classica, fino al suo approdo nordico - ultima tappa la città di Warburg, Amburgo.

In fig. 1, l’acquaforte datata al 1684, le immagini del mito sono ormai catturate in cielo, astratte in figura di costellazioni fino alla degenerazione univoca del loro significato simbolico. Si tratta di uno slittamento per tappe, di una peregrinazione che ha il suo esito finale nella riconversione delle figure del mito alla loro versione astrologico demonica. È lo stesso meccanismo che già aveva investito le figure mitiche in età tardo antica e poi medievale, quando la catasterizzazione aveva avuto il ruolo di una razionalizzazione neutralizzante della plurivoca potenza simbolica dei significati. È la traduzione della complessità mitica nella sua unica, nuovamente ridotta, forma di sopravvivenza: la relegazione degli dei, dei monstra mitologici e degli eroi nell’ultima zona del cosmo in cui le loro inquietanti immagini possono essere ancora contemplate, a debita distanza. Il filtro razionale della trasposizione si attiva mediante l’analogia formale: il profilo della figura mitica sovrapposto al profilo della costellazione.
È il confino in cielo – come "modo di dire" scientifico – della potenza dell’immagine mitica. Lo stesso meccanismo che dall’erudito razionalismo ellenistico alla moralizzazione medievale aveva dato luogo al fenomeno della catasterizzazione, diviene ora – dopo lo "spaccio" postriformistico della bestia mitica – congedo da ogni eccedenza di significato nella nuova allegoresi astronomica.

*La numerazione delle singole riproduzioni contenute nelle tavole fa riferimento alla numerazione dell'edizione dell'Atlante Vienna 1994.

Incipit Mnemosyne

Readings of Mnemosyne Atlas, Panel A

translated by Elizabeth Thomson

An Introduction

The first table of the Atlas opens the hypothesis that is the basis of Warburg’s line of research and method: the possibility of capturing the cultural code, the stages and paths of the classic tradition of western culture in a diagram. The first place of irradiation of the meanings and the starting point of the paths of transfer is the area around the Mediterranean, understood in a geographically wider sense: the mapping of the web takes place through the representation of images (fig. 1), places, (fig. 2), "biological vehicles" (fig. 3) of the transmission of classic tradition.

To achieve this aim, Warburg proposes a line of research that relies on schematic language as can already be seen in the first three figures of the Atlas in the sequence in table A. The implicit hypothesis is that the extreme complexity of the material in question requires and demands a rigorously schematised interpretation. The diagram, any diagram, will only work if it is used in full awareness of its arbitrariness and insufficiency: through its simplified representation, the diagram highlights the dynamics of the web, the shifting of horizon, to visualise the movement of the currents of transferring material and of tradition of the meaning. This mechanism takes place through the proposal, which is clear in the geographic figure (fig. 2) and in the genealogical figure (fig. 3), of showing the world (a world) by means of a concatenation of names.

According to Wittgenstein:

"The elementary proposition is made up of names. It is a connection, a concatenation of names.
(Wittgenstein, Tractatus logico-philosophicus 4.22)

But Aristotle had already written in the introduction of his Categorie (2a, 5-7):

"Each of the things is not said as an affirmation that is valid in itself, but the affirmation is derived from the connection and from the network of one thing with another".

This method of research of an expressive manner that is reduced to a narrative skeleton per nomina — from geographic toponymy to genealogical descendancy — apart from its first and foremost descriptive and epistemological function — can consider itself a return to the leanness of the original mythic language. According to this interpretation, not only the names of the divinities who were transformed into constellations in fig. 1, but also the names of places of pilgrimages of the classic tradition (fig. 2) and the names of a family taken as an example of a period and place that was crucial for the Renaissance of the antique (fig. 3), become elements of a mythos in its original meaning. Mythos that, according to Aristotle’ definition in Poetica, is essentially the "soul of the account", the foremost nucleus of the narration, framework of the subject. The same applies to the hermeneutic discourse proposed in this Atlas and told in this table.

Warburg borrowed the categorising style that is presented in table A as a scheme of interpretation of the multiple forms of the data from the scientific language. Accordingly, the much abused and now proverbial topos of attention to detail should be considered from its methodological profile rather than as aphoristic illumination. In its detail rather than in its whole (or even worse, in the "aura") it is possible to identify the supporting material more accurately (formal, mechanic, subject) of the transmission. It is the very same mistake that sparked off the innovative method of Giovanni Morelli’s artistic interpretation "the palaeography of the history of art [that] treasures the authentic fragment in its quality as trace of the "lost original" (to use the words of Edgard Wind). Art criticism that is no longer based on suggestions with aesthetic leanings of "experts", but on the concreteness of the detail that carries the formal meaning or the detail pregnant with meaning. As did Giovanni Morelli, Warburg could repeat:

"Whoever finds my method too materialistic and unworthy of an elevated mind, can rise to the superior spheres of the hot air balloon of fantasy".

Warburg is an "interested" reader of Darwin, and in particular in his writings of 1880 The Expression of emotions in animals and man; Warburg is inspired for his analogical construction of his theory of the Pathosformeln by this very theoretical text and by the same scientific materials produced by Darwin to support his theory. Warburg adopts the validity of the theoretical model of Darwin’s hypotheses on general paradigm, recognisable in the "expression of emotions" without going into the heated controversy regarding the correctness of the experimental data.

However, when applying the theory of the "expression of emotions" to the complex transmission of symbols and a selection of the meanings in the diverse geographical-historical-cultural contexts, Warburg formulates and articulates the hypothesis of the persistence and the dynamics of transformation of the marks made on the cultural code: those that survive are the strongest characteristics according to Darwin’s sense of the capacity for resistance and adaptation; the signs that are able to move and revitalise themselves, re-semantised for new functions (and here the classic tradition offers an consistent repertoire of "strong signs"). In his reconstruction of the course of this complex mechanism and of the discontinuous dynamics of genetic-cultural transmission, Warburg uses this suggestion to foreshadow the idea that the support and vehicle for the transmission of cultural characteristics is a series of true and physical segments of personal characteristics. In the field of the cultural code it is the anticipation of one of the most important discoveries of the twentieth century in the field of biology: Watson and Crick’s discovery in 1953 of the genetic code based on the spiral of DNA.

A. Transmigration/peregrination/filiation

At the centre of table A there is a geographical map (fig. 2) which Warburg used for a conference on European festivals:

The map shows the itinerary ‘Cizico — Alexandria — Oxene — Baghdad — Toledo — Rome — Ferrara — Padua — Augusta — Erfurt — Wittemberg — Goslar — Lüneburg — Hamburg to show even more clearly how European culture is the result of conflicting tendencies.

At the centre of the ggeographical map is a system based on the subject-guide of the [migration] peregrination of images and subjects. The stages of the migration are shown at three different levels that correspond to the three figures in the table: the coming-and-going of mythological figures from heaven to the earth and vice-versa (fig. 1), that began already in ancient times; the topographical visualisation of the main places in which classic forms and subjects found fertile ground where they could develop and express their symbolic force in different ways (fig. 2); the focus on one of these places, more specifically on the family tree (fig. 3) of the Tornabuoni family — the physical support (through genetic filiations, weddings etc.) of the transmission and of the new interpretation of antique figures that were recalled during the cultural revolution of the Florentine Renaissance.

The double meaning of the symbol allows the migration of the figures, subjects and postures according to the assumed conditions of their mobility and therefore by their new contextual adaptation. In each individual field the meaning can be reduced to univocity as in the etching of Sky and zoomorphic and anthropomorphist constellations (fig. 1) in which the mythological figures are reduced to mere astral configurations. What are important, however, are the plurality of the valences and the mechanism of tradition that is achieved through passages, misinterpretations, derivations and hybridisations.

Warburg had already showed the idea of a migration within the area of the classic culture of motives-subjects-figures. In 1911 during the scholar’s first meeting with young Fritz Saxl, Bing testifies that Warburg was already working on his "migration map". Saxl, who was working on the iconography of the planets and had started his study on the mediaeval tradition of the subject, was particularly fascinated by Warburg’s notion of the "pilgrimage" of the antique divinities throughout the centuries as presented in his own Wanderkarte. Gertrud Bing writes:

A map of the paths of tradition, showing the places from India to northern Germany where traces of the passage of images and descriptions of celestial figures with the respective data for each of these paths from the end of antiquity to the beginning of the 1500’s. Saxl was enchanted by this historic atlas of figurative creation that offered a visual representation of an ample problem down to its smallest details.

B. Graphic portrayal

The mounting of table A allows the comparison of the three modes of graphic representation: the iconic language of a map of constellations (fig. 1); the cartographic system of a path marked by precise stages on the map of the area around the Mediterranean (fig. 2); the family tree of family Tornabuoni (fig. 3). All three modes of graphic translation use grids of reference and orientation such as the prominence of bi-dimensional development of the celestial vault in the constellation map, the route of the meridians and the parallels of the map of Europe, the lines of generations in the family tree.

The three images at the beginning of Mnemosyne are, in these terms, the bearers of a complex meaning and refer to the main themes of the whole of the Atlas and Warburg’s work. The graphic representations of which they are an example, from the cartographic tradition of astronomy and geography to the genealogical outlines — or those analogue to antique codes, are not solutions that reduce or trivialise the complexity of thought but rather, owing to their abstract language, can assume a deep meaning in the web of "scientific" and historic-cultural values. Indeed, all three images are translations of the strong idea of a western culture that is both sincretic and conflictual, born from pilgrimages, crossbreeding of antique classic roots.

Gertrud Bing writes the following about the Wanderkarte, the map of the principal stages of antique pagan tradition that Warburg created around 1911 (see fig. 2). This historic atlas of figurative creations, […] offered a visual representation of an ample problem down to the smallest details.

The vertical succession of the three images therefore suggests a reflection that goes beyond subjects and content and highlights a different interpretative plane. The arrangement of representation, that forms the passage from a conceptual dimension to the visualisation in fundamental terms, needs preventive rules and co-ordinates upon which it can be built and followed in the same way that the complex thought needs a skeleton, a hypothesis to be able to express and form itself in a more geometrical manner.

In Warburg’s interpretative work, the language of science assumes the significance of a cultural (and not only functional) fertile description owing to a precise philosophic premise, a decisive theoretic movement: with a leave-taking is increasingly more final from the idea of "truth". Science is an art, a hermeneutic téchne that once it has abandoned the naïve objective of "illuminating" reality, and has progressively discovered the secret "truths", constructs interpretive models that are artificial and at times artistic: paradigms that simulate reality, not to entrap it but to tell it, to imagine it figuratively.

"The propositions of logic describe the armour of the world, or rather, they represent it. They "discuss" nothing. They assume that the names have a meaning and that the elementary propositions have a sense: this is their link with the world".
[Wittgenstein, Tractatus logico-philosophicus 6.124]

C. Macro-cosmos/micro-cosmos

In table A, concentrated in the same images, the discourse merges with the oscillation between the magic-religious pole and the rational pole. A discourse that is a fundamental, initial hypothesis of Warburg’s theory on the antinomic nature of classic tradition. The magic-religious pole emerges, mainly in the attempt to proceed towards an anthropomorphisation of the cosmos — by means of the figural mythic map of the sky (fig. 1) and by means of the concentration on the migrations within a single family tree (fig. 3). The rational pole emerges from the three figures in the table as the need to propose an interpretative scheme — it is not only the graphic hypothesis, it is what lies beneath but it is also the defining scheme. The same figures that provide the images of the magic-religious pole also represent the patterns of possible directions that can be followed.

According to Warburg:

"[…] A process in which — since these astrological forces of orientation are involved — we should search for neither friends nor foes, but rather for the spiritual oscillations that move uniformly from the magic-religious pole towards the opposite one of mathematical contemplation — and vice-versa".

The figures in the table therefore stage what Warburg would have defined as "Promethean drama of the star-lit sky": the deception, the illusion, the composition of the astrals in recognisable figures, are at the basis of the projection of the stars and their constellations. The only possible form of measurement and orientation is that shown for figures by mythic language, or by the topographic conventions, or by the genealogical visualisation of family descendants.

"The entire modern conception of the world is based on the illusion that the so-called natural laws are the explanation for natural phenomena".
[Wittgenstein, Tractatus logico-philosophicus, 6.371]

In a vertical sequence that acts like a close up from the sky to the earth, the micro-cosmos — the last image, the closest — is portrayed by the diagram of the genealogical descendants (fig. 3) of a Florentine family in the mid fourteenth century. Gertrud Bing writes the following about the studies Warburg carried out on the middle classes of the Florentine medicea:

Each word he wrote about Florence bears the mark of an extremely personal work, something that is not usually found in scientific works. One could almost say that with his works on Florence, Warburg has written his own Buddenbrooks.

It is precisely through this family tree of the Tornabuoni’s in figure 3 that it is possible to recover the dimension of the macro-cosmos, by going back over Warburg’s account which includes clear autobiographical references of their circumstances as tradesmen, bankers, notables, purchasers and is possible to grasp the description of an entire socio-cultural universe and of an epoch — the Renaissance. This family’s exemplary relationship with religion, artistic commissioning, the remerging of the forms of pagan antiquities in contemporary art are the details Warburg concentrates on in order to be able to penetrate the mentality of that distant age. In one of the letters in his unpublished correspondence with Jolles, Warburg wrote the following in reference to the Natività del Battista by Ghirlandaio in Santa Maria Novella (see table 45 in Mnemosyne):

"That your pagan petrel [the maid in the Natività] can burst in upon this slow respectability, in this controlled Christianity, shows me the enigmatic and illogical traits of the simple humanity of the Tornabuoni’s, which fascinates me just as much as you are fascinated by your unknown apparition".

Once again, in reference to the Miracolo di San Zaccaria:

"Now, how does the Consorteria Tornaquinci transform this religious drama? In a spectacular passage of an ecclesiastic performance in which the "extras" become protagonists. […] And since we are trying to penetrate a period when there was the need to invent lavish performances and the creative forces of figurative arts were still in their beginnings […] just like grafts on a tree trunk, this theatrical programme is something more than a simple jeu d’esprit, it is an extremely fitting metaphor".

"Warburg felt he was an intellectual scholar, a descendent of the humanists in the age of industrialisation" (Forster), but he was still very far from the widespread "neo-Renaissance" of his times. On the other hand, a strong element of autobiography is clear in two of Warburg’s sketches from 1928 — to be compared with figure 2 — included in the mass of unpublished material that was to have accompanied the publication of the Atlas. In one there is a map of the places where Warburg studied during his career (Hamburg, Strasburg, Florence) with two points of orientation, an east that is not specified and a west that is identified as Arizona. In the other sketch, on a rough plan of the shores of the Mediterranean the paths of pilgrimage of the Jewish people are marked from the Holy Land to Holland, from the Middle East to Northern Europe crossing Spain and Italy; paths that are intertwined with the places of demonic-astrological tradition and the personal circumstances of the scholar.

D. From cosmography to genealogy and back

In the opening table of the Atlas, along the vertical scrolling line of the montage it is possible to recognise a second line of interpretation.

The first itinerary, that moves from the top to the bottom, accompanies the reader from a more general horizon — the vision of cosmic representation configured in mythological images (fig. 1) — through geographical representation (fig. 2); up to the human representation in the form of the family tree of the Tornabuoni’s (fig. 3), whose private circumstances is closely linked to the history of the Renaissance. From the sky to the earth, from the earth to man. From cosmology to geography, from geography to genealogy: a process of focalisation of the scholar and reader of Mnemosyne, that becomes increasingly more specific. However, the second itinerary, from the bottom to the top, allows one to follow the process of dispersion and thus derives its meaning.

In fig. 3 the Renaissance is concentrated and almost coherent in the representation of the descendants of the Tornabuoni. In fig. 2 the geographic migration of motives and figures from the classic tradition are shown, up to their most northern berthing — the last stage being Hamburg, Warburg’s own city.

In fig. 1 the etching that is dated 1684, the images of the myth are now captured in the sky, abstract in constellation figures up to the univocal degeneration of their symbolic meaning. It is a shift in stages of a pilgrimage that has its final result in the reconversion of the figures in the myth to their demonic astrological version. It is the same mechanism that had already struck the mythic figures in the late antique age and then in the middle ages when catasterisation assumed the role of a neutralising rationalisation of the plurivocal symbolic power of meanings. It is the translation of the mythic complexity in its unique, once again reduces form of survival: the banishment of the gods, of the mythological monstra, and the heroes of the final area of the cosmos in which these disturbing images can still be contemplated, at the right distance. The rational filter of the transposition is activated by means of a formal analogy: the profile of the mythic figure over the profile of the constellation.

And the border of the sky — as a scientific "idiom" — of the power of the mythic image. The same mechanism that created the phenomena of catasterisation from the learned Hellenistic rationalism to medieval moralisation now becomes — after the post-reform "trade" of the mythic beast — leave taking from all excess of meaning of the new astronomic allegory.

Incipit Mnemosyne. Tabula A

Giacomo Dalla Pietà

Atlantis prima tabula Warburg modi operandi figura est. Hic modus operandi plurimum valet ad traditionis classicae essentiam captandam, atque ad imaginum, idearum formarumque itinera ac peregrinationes lineamentis enucleandas. Classica traditio e Mediterraneis finibus devertit: imaginibus, locis et vehiculis biologicis, i.e. naturalibus generationibus, itinera et consertas transmissiones informantur.
Rerum multiplicitatem et difficilitatem Warburg inquisitio - ut in tabula A ostenditur - lineamentis significat, quae classicae humanitatis itinera et traditiones comprehendant et interpretentur. Lineamenta, utilia et valida attamen debilia et imparia, mundum per nomina effingunt (fig. 2 et 3).
Apud Wittgenstein legimus 'propositionem primam nominibus ortam, nominum nexus et concatenationes fuisse' [Tractatus logicus-philosophicus 4.22].
Sed iam Aristoteles de elementis dixerat: "Nulla propositio in se vera, sed e rerum iuncturis nexibusque propositio fit" [Cat. 2a, 5-7].
Sic Warburgiana ratio explorandi, per nomina mundi expressionem temptans, quasi linguae mythicae formae reminiscetur: deorum nomina, qui sidera fiunt (fig. 1), locorum nomina, in quibus classica humanitas floruit (fig. 2), virorum et mulierum nomina, ut gens exemplaris quae Antiquitatem renovavit, alter 'mythus' fiunt: nam mythus - ut Aristoteles in Poetica dixit - in fabula sive in narratione quasi anima est. Warburg in rebus singulis persequendis studiose animadvertebat: eius adnotationes semper capitales numquam speciosae exsistunt: in singulis rebus enim ac in parvulis signaculis, non sub auratica specie nec sub rerum universalitate, formas et essentiam suam traditio patefacit. Item Giovanni Morelli exploratio, in Edgard Wind lectione: paleographica scientia ad artis studium translata, in qua omnia singula et parva signa pretiosa habentur, quasi spolia de amisso archetypo.
Inde nova scientia de artium historia oritur: non de pulchritudine rerum vaga doctrina, sed severa pervestigatio in singularibus rebus quae multipliciter significant. In hoc Morelli et Warburg eodem redeunt:

"Chiunque trovi il mio metodo troppo materialista e indegno di una mente elevata può innalzarsi nelle sfere superiori della mongolfiera della fantasia".

Warburg, cum Darwin opus The Expressions of the Emotions in Man and Animals perlexisset, theoriae de Pathosformeln initia sumpsit. Ab hypothesi darwiniana de animi expressionibus, theoria warburgiana de transmissione signorum et imaginum, quae per secula permanent aut mutant, oritur. Fortes et firmae imagines, valida et valentia signa - Darwin dixit - supersunt, resurgunt, reviviscunt. Ea transmissio definitis segmentis biologicis uti videtur: Warburg, in humanitatis studiis, structuram DNA, ab Watson et Crick in naturalibus investigastionibus anno MCMLIII inventam, praefigurare tibi videtur.

Transmigrationes, peregrinationes, generationes

In tabula A media figura geographica tabella est, qua olim Warburg in lectura de solemnis et festis pompis usus est. Geographica tabella iter Cizico -Alexandria -Oxene -Baghdad -Toledo -Roma -Ferrara -Patavium -Augusta -Erfurt -Wittemberg -Goslar -Luneburg -Amburgo indicat: abhinc Europea humanitas, artes, litterae, scientiae, in tragico itinere oriuntur. In geographica tabella imaginum signorumque variae transmigrationes finguntur: deorum itinera, qui inter coelum et terram peregrinantur (fig.1); classicae traditionis imagines et signorum itinera, aliud in alio loco significantium (fig. 2); in fig.3 per gentem Tornabuoni (nunc per aetates, non per loca transmissio) antiquitas renovata. Traditio classica ipsa in iuncturis quidem sed etiam in lapsibus mendisque constat. A Gertrud Bing discimus Warburg iam anno MCMXI de traditionis lineamentis secum considerare describereque imaginum antiquarum et figurarum sideralium peregrinationes tabella geographica usum. Fritz Saxl - a Bing traditur - cum hunc Atlantem figuratum vidisset, magna admiratione affectum esse.

Descriptiones

Tabulae A diversae rationes delineandi insunt: per imagines in coelo artificialiter signatas (fig. 1), per geographicam rationem (fig. 2), per gentile stemma (fig. 3). Delineandi rationes quidem variae sed in unum omnes concurrunt: nam lineamentis omnes utuntur. Et enim coeli partes delineandi ratio (fig. 1), et Europae regiones delineandi ratio (fig. 2), et gentile stemma delineandi ratio (fig. 3), simillimae in ratione videntur. Per eas descriptiones cogitatio de multiplicibus et difficilibus rebus ad lectionem faciliorem non est coacta, sed per signa dicitur occidentalem humanitatem ex tragoedia, iuncturis, lapsibus, mendis, longo itinere antiquitatis classicae, exortam esse. Sic Gertrud Bing de Wanderkarte in qua traditionis classicae itinera a Warburg delineata sunt:
"Hic est Atlas historicus de arte figuranda: magni momenti quaestio, uno prospectu in singulis ac parvulis rebus proposita".
Propterea in tabula A dispositio verticalis non est rerum sed modi operandi figura: delineandi ratio in primis et praecipuis lineamentis consistit, ita ut difficiles et multiplices pervestigationes in primam texturam, more geometrico fictam, innitantur. Sic warburgianus modus operandi et ipsius scientia non veritatem ostendunt, sed omnia quae ex realibus historia et humanitas per figuras imitant et effingunt. Ut Ludwig Wittgenstein scripsit, logicas propositiones mundi compagem describere vel potius fingere. Nam - ille dixit - de nulla re tractatur; nomina significare et propositionibus primis intellectus inesse: id tantum postulatum. Hoc est vinculum inter propositiones et mundum.

Macrocosmos / microcosmos

Tabulae A et magicae-religiosae et logicae rationes simul insunt. Scientia magica influxus astrales in hominum lineamenta convertit: sic configurationes coelestes adsimulandae sunt deis inter coelum et terram peregrinantibus (fig. 1); sic influxus descendit usque ad Tornabuoni gentem (fig. 2). Scientia logica omnibus tribus figuris tabulae exprimitur praecipue in descriptis lineamentis. Duo scientiae ad polos divergentes in pervestigatione warburgiana una contextae ita ut primam texturam methodologicam conficiant. Sic Warburg:
"Hac in traditione nec amici nec inimici nobis conquirendi erunt. Potius nobis persequenda nutationum signa a magia ad rationem et versa vice"
In tabula A "coeli prometheica tragoedia" - ut Warburg ipse dixit - fingitur: deinde vel configurationes mythologicae vel geographica ratio vel stemma gentile est solum modum aptum ad mundum describendum, attamen aliud non est quam complexitatem dicere, tragica ratione, per figuram:
Ita Wittgenstein adnotat:
"Omnis naturalis scientia posita est in vana specie veritatis, propter quam leges quae naturales vocantur rerum naturalium explicationes essent".
Figura 3, in qua gentis Tornabuoni stemma ostenditur, microcosmos quidam est. Gertrud Bing nexus inter res warburgianis studiis pervestigatas - praesertim in studiis de rinascimento mediceo et de claris familiis florentinis - et biographiam ipsam warburgianam illustravit. Omnes scholae a Warburg editae, omnia verba warburgiana - Bing commentatur - eius peculiari intentione ac privata cura impressa videntur. A stemmati gentis Tornabuoni iterum ad macrocosmon ascendendum: in unius familiae historia totius Rinascimentalis humanitatis historia patet. Nam Tornabuoni pietate et religione, operibus et negotiis, artium studio ad antiquitatis renovationem verso, singularis et exemplaris gens rinascimentalis apparent. Duo descriptiones (in corpore warburgiano collectae et nuper a Kurt Forster editae) a Warburg primis lineis adumbratae, eius biographiam illustrant: in altera Amburgum, Strasburgum, Florentiam - ubi Warburg studuit - signantur; in altera Iudaeorum populi transmigrationes notantur, ita ut implicationes inter astrologicae traditionis itinera et warburgianae gentis memoriam ostendantur.

A cosmographia ad genalogiam et versa vice

Tabula A duplicem circuitum praebet. Unus a superiore ad inferiorem partem, a generalibus cosmographicisque rebus ad singularia ducit: a coelo (fig.1) per terram (fig.2) usque ad hominem (fig.3) descendit; a cosmologia (fig.1) per geographiam (fig.2) usque ad genealogiam (fig.3) graditur. Alter oppositus est: ab inferiore ad superiorem gradum classicae humanitatis dissipationes et signorum mixturas illustrat. In fig. 3 Tornabuoni gentile stemma Rinascimenti figura est. Figura 2 classicarum imaginum et classicorum signorum extremas transmigrationes fingit. In figura 1 dei in coelo supersunt, in sideribus reformati. Mythus, cui antea multiplices significationes afferebantur, adhuc vivit sed univoce significans: figurae mythicae nec dei, nec daimones, sed ad siderales configurationes reductae in allegorian exiliatae videntur.

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