"La Rivista di Engramma (online)" ISSN 1826-901X

147 | luglio 2017

9788894840230

titolo

Naufragi della Memoria

Editoriale di Engramma 147

Maria Bergamo, Anna Ghiraldini

Wo aber Gefahr ist, wächst das Rettende auch.
Dov’è il pericolo, là è anche la salvezza.
Friedrich Hölderlin

Senza naufragio non c'è relitto, senza perdita non c'è ritrovamento, senza morte non c'è Nachleben. Apre il n. 147 di Engramma una sezione dedicata alla pubblicazione dei dettagli delle Tavole 25, 37, 41a e 42 dell’Atlante Mnemosyne di Aby Warburg. La Tavola 25 mette in relazione due aspetti della classicità che si intrecciano e confrontano nel Tempio di Rimini: la struttura armonica del cosmo apollineo (Muse e lineamenta architettonici di Leon Battista Alberti) e il dinamismo dionisiaco delle divinità ‘all’antica’ (l’Angelo-Menade e lo ‘stile agitato’ nella scultura di Agostino di Duccio). Tavola 37 testimonia l’irruzione dello stile anticheggiante nell’arte del primo Rinascimento italiano attraverso i disegni archeologici, la pratica del finto rilievo (grisaille) e le forme ibride dello stile cortese-ideale mediceo. L’Antico irrompe anche nell’arte di soggetto religioso e devozionale: tra le figure esemplari di questa espressività patetica si inserisce il Laocoonte, il Sacerdote sacrificato in Tavola 41a, che è, assieme alla 'Menade sotto la croce' di Tavola 42, la pre-coniazione antica in risposta alle esigenze espressive dell'arte rinascimentale.

I relitti trovano nel naufragio la loro propria identità, valgono di più in forza della catastrofe. Damien Hirst parte da questo per costruire il suo gioco con la Storia: i video e i reperti in mostra a Palazzo Grassi e a Punta della Dogana, raccontati nella recensione di Alberto Anselmi e Giordana Bassani, Tra le menzogne e la verità. Una lettura in chiave web di Treasures from the Wreck of the Unbelievable di Damien Hirst sono frutto di una sapiente ricostruzione in studio: tutto è finto, dal mockumentary, ai mostri ibridi, alle incrostazioni. Il 'doppio inganno' che si cela dietro la monumentale, scandalosa, operazione artistica e mediatica di Hirst sta nella sfida provocatoriamente lanciata alla critica e allo star system dell'arte internazionale. Ma anche la provocazione ha il sapore della falsificazione: l'esposizione di Hirst - egli stesso una 'art-star' - la sua galleria di orchi e déi, inesistenti, inventati, mai ritrovati, aspira a confrontarsi con la memoria e l'antichità, con la sua tradizione e riscoperta, ma sfocia strategicamente in una sofistica, esibizionistica, tautologia – so fashionable.


Veri abissi e storiche profondità scandaglia invece Ernst Curtius con il suo studio e la sua scrittura, come ben racconta Silvia De Laude ne Contro il naufragio della memoria. Letteratura europea e Medio Evo latino di Ernst Robert Curtius: approssimazioni all’edizione definitiva. La ricerca dei frammenti dell'amata Roma aeterna tra gli autori del Medioevo non è solo l'esercizio erudito del filologo che recupera il passato perduto, ma la via per superare il suo personale naufragio psichico. La prismatica immagine di un Antico interpretato e spezzettato tra le parole dei latini medievali diviene archetipo soteriologico, proprio in senso junghiano. Curtius parla di "guarigione venuta dalla crisi": la sua opera emerge come un vero relitto, tesoro emerso dalle acque profonde, appoggio per tutti i naufragi della conoscenza. Non a caso la citazione di Hölderlin che qui riprendiamo in esergo era apposta alla prima edizione del volume.

Esistenziali sono le tempeste evocate da Roberta Morosini nel saggio Naufragio con spettatore (a bordo). Petrarca “nocchiere della sua nave”. La metafora del capitano che vive il destino della sua imbarcazione, conducendolo alla salvezza o agli abissi, è un motivo letterario frequente, un'immagine bimembre che viaggia attraverso secoli e ambiti diversi, raggiungendo la via filosofica o la moralizzazione medievale, fino ad arrivare a Petrarca che nella sua vita "stanca senza governo in mar che frange" (Canzoniere sonetto CCLXXVII) trova un faro solo negli occhi della sua amata.

Il naufragio dell’umanità nella crisi globale è protagonista di due opere d’arte che prendono forma nella Biennale Arte 2017 di Venezia: in Noi, naufraghi ai confini del mondo. Due tappe alla Biennale Arte 2017 di Venezia, sono posti a confronto Senza titolo (La fine del mondo) del Padiglione Italia e Passage del Padiglione del Sud Africa, due installazioni che, pur muovendo da presupposti differenti – acque ferme o barche che affondano – dialogano con i recessi più profondi dell’irrazionalità umana, per cercare di ricostruire e risemantizzare il mondo mediante l’empatia esperienziale.

La mostra curata da Elisa Del Prete e conclusasi da pochi giorni a Bologna, Salvatore Nocera e i conti col passato. Recensione alla mostra Salvatore Nocera. Un decennio di ritardo, Bologna, Palazzo d'Accursio, 19 maggio-23 luglio 2017, viene raccontata dalla curatrice stessa come un'operazione 'salvifica', per portare alla luce, dare una chance a un artista che rischia – ma non merita – di essere dimenticato: le tele, i disegni e gli scritti esposti hanno l’intento di raccogliere, recuperare – rinvenire? far riemergere? – e consegnare alla memoria il vasto patrimonio culturale di un artista la cui parabola creativa ha coperto circa quarant’anni.

Opere, e in particolare opere d'arte, capaci di salvare perché fanno riemergere pezzi di memoria, proprio come frammenti sopravvissuti a un naufragio. Pensava così anche Constantin Brâncuşi, quando scriveva: "In un naufragio ci si aggrappa a un relitto per salvarsi. Anche le opere d'arte sono relitti".

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