"La Rivista di Engramma (open access)" ISSN 1826-901X

177 | novembre 2020

97888948401

Gertrud Bing erede di Warburg

Editoriale di Engramma n. 177

a cura di Monica Centanni, Daniela Sacco

English abstract

È in atto, finalmente, una opera di riscoperta e valorizzazione di Gertrud Bing alla quale Engramma concorre con questo numero a lei dedicato. Dopo essere stata la più stretta collaboratrice degli ultimi, fecondi, anni della vita di Aby Warburg, Bing è stata una intellettuale di primo piano nel panorama europeo, soprattutto ma non soltanto per le vicende legate al Warburg Institute. Dopo essere rimasta a lungo sottovalutata e nascosta all’ombra degli studi warburghiani, negli ultimissimi anni si è positivamente aperta nel panorama degli studi internazionali una vera e propria stagione di riscoperta della figura e delle opere della studiosa.

Prima testimonianza della rinascita degli studi su Bing, sono state le recenti monografie a lei dedicate: anzitutto la pubblicazione di suoi testi e appunti nel volume Fragments sur Aby Warburg, a cura di Philippe Despoix e Martin Treml (Paris 2019), di cui Engramma ha pubblicato un estratto nel numero di gennaio/febbraio 2020; sempre in quel numero, Engramma ha pubblicato anche l’anteprima di una parte dell’introduzione della seconda monografia dedicata alla studiosa: The Fortune of Gertrud Bing (1892-1964). A Fragmented Memoir of a Phantomlike Muse di Laura Tack (Leuwen 2020).

Pare dunque che i tempi siano maturi per cominciare a comprendere a pieno il ruolo avuto da Gertrud Bing in seno al Warburg Institute e, più in generale, nell’ambito della cultura europea del XX secolo. Come primo, essenziale, strumento di conoscenza, abbiamo messo insieme una rassegna delle opere di e su Gertrud Bing – Gertrud Bing. Bibliografia delle opere e della letteratura critica (con una Nota biografica) a cura di Monica Centanni e Elisa Del Prete – che auspichiamo possa essere presto implementata con integrazioni e aggiornamenti. Sempre sul fronte dell’aggiornamento bibliografico, ma a latere rispetto alla protagonista di questo numero di Engramma, pubblichiamo l’aggiornamento della Bibliography. Works by Aby Warburg and secondary Literature, a cura di Lucrezia Not: uno strumento importante che Engramma mette a disposizione di tutti gli studiosi.

Ma chi è stata Gertrud Bing? Donna dalla personalità forte e libera, da vera intellettuale la sua figura e la sua stessa vita sono difficilmente scindibili non solo dai suoi studi, ma dalla storia culturale dell’Europa del suo tempo e in particolare dalle travagliate vicende della Kulturwissenschaftliche Bibliothek Warburg (KBW) ad Amburgo prima, e del Warburg Institute a Londra poi. Il suo ruolo di protagonista si esercita a partire dagli ultimi, felici, anni di vita e di ricerca di Warburg, dal 1926 al 1929, in cui Bing fu la collaboratrice più stretta dello studioso.

Di fatto, alla morte di Warburg Bing si trova ad assumere il ruolo di suo “literary executor” e così puntualmente avviene, con la curatela, assieme a Fritz Saxl, delle Gesammelte Schriften pubblicate per Teubner nel 1932.

Poi, dopo la morte di Warburg, a partire quindi dalla fine del 1929, negli anni in cui la KBW di trova stretta in una stringente morsa fra i tagli dei finanziamenti dovuti alla crisi finanziaria mondiale e le ombre sempre più minacciose dell’avanzante barbarie nazionalsocialista, Bing insieme a Edgard Wind e a Fritz Saxl è in prima linea per trovare un approdo in un altro paese ai materiali dell’Istituto, affinché la preziosa eredità, materiale e metodologica, messa insieme da Warburg non andasse dispersa o dissipata. Un ruolo, come è stato scritto, da protagonista in “un capitolo della difesa della civiltà europea negli anni più bui della sua storia”.

La migrazione a Londra nel 1933 rappresenta una prima, fortunata, sponda d’approdo, ma sarà soltanto nel 1958 che l’impegno per trovare una sistemazione definitiva al Warburg Institute avrà una svolta. Avverrà, non casualmente, nel breve e intenso periodo in cui Gertrud Bing è Direttore dell’Istituto (1955-1959): sarà lei a presiedere alla stessa organizzazione dell’edificio in Woburn Square, a partire dalla partizione dei materiali librari in quattro sezioni secondo la complessa architettura concertata con Warburg trent’anni prima: Orientierung/Orientation – Bild/Image – Wort/Word – Dromenon/Action.

“Bingiothek” è uno dei nomignoli che Warburg le aveva affettuosamente attribuito durante gli intensi anni di intimità fra il 1927 e il 1929 e fra gli altri troviamo: “Fräulein Dr Bing”; “Bingia”; “Bingio”; “Bingius”; “Collega Bing”; “Kollege Bing”; “Herr Bingius!”, “Der Ingenieur Bing”; “Cicerone” – a ciascuno dei quali sarebbe (sarà) da dedicare il capitolo di una monografia. Ma Bing-Bingiothek la dice lunga sulla relazione, si direbbe quasi simbiotica, che la giovane Gertrud, formata a studi di filosofia, aveva con il corpo vivo della Biblioteca. Ed è proprio la Biblioteca il monumentum nel quale, come ha indicato Salvatore Settis, si legge più che in qualsiasi altro lascito, l’opera del Warburg continuatus. Ma certo è che il contributo di Gertrud Bing è stato fondamentale anche rispetto a quel ‘doppio’ della biblioteca che è l’Atlante Mnemosyne, l’ultima opera di Warburg di cui Bing ha accompagnato la gestazione, e le cui tracce dell’infaticabile collaborazione si raccolgono nelle pagine del Diario Romano, scritto a quattro mani con Warburg durante il viaggio in Italia progettato e realizzato come una vera caccia al tesoro, una avventura fisica e intellettuale sulle tracce di Mnemosyne.

Notes on the Warburg Library è un testo scritto da Bing nel 1934 all’indomani del trasferimento della Biblioteca da Amburgo a Londra, importante perché descrive, in modo estremamente analitico e insieme lucido e preciso la ratio secondo la quale la Biblioteca era stata concepita da Warburg e il rispetto con cui la sua custode intende garantirne la conservazione anche nella nuova sede.

Il Warburg Institute e gli studi umanistici è la relazione tenuta da Gertrud Bing in occasione della sua partecipazione al Convegno di Studi Umanistici, presso La Mendola il 27 agosto del 1956 e pubblicata per la prima volta nel 2009. Ripubblichiamo il testo della conferenza a cura di Elisa Del Prete con una introduzione che inquadra la presentazione che la Direttrice del Warburg Institute fa al pubblico italiano: un testo chiave per comprendere in una visione d’insieme le linee generali che guidano la missione del Warburg Institute nell’ampio campo degli Studi Umanistici e le direttive percorse nello scambio con la cultura italiana. Proprio via Gertrud Bing, infatti, è attivo il principale canale attraverso cui si è trasmessa l’eredità warburghiana nel nostro paese, per l’impegno costante nel coltivare la frequentazione di città, biblioteche e personalità della cultura italiana: si pensi alle edizioni italiane di quegli anni, tutte legate più o meno direttamente alle attività di Gertrud Bing; in primis l’edizione delle conferenze di Fritz Saxl, con la curatela di Eugenio Garin per Laterza nel 1965 e, soprattutto, la stessa edizione della Rinascita del paganesimo antico, che sarà pubblicata per i tipi de La Nuova Italia nel 1966 e che sarà destinata a rimanere per decenni l’unica edizione disponibile degli scritti di Warburg.

Nell’ambito dei rapporti tra Bing e la cultura italiana, pubblichiamo in questo numero una selezione dell’epistolario inedito Gertrud Bing-Eugenio Garin (1949-1963). Vittoria Magnoler traccia una ricostruzione del rapporto epistolare che, pur avendo di fatto come oggetto principalmente questioni organizzative, è comunque rivelativo di un confronto intellettuale significativo, anche per la comprensione di rilevanti aspetti della cultura italiana di quel tempo.

In memoriam Gertrud Bing di Donald James Gordon è un testo del 1965, pubblicato nell’opuscolo realizzato dal Warburg Institute come omaggio a Gertrud Bing in occasione della sua morte, che ripubblichiamo tradotto (assieme alla versione originale inglese) per la prima volta in italiano da Chiara Velicogna. Un omaggio di una persona che l’ha frequentata e conosciuta molto bene, capace di restituirne con calore la vivida memoria: un ritratto ‘paesaggistico’ che svela alcuni tratti reconditi della personalità e importante anche per illuminare i suoi rapporti con il paese d’origine, la Germania, poi con l’Inghilterra, la sua nuova patria, e con la sua vera ‘patria d’elezione’ che è l’Italia. Oltre all’edizione e alla traduzione del testo, Velicogna ricostruisce anche con approccio indiziario il profilo poco noto del suo autore, Donald James Gordon e il suo rapporto con Bing. In questo numero di Engramma ripubblichiamo poi in edizione anastatica, il pdf completo dell’opuscolo pubblicato nel 1965 dal Warburg Institute come omaggio a Gertrud Bing (@The Warburg Institute).

The Unforgettable Gertrud Bing è il ricordo personale che Kurt W. Forster ha voluto confezionare espressamente per questo numero di Engramma: il primo indelebile incontro nel 1959 con Gertrud Bing presso il Warburg Institute che ha lasciato la sua impronta nella storia intellettuale di un giovane studioso alle prime armi. Presentiamo l’omaggio di Forster sia in versione originale, sia in traduzione italiana.

Kurt Forster è anche l’autore della nuova monografia su Warburg, pubblicata nel 2018 in Germania e ora tradotta in italiano da Giulia Bordignon, in corso di pubblicazione per i tipi di Edizioni Engramma. Presentiamo un brano del volume che bene introduce alla profonda comprensione della Kulturwissenschaft warburghiana: Un giunto energetico per la Scienza della cultura, estratto dal primo capitolo del volume Il metodo di Aby Warburg. L’antico dei gesti, il futuro della memoria.

 

In questo numero dedicato a una grande figura femminile del XX secolo, abbiamo voluto inserire tra i contributi un testo dedicato all’altra donna che divideva i suoi giorni con Aby Warburg: la moglie Mary Hertz (1866-1934). Pittrice, scultrice e artista ‘totale’, a lei è dedicato il volume Mary Warburg, geb. Hertz. Ein kurzes Porträt der vergessenen Künstlerin, a cura di Bärbel Hedinger e Michael Diers (München 2020), comprensivo di un catalogo delle sue opere: per gentile concessione degli autori e dell’editore, Engramma pubblica un brano di presentazione e introduzione di questa prima monografia sull’artista.

Su Gertrud Bing, oltre alle pregevoli pubblicazioni recenti che abbiamo ricordato in apertura, i contributi che Engramma pubblica in questo numero sono da considerarsi come tasselli di un mosaico ancora tutto da ricomporre. C’è ancora tanto – quasi tutto – da studiare e ci sarà molto da dire sulla biografia intellettuale di Gertrud Bing: sulle sue vicende biografiche e professionali; sul suo ruolo di indirizzo e di guida di un centro di cultura importantissimo a livello europeo; sul suo metodo di studio e di ricerca che, da quanto sta emergendo, non si limita certo a funzioni ancillari, curatele o traduzioni; sulla sua attività di docente e sui contenuti dei suoi corsi universitari, essendo stata la prima docente di History of the Classical Tradition all’University of London. E ancora: sui rapporti epistolari con moltissimi intellettuali europei, e sulla stella fissa, che è un riferimento del suo percorso per tutta la sua vita: il progetto della biografia su Warburg che sarà interrotta dalla sua morte e che poi scriverà Gombrich. E via via che gli studi sulle carte Bing procederanno, certo molto ci sarà da dire anche sulla sua personalità, brusca ma accogliente, forte ma appassionata, generosissima di sé soprattutto con gli studiosi più giovani: non già la “musa”, la “ninfa egeria”, la “vestale della memoria” (come viene dipinta dai colleghi del tempo, con espressioni affettuose e piene di rispetto ma patentemente riduttive e comunque improntata ai topoi maschilisti del tempo). Quel che emerge, fin dalle prime notizie della sua vita, è il ritratto di una “intellettuale militante”, ardente di “una missione che la comandava”, per riprendere due intense definizioni che lei stessa attribuisce a Warburg.

Anche sul piano personale a Engramma piace mettere in luce il profilo di una donna autonoma e intraprendente: la ragazza emancipata nelle manifestazioni di piazza della Prima guerra mondiale; la signora sprezzante delle convenzioni borghesi nella sua relazione con Saxl; la “Kollege Bing”, “Herr Bing”, “Bingius” che tratta alla pari con Warburg: mai ninfa accattivante, né ancella, ma compagna e sodale piuttosto.

E vogliamo chiudere questo primo tratteggio del profilo intellettuale e personale di Bing con l’ultima immagine che ci consegna Gordon nel suo ricordo: Gertrud alla guida instabile della sua auto, pochi giorni prima di ammalarsi, che torna a casa a Dulwich a tarda notte in un giorno di primavera del 1964, dopo una serata tra amici, “avendo bevuto decisamente un po’ troppo”. Vogliamo ricordarla come un intellettuale libero, severo e rigoroso quando si tratta dell’impegno professionale e di studio, ma anche capace di godersi la vita, insieme agli amici che sono le persone con cui condivide passioni di vita e ricerca. Peccato che Kitaj non abbia dedicato anche a lei un ritratto ‘dionisiaco’, come quello straordinario di Warburg-baccante. Bing erede di Warburg.

English abstract

In recent times, a trend of rediscovery and enhancement of Gertrud Bing is under way, to which Engramma contributes with this issue dedicated to her. After the recent monographs by Philippe Despoix and Martin Treml (Paris 2019), and by Laura Tack (Leuwen 2020), with this issue we are providing new pieces to the reconstruction of the intellectual and human personality of Gertrud Bing. In the issue we publish: a Bibliography of works and critical literature (with a biographical note) by Monica Centanni and Elisa Del Prete, which is accompanied by the updating of the general Bibliography. Works by Aby Warburg and secondary Literature, edited by Lucrezia Not; Notes on the Warburg Library, a paper by Bing in 1934 following the transfer of the Library from Hamburg to London; Il Warburg Institute e gli studi umanistici (The Warburg Institute and the Humanities), a lecture given by Gertrud Bing at a conference held in Italy in 1956; a selection of the unpublished letters Gertrud Bing-Eugenio Garin (1949-1963), edited by Vittoria Magnoler; In memoriam Gertrud Bing by Donald James Gordon, edited and translated by Chiara Velicogna, and the anastatic edition of the Booklet published in 1965 by the Warburg Institute as a tribute to Gertrud Bing; The Unforgettable Gertrud Bing a personal memory by Kurt W. Forster of his 1959 meeting with her at the Warburg Institute; an extract from the new monograph on Warburg by Kurt Forster himself, Il metodo di Aby Warburg. L’antico dei gesti, il futuro della memoria, published in 2018 in Germany and now translated into Italian by Giulia Bordignon and published by Edizioni Engramma. Finally, an excerpt of the first monograph dedicated to the other woman who shared her days with Aby Warburg, the artist Mary Hertz (1866-1934): Mary Warburg, geb. Hertz. Ein kurzes Porträt der vergessenen Künstlerin, by Bärbel Hedinger and Michael Diers (München 2020).

keywords | Gertrud Bing; Warburg Institute; Mary Hertz; Eugenio Garin; Donald Gordon; Warburg's legacy. 

doi: https://doi.org/10.25432/1826-901X/2020.177.0013