"La Rivista di Engramma (online)" ISSN 1826-901X

166 | giugno 2019

97888948401

titolo

Un progetto sociale ed economico

In risposta a 11 domande su Olivetti

Michele Pacifico*

English abstract

*Michele Pacifico, laureato in Filosofia; è stato dirigente in diverse società italiane: Olivetti, Fiat, Motta, GEPI, Pirelli. Ha pubblicato presso Mondadori, Feltrinelli, Hoepli, McGraw-Hill una cinquantina di libri di informatica.

Quella di Adriano Olivetti non era una ‘utopia’, come una lettura corretta dei suoi testi dimostra, ma un ‘progetto’ di strutturazione del sistema economico e sociale che avrebbe richiesto un importante impegno creativo da parte della classe politica. Questo impegno non ci fu perché la classe politica emersa dalla lotta antifascista scelse di operare nello spirito di heri dicebamus: tutto quello che era accaduto dal 1922 al 1945 era stato un disdicevole evento, bisognava ignorarlo e riprendere l’attività politica sulla base dei modelli e delle ideologie nate e sviluppate all’inizio del XX secolo: grandi partiti di massa e ideologie che guidavano le scelte di fondo in base a valori stabiliti a priori e senza alcun impegno critico nei confronti della realtà sociale ed economica, quindi i concetti di ‘mercato’ da un lato e di ‘classe operaia’ dall’altro dovevano in ultima analisi spiegare come stavano le cose e come orientare le scelte. Un modello di lettura del sistema sociale che serviva anche da orientamento per scelte innovative nel campo delle istituzioni quale quello proposto ne L’ordine politico delle Comunità era troppo lontano dal comune sentire della politica italiana in tutti i suoi costituenti. Persino Ugo La Malfa, che avrebbe potuto farsi interprete con il Partito Repubblicano delle istanze proposte da Adriano preferì praticare la politica seguendo modelli consolidati e comuni a tutti, arrivando a concepire il PRI come “un piccolo partito di massa”.

Le cose non andarono meglio all’interno delle fabbriche Olivetti, dove il modello di Adriano veniva chiamato con altezzosa e del tutto ingiustificata ironia “padronal-socialismo” dalla classe dirigente sindacale e politica che militava nell’area del PCI. Parecchi decenni dopo Rossana Rossanda, autrice di quella formula, ammetteva non senza rammarico, contemplando la dissoluzione del PCI, che si erano sbagliati. La ‘digitalizzazione globale’ di oggi è il punto di arrivo di un lungo percorso di sviluppo scientifico, tecnologico e industriale che ha visto fra i suoi protagonisti anche Olivetti, ma in un ruolo sostanzialmente marginale.

Olivetti ebbe il merito, grazie a consapevoli e lungimiranti scelte di Adriano, di sviluppare alla fine degli anni ’50 del secolo scorso un computer digitale moderno, in linea con lo stato dell’arte dei suoi tempi, basato sul modello di John Von Neumann. Questo computer venne messo in commercio col nome di Elea 9003 alla fine del 1959, pochi mesi prima della morte di Adriano (febbraio 1960) ed ebbe un meritato successo sul mercato italiano, che in quattro anni assorbì una trentina di esemplari. Nel 1960 il leader mondiale dei computer digitali per uso gestionale, la International Business Machines (IBM), presentò una macchina molto simile per prestazioni e della stessa classe di prezzo, chiamata 1401. Nei quattro anni in cui il 1401 rimase sul mercato prima di essere sostituito da una nuova serie di computer chiamata Sistema 360, IBM ne vendette dodicimila esemplari in tutto il mondo: la marginalità del ruolo di Olivetti nel mercato dei computer per uso gestionale sta tutta in queste semplici cifre.

Nel 1965 Olivetti presenta a una fiera commerciale di New York una macchina straordinariamente nuova, chiamata Programma 101: un computer programmabile, di dimensioni poco superiori a quelle di una tradizionale calcolatrice meccanica. Si trattava del primo personal computer della storia, se ne vendettero quarantamila esemplari in un paio d’anni e fu la base per varie linee di macchine programmabili finalizzate all’elaborazione di dati aziendali sviluppate negli anni successivi da Olivetti. La Programma 101 e le macchine che se ne derivarono contribuirono positivamente al fatturato di Olivetti, ma non furono mai un prodotto di massa: la vera rivoluzione culturale dei personal computer nacque altrove, lontano dal mondo dei grandi operatori nel campo dei computer e si sviluppò per linee tecnologiche e culturali profondamente diverse da quelle di Olivetti e di IBM.

Va inoltre ricordato che la ‘digitalizzazione’ di cui si parla ha le sue radici più profonde nello sviluppo tecnologico delle telecomunicazioni, iniziando dalla svolta cruciale della digitalizzazione del segnale telefonico che pose le basi per la integrazione di elaborazione dati e telefonia. Questa svolta, che si può collocare nel 1975 con il consolidarsi del protocollo X25, fu seguita da un’altra determinante innovazione tecnologica: l’interconnessione di computer mediante linee telefoniche digitali (sistema ARPANET e poi INTERNET) e successivamente il World Wide Web.Il passo successivo è stato lo sviluppo della telefonia cellulare, una tecnologia nella quale la società Olivetti riuscì a dare un significativo contributo fondando la società Omnitel prima di essere travolta dalla pessima gestione dei suoi ultimi amministratori. L’integrazione fra telefonia cellulare e Web è il fattore che ha reso tecnicamente possibile l’odierna ‘digitalizzazione globale’, che è un fenomeno sociale, oltre che tecnologico, distante anni luce dalla storia industriale e culturale di Olivetti.

English abstract

Responding to two of the proposed questions, Michele Pacifico points out first and foremost that, in Olivetti’s case, it is not the notion of utopia that is at issue, but rather a project to structure the economic and social system that was hampered by politics, both right- and left-wing, by trade unions and their will to maintain the polarization between market and class struggle. Pacifico explains that Olivetti played a marginal role in the process of global digitalization because, despite the precociousness of his first machines, they never became mass products. In the telecommunications and cellular telephony sectors, managerial mistakes caused the equally advanced Omnitel project, ahead of its time, to fail.

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