"La Rivista di Engramma (online)" ISSN 1826-901X

92 | agosto 2011

9788898260379

titolo

Antonella Sbrilli
Tre puntate su Fortuna
Ventagli, libri-oracolo e web

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Prima puntata: sventolare la Fortuna

L'immagine di Fortuna compare ripetutamente in una stampa per ventaglio, la cui matrice - un'incisione all'acquaforte - è opera di Stefano Della Bella (Firenze 1610-1664). Ventagli e ventole, sin dal Cinquecento, potevano presentare delle stampe con diversi soggetti, applicate su fogli di cartone fissati a manici di legno o avorio. Come ricorda Alberto Milano, fra i temi preferiti ricorrono canzoni, storie d'amore, satire, personaggi curiosi, sonetti d'occasione e, come dimostrano gli esemplari di ventole e ventagli ideati dal fiorentino Stefano Della Bella e dal bolognese Giuseppe Maria Mitelli, anche proverbi e modi di dire rappresentati in forma di rebus, con alternanza di lettere e figure (Milano 2010, p. 121).

Il Rebus sulla Fortuna fa da pendant a un'altra stampa simile per composizione ed espediente rappresentativo, il Rebus sull'Amore. Le due opere sono state datate da alcuni al 1639, da altri al 1647-49, in fasi leggermente diverse della vita dell'artista fiorentino, molto legato alla famiglia dei Medici e versato nella decorazione, nell'araldica, nella rappresentazione di paesaggi e scene di gruppo, feste e giochi (Bernini 2010, p. 44).

          

a sinistra Stefano Della Bella, Rebus sulla Fortuna, acquaforte,  cm. 29,1 x 20,7
a destra Stefano Della Bella,
Rebus sull'Amore, acquaforte, cm. 28.7 x 20,6
per gentile concessione dell'Istituto Nazionale per la Grafica - Ministero per i Beni culturali

Le matrici in rame dei due rebus, già di proprietà del conte Giuseppe Napoleone Primoli, furono acquisite dalla Regia Calcografia nel 1934. E nel 1948 le due stampe furono pubblicate e commentate dall'allora direttore della Calcografia Carlo Alberto Petrucci sulla rivista enigmistica “Il Labirinto”, per la loro rilevanza sia nella storia dell'arte sia in quella - più di nicchia - del rebus. (Sul tema del rebus e degli incontri di enigmistica e arti, vedi in Engramma n. 86, dicembre 2010, i saggi di Lorenzo Bonoldi, Federica Pellati, Antonella Sbrilli e, in Engramma n. 55, il saggio di Stefano Bartezzaghi, Combinazioni segrete e figure di parole).

Nell'acquaforte di Della Bella, di forma ovale, come uno specchio su cui sia stesa una tenda trompe-l'oeil, l'immagine di Fortuna compare cinque volte, con la ruota o senza, ma sempre con la vela rigonfia o con mantello e chioma al vento. Fortuna appare cinque volte, ma le frasi, raffigurate nel ventaglio con opportune alternanze di figure e lettere, sono sei, sei proverbi in forma di rebus. Non si tratta di rebus a vignetta, che faranno la loro comparsa in Italia solo a partire dalla seconda metà dell'Ottocento con le loro regole sempre più codificate, ma di rebus "lineari", nel solco segnato dalle cifre figurate di Leonardo da Vinci (fine '400) e proseguito da Giovan Battista Palatino col suo Libro nuovo d'imparare a scrivere (1540): immagini e grafemi si susseguono sul rigo della scrittura e vanno compitati di seguito per giungere alla sentenza risolutiva, con alcune licenze e invenzioni. Va notato subito che la parola Fortuna non viene mai segmentata rebussisticamente ma compare tutte le volte, come accennato sopra, con l'immagine personificata della dea, il cui nome va pronunciato per intero. Ecco le sei frasi, commentate con l'aiuto del repertorio di Carlo Lapucci sui proverbi italiani (Lapucci 2007): una ricca e sistematica raccolta in cui si discute dell'origine e della fisionomia dei proverbi, della loro presenza in scrittori come l'emiliano Giulio Cesare Croce e il toscano Francesco Redi e in cui si rintracciano tutti gli accessori, gli attributi, gli atteggiamenti delle iconografie classiche (la cecità, il ciuffo, la ruota, la luna...) in una compresenza insieme colta e popolare di significati e usi del termine.


Fortuna e dormi


La prima comparsa di Fortuna nel ventaglio ricalca "un'iconografia piuttosto diffusa di Fortuna marina: la giovane donna, nuda, con la chioma sulla fronte, è raffigurata con la vela spiegata dal vento sulle spalle mentre sembra spiccare il volo dalla ruota" (Rossi 2010, p. 56). A destra, una persona distesa nel letto, avvolta nel lenzuolo. Niente a che vedere col rebus "moderno" e con le sue tecniche risolutive: il lettore seicentesco è chiamato qui a riconoscere, dopo aver visto l'immagine della fortuna, la lettera E e il dormiente, il riferimento al proverbio "Fortuna e dormi", variante "A chi ha da aver bene, dormendo gli viene" (Lapucci 2007, F1160, 1161, in cui sono riportate anche diverse fonti classiche - Plutarco, Terenzio -  a testimoniare il nesso fra il potere della fortuna e il sonno).

 


ogniuno balla a cui la Fortuna suona

In questo secondo rigo troviamo accostati vari espedienti verbo-visivi: scomposizione di una parola in più figure; omofonia; rinvenimento di parole in una singola immagine. Il soggetto "ognuno" deriva dall'unione delle unghie di vario tipo - artiglio, zoccolo, unghia umana - che vanno pronunciate "ogni" e della cifra "uno"; il verbo "balla" è ottenuto per omofonia con l'immagine di una balla; la parola "aquila" va scomposta per ottenere l'omofona frase relativa "a cui la"; infine c'è l'immagine della Fortuna seduta su una ruota in atto di suonare il liuto, con la testa voltata e ben evidente il ciuffo che rimanda all'iconografia dell'Occasio da cogliere al volo. Piuttosto diffusa nelle stampe popolari del Seicento (Rossi 2010), la Fortuna che suona conclude questo proverbio, riportato da Lapucci in diverse varianti (F 1151, 1192, 1194).


  
chi ha la Fortuna ogni tantino d'ingegno basti


Questo terzo rigo era stato fin qui letto da tutti i commentatori come "chi ha la Fortuna ogni tantin di chiave basti". La frase deriva dalla sequenza di elementi: il pronome CHI, l'ala da leggere "ha la", la Fortuna (di spalle con la vela spiegata e la ruota), di nuovo le unghie per "ogni", il grafema TA con la N sovrapposta, il tino, la lettera D, la chiave, i due basti da soma. Questa lettura però è insoddisfacente, sia dal punto di vista semantico, sia per la presenza, prima dell'immagine della chiave, di una lettera D apostrofata. Grazie a un suggerimento di Carlo Lapucci,
intervistato nel giugno 2011, si può qui correggere l'interpretazione, considerando che il disegno della chiave insiste su quella parte di essa che entra nella serratura e il cui nome è "ingegno". Nella tradizione umanistica, è facile, con l'aiuto del fato, far fruttare anche un briciolo di talento.




ogniuno sa navicar quando fa sol e vento

In questa quarta riga o fascia di nuovo si mescolano vari espedienti rappresentativi, alcuni già incontrati (ogni uno), altri piuttosto diffusi nei rebus cinque-seicenteschi (il pentagramma con le note fa do sol). Il verbo "navicar" va dedotto dalle navi in diversa posizione.



migliore è un'oncia di Fortuna che due libbre di sapere

"Val più un'oncia di fortuna che una (mille) libbre di sapere"; "Vale più un grano di fortuna che uno staio di sapienza" (F 1207, 1208) sono le varianti di questo proverbio per cui il caso favorevole è più determinante della conoscenza. La riga si apre e si chiude con dei rebus tecnicamente "moderni": il miglio e la testa regale ("miglio-re") e il grafema SA con le pere ("sa-pere"). In mezzo, la Fortuna sulla ruota elargisce monete con la mano sinistra, al centro di due bilance che misurano le quantità contrapposte.


più Fortuna che senno


"A chi fortuna suona, poco senno basta" (S 1001) è il proverbio che più si avvicina a questo rappresentato nell'ultima fascia del ventaglio: il termine "senno" è ottenuto sommando, in un'algebra di lettere e figure, l'immagine del seno con la n sovrapposta.

Il ventaglio di Della Bella raccoglie un corpus di frasi proverbiali e le dispone in una composizione armonica, in cui l'iconografia "abbreviata" di Fortuna si ripete al tempo stesso come un concetto, una parola e una sigla di agile riconoscibilità. Nell'epoca del cardinale Richelieu (che fu committente dell'artista), delle pestilenze, di Galileo, Fortuna correda un gioco di intrattenimento, in cui non c'è bisogno di fortuna, ma di ingegno e di dimestichezza con gli stereotipi della comunicazione, frasi fatte, proverbi, modi di dire, icone. Non è da escludere un intento ironico e concettuale (seicentesco) nel ripetere, su un ventaglio, la Fortuna marina, come se il gesto di sventolarlo, oltre a muovere l'aria vera, gonfiasse allusivamente anche la vela che la dea tiene nelle mani.

 

Seconda puntata: cercare la sorte nei libri

Un esempio recente della pratica antica di consultare un libro in cerca di indicazioni sul destino, si trova nel toccante film Career Girls (UK, 1997, in italiano Ragazze) del regista britannico Mike Leigh. Due studentesse fuorisede che dividono una casa, Annie e Hanna, e la loro amica Claire, per sapere cosa le attende nelle loro giornate incerte e malandate, interrogano Cime tempestose, usando una vecchia edizione Penguin del romanzo di Emily Brontë. Perché il responso sia efficace è importante evocare due volte con convinzione il nome della scrittrice:"Ms Brontë, Ms Brontë" e poi porre il quesito, che riguarda, per Claire un'avventura sessuale, e per la timida Annie la possibilità di trovare un fidanzato. Hanna procede all'apertura del testo, dopo aver - con un gesto della mano - dato a intendere di stare per estrarre da esso qualcosa di autorevole immaterialità. La prima frase (più o meno) su cui le cade l'occhio è il responso, mentre "Ask Emily your question" è l'invito a porre la domanda.

 

 
Katrin Cartlidge nel film Career Girls (Ragazze) di Mike Leigh, 1997

È una versione moderna e fai-da-te dell'interrogazione dei libri per ricevere consigli sul proprio destino. La storia e la tipologia di queste pratiche sono ripercorse da Silvia Urbini nel commento al Libro delle Sorti di Lorenzo Spirito Gualtieri (Urbini 2006, pp. 42-43, vedi in questo numero di Engramma i riferimenti dell'autrice al tema nel saggio ABRACADABRA).

Rientrano nel vasto e ramificato argomento i libri realizzati ad hoc, con un repertorio di sentenze finali a cui si giunge tramite l'uso di calcoli e strumenti (carte, dadi, monete, bastoncini, ruote) e un apparato figurativo che attinge dall'astrologia, dal simbolo, dalla profezia, dalla vita quotidiana; la tradizione orientale dell'I Ching, che sarebbe stata vivificata in Europa dall'interesse di Carl Gustav Jung e la consultazione di testi canonici (in primis l'Antico e il Nuovo Testamento, l'Eneide) da aprire a caso o seguendo delle procedure codificate.

In quella grande summa culturale che è Gargantua e Pantagruele, Rabelais ironizza su queste pratiche: nel libro III, cap. XII, Pantuagruele, per conoscere la sorte del matrimonio di Panurge, fa ricorso ai versi virgiliani, interrogandoli per tre volte e negando che ci si possa appellare ai responsi ottenuti "e la ragione" - tautologicamente - "è che la Fortuna non riconosce autorità superiore, cui ci si possa appellare contro i giudizi decisi per Sorte e Fortuna”.

Sia detto per inciso, Virgilio è un pilastro di questo canone oracolare dal Rinascimento al Novecento, tanto che di Sortes vergilianae parla ancora Ugo Ojetti nel 1922 (Ojetti [1925] 1960, p. 85) in un appunto sulla patria di Virgilio, quando afferma che gli scrittori della "Ronda" "dovrebbero stampare, per le signore neoclassiche, un manuale di Sortes vergilianae adatto ai tempi e ai nuovi casi".

Oltre che nelle fonti storiche, negli studi di bibliofili e iconologi e nell'analisi sempre singolare di Warburg, dunque, l'uso del libro come oracolo è testimoniato dalla letteratura stessa, in una sorta di mise en abîme per cui è possibile interrogare un libro in cui avviene un'interrogazione su un altro libro, ottenendo un responso "al quadrato".

Un richiamo alla consultazione degli Atti degli Apostoli si trova per esempio ne La tentazione di Sant'Antonio di Flaubert (1874), mentre scrittori non cattolici fanno riferimento frequente alla Bibbia, a Shakespeare e talvolta a entrambi come in questo fulminante passo di Isaac Bashevis Singer in Ricerca e perdizione: “Nella Bibbia c’è tutto, e se non c’è nella Bibbia, c’è in Shakespeare” (Singer [1975] 1998, p. 135). 

Altrettanto potente la rievocazione della consultazione di oracoli familiari in Tempeste di Isak Dinesen /Karen Blixen, dove una pesante Bibbia ha la qualità di offrire la risposta esatta a chi sia incerto sul da farsi. Non solo il volume viene consultato per dirimere decisioni di vita quotidiana legate al commercio (un richiamo all'antica pratica della sors divisoria?), ma alcune delle risposte vengono rilette a distanza di anni, come se ribadendo un'occorrenza, questa acquisisse una stabilità quasi trasmissibile: “Una volta, molti anni fa, mio cugino Giona venne da me perché facessi a metà con lui nell’acquisto di una nave. (...) Essa si aprì al libro dell’Ecclesiaste, al capitolo ventinovesimo. E ora ti leggerò quello che lessi a me stesso quella sera, oltre trent’anni fa.”  E  la consultazione della Bibbia avrà un ruolo fatale nello svolgimento della storia. (Blixen [1958], 1984, p. 115 ss.)

Tornando indietro nel XVIII secolo, una bibliomanzia molto personale e umanistica, ironicamente esoterica, è quella raccontata da Giacomo Casanova nella sua Fuga dai Piombi (Casanova [1787], 1989, pp. 132-133):

Tale era lo stato d’animo di quelli che un tempo, consultavano gli oracoli, tale è lo stato d’animo di coloro che ancora oggi interrogano le cabale, e vanno a cercare quelle rivelazioni in un passo della Bibbia o in un verso di Virgilio, ciò che ha reso così famose le Sortes vergilianae, di cui ci parlano parecchi autori.

Con quell’idea buttai giù una breve domanda nella quale chiedevo, ad un’intelligenza immaginaria, in quale canto dell’Ariosto si trovasse la predizione del giorno della mia liberazione. Poi composi una piramide rovesciata con i numeri risultanti dalle parole della mia interrogazione, e sottraendo il numero nove da ciascuna coppia di cifre, trovai alla fine, per risultato, ancora il numero nove. Ritenni perciò che nel nono canto c’era quello che cercavo. Seguii lo stesso metodo per sapere in quale stanza, di quel canto, si trovava la predizione, e trovai il numero sette. Curioso infine di sapere in qual verso della stanza si trovasse l’oracolo, ottenni l’uno.

Col cuore palpitante presi subito in mano l’Ariosto e trovai che il primo verso della settima strofa del nono canto era:

Tra il fin d’ottobre e il capo di novembre

La precisione di quel verso, e il fatto di vederlo così appropriato al mio caso, mi sembrarono tanto mirabili che, senza dire di avervi prestato fede, il lettore mi vorrà perdonare se gli dichiarerò che mi disposi a fare tutto quello che dipendeva da me per favorire il verificarsi dell’oracolo".

Non sapendo quale metodo seguire per farmi rivelare dalla Bibbia il momento della mia liberazione, mi decisi a consultare il divino poema dell’Orlando Furioso di messer Lodovico Ariosto, che avevo letto cento volte, e che lassù costituiva ancora per me la più grande delizia. Idolatravo quel genio, e lo credevo assai più adatto di Virgilio a predirmi la fortuna.

Sulla base di questo responso, Casanova tenta la fuga dalla prigione la notte fra il 31 ottobre e il primo novembre, notando, a proposito della divinazione, che "non sono le predizioni che fanno accadere un fatto qualsiasi, ma è il fatto stesso che, avvenendo, rende alla profezia il servigio di farla avverare".

Un esempio curioso e significativo di interrogazione libresca si trova nelle Memorie di Lorenzo da Ponte (1749-1838), pubblicate negli anni Venti dell'Ottocento (Da Ponte [1823-27, 1918] 1960 parte III, pp. 230 ss). L'avventuroso librettista di Mozart racconta gli alti e bassi, appunto le alterne fortune della sua vita, soffermandosi su un episodio occorsogli a Londra nel 1800, quando per seminare un inseguitore:

Entrai in una bottega di libraio, la porta della quale era aperta. Passato il tumulto, mi cadde l'occhio sopra un volume assai ben legato, e la curiosità mi spinse a vedere che libro fosse. Era Virgilio. Risovvenendomi allora delle sorti virgiliane, l'apro, ed ecco il primo verso che mi si presenta:
O passi graviora, dabit deus his quoque finem
Questo verso accordavasi ottimamente col motto da me adottato: 'Non bisogna disperare'. Io aveva più volte avuto in mente il pensiero di stabilire una libreria italiana in quella metropoli. Questo pensiero mi ripassò allo per la testa, e l'esecuzione di quello mi parve possibilissima.

Da Ponte ripete a se stesso "Voglio credere a Virgilio" e decide, grazie a quel verso estrapolato dall'Eneide che allude alla fine delle avversità, di aprire una libreria di testi italiani a Londra, che gode per un po' di una certa fortuna. Colpisce il fatto che nel libro consultato in una libreria Da Ponte trovi lo spunto per intraprendere un'impresa incentrata proprio su altri  libri e altre librerie.

Il libro e il caso sono la materia stessa della celebre, audace e criptica composizione Un Coup de Dés jamais n'abolira le Hasard di Stephane Mallarmé (1842-1898), pubblicata in una prima versione nel 1897 e, dopo la morte dell'autore, nel 1914. I versi del poema, disposti su doppia pagina come in un calligramma senza figura, evocano l'idea della caduta e della casualità, suggerendo "come l'immmagine di un'ala che plani o di una piuma che scenda zigzagante in balia dell'aria" (Calvesi [1975, 1976] 1978 p. 48). La frase del titolo, "un lancio di dadi non eliminerà mai il caso", sembra piombare (Jean Rogère citato in Calvesi)  come la profezia della Sibilla, "affidata a foglie sparse".

Nella prospettiva contemporanea, incalzata anche da nuovi paradigmi scientifici, l'immagine di Fortuna lascia il passo alla potente e irrappresentabile figura del caso, dell'alea, che diventa elemento costruttivo di tante opere verbo-visivo-concettuali di Duchamp, di Tzara, di Breton, e poi materia prima dei musicisti, poeti e performer del gruppo Fluxus, in primo luogo John Cage.

Fra il 1919 e il 1923, il tema della Fortuna come occasio e nemesi, come caso e imprevedibilità è intessuta nel capolavoro di Italo Svevo, La coscienza di Zeno, dove si ritrova addirittura una variante primo Novecento di Occasio, quando Zeno si pente di non aver colto, con l'amante Carla, il "momento favorevole" che "dalle donne non continua mai se non lo si ferma prendendole per le treccie" (Svevo [1923, 1938] 1976 p. 301). La dea, ciclica e discontinua,  domina la formazione delle fortune economiche e delle coppie, il destino delle aziende e delle famiglie, in un intreccio di pubblico e privato, individuale e sociale, governabile e ingovernabile, a cui fa da controcanto, nell'ultimo capitolo, la pratica della psico-analisi, l'"avventura psichica" a cui il protagonista si sottopone.  Ambientato, fra i vari scenari triestini, nella Borsa (situata allora nel palazzo Tergesteo), il romanzo presenta anche una specie di gioco di sorte, quando il cognato Guido, prima di inviare delle lettere a possibili clienti, interrogandosi su quali di esse avrebbero raggiunto l'obiettivo desiderato, decide di affrancare solo quelle che, gettate in aria, fossero ricadute dalla parte dell'indirizzo (p. 313).

Qualche epifania di Fortuna si rintraccia qua e là (randomicamente), per esempio in una scatola dell'artista americano Joseph Cornell, Il pappagallo che predice la Fortuna (scatola musicale). Allestita come un organetto, la scatola racchiude un pappagallo impagliato, l'assistente dell'indovino itinerante, e un cilindro decorato con gli accessori della divinazione, carte, numeri, stelle, una zingara in costume. Sono oggetti e segni trovati negli attraversamenti di New York, che Cornell interrogava come un libro urbano delle sorti. "Quello che Cornell cercava percorrendo a piedi la città era già messo in pratica dalle chiromanti nei loro salottini" annota il poeta Charles Simic nel suo  libro su Cornell (Simic [1992] 2005), in un paragrafo dall'eloquente titolo Sono andato dalla zingara. E forse altre epifanie di Fortuna vanno ricercate proprio nell'arte delle comunità Rom, in cui gli accessori della divinazione si possono rintracciare ancora, risemantizzati e decostruiti, in installazioni e fotografie di artisti contemporanei (Paradise Lost 2007). Fa impressione che il logo del Museo della cultura Rom a Brno presenti una ruota stilizzata, la ruota dei carri, con cui i gruppi si sono spostati nei secoli di paese in paese, leggendo la fortuna ("saper leggere il libro del mondo / con parole cangianti e nessuna scrittura", Fabrizio De Andrè, Khorakhané, Anime salve, 1996).

                                
Joseph Cornell, Fortune Telling Parrot (Parrot Music Box),  1937-38, Venezia, Guggenheim       Logo del Museo della cultura Rom a Brno

Ma è John Cage (1912-1992) a connettere la ricerca nei libri con il caso in un modo spiazzante e interrogativo. Stefano Bartezzaghi ricostruisce la storia della creazione, da parte dell'artista statunitense, dei mesostici, composizioni in cui le parole sono formate unendo in verticale le lettere intermedie delle righe di un testo. Ispirati in principio alle poesie d'occasione di Mallarmé, i mesostici di Cage acquistano ulteriori dimensioni tecniche grazie all'uso di Finnegans Wake di Joyce come luogo della ricerca di tali parole verticali. Oggetti trovati, apparizioni, modi di "scrivere attraverso", queste composizioni presentano anche una sfumatura oracolare quando Cage, invece di interrogare un testo dato, comincerà a usare "composizioni di aforismi, frasi, passaggi sorteggiati mediante l'I Ching, in un processo mai del tutto casuale, mai del tutto intenzionale" (Bartezzaghi 2010, pp. 79-80).

Terza puntata: sorti consultive e nuove tecnologie 

Uno dei primi testi oracolari riversato in digitale è stato proprio l'I Ching, di cui è stata sottolineata sin da subito la struttura binaria, per i due elementi - linea aperta, linea chiusa - combinabili su sei posizioni, per un totale di 64 configurazioni. Numerosi sono i siti in cui, previa registrazione o meno, si può consultare il Libro dei mutamenti.  Esistono peraltro diverse risorse web di "bibliomanzia" (per esempio bibliomancy.org) che consentono di tirare a sorte una pagina da un libro scelto o da un libro a caso, dopo aver posto mentalmente una domanda, in un sincretismo di tecniche di meditazione, interrogazione e casualità informatica. 

Un altro classico oracolare trasferito su web è stato il mazzo dei Tarocchi. Fra i tanti esempi disponibili in rete, spicca il sito dell'artista finlandese Marita Liulia, performer, designer e sperimentatrice di linguaggi multimediali, che nel 2003 ne fece una versione multipiattaforma, accessibile anche da telefono cellulare. Sia le frasi con i responsi, sia le immagini sono attualizzate, subendo metamorfosi significative e nuove interpretazioni, che risentono della tradizione nordica e delle nuove tecnologie.


 
     

Il sito di Marita Liulia con le carte dei Tarocchi per web e telefono

Il sito web del Libro delle Sorti di Lorenzo Spirito Gualtieri (v. saggio di Silvia Urbini in questo stesso numero) si inserisce nel solco del riversamento di un testo oracolare in un nuovo mezzo. Le illustrazioni (la Ruota della Fortuna, i tondi con i Re) e il testo del codice della Biblioteca Nazionale Marciana sono stati acquisiti come immagini, arricchite in alcuni punti da  animazioni appropriate, che movimentano la consultazione. L'interrogazione vera e propria avviene con un lancio dei dadi virtuale, che si avvale di un algoritmo che genera numeri random, spesso usato nei giochi di sorte digitali. 

 



www.librodellesorti.it: homepage e, sotto, un responso

 

Lo stesso web, del resto, si presenta - volendo - come un grande serbatoio di divinazione, connessa proprio alla pratica della consultazione. Si pensi per esempio alla celebre mascherina che compare sotto il logo di Google, Mi sento fortunato. Fu inserita dal motore di ricerca per sottolineare il nesso fra la potenza di calcolo del sistema e le aspettative del richiedente. In verità, è notizia recente che il pulsante I'm feeling lucky sta probabilmente per essere eliminato, poiché la funzione di risposta alle interrogazioni è ormai così istantanea da renderlo superfluo.

Più pertinente - e permanente - è  la funzione Una voce a caso di Wikipedia: chi non l'ha mai usata come ispirazione e auspicio?

È connesso alla consultazione del web il concetto di fortuna, di incontro causale, di serendipity: esiste anche un www.randominio.com, un motore di ricerca al contrario, in cui non si cerca niente, ma si trova qualcosa a mo' di spunto, di occasione non preventivata.

Nel catalogo di una mostra dedicata ad Alighiero Boetti, un artista che ha giocato con tutte le accezioni della fortuna (sorte, caso, occasione, probabilità), una voce è dedicata proprio alla serendipity ("la favola dei tre principi che, in viaggio verso quella terra fatata
[l'isola della seta, lo Sri Lanka attuale], trovano sulla via altre inaspettate fortune") ed è collegata con l'idea della felicità che si sprigiona dalla capacità di cogliere al volo le occasioni che la vita presenta: "incappare in meraviglie senza nemmeno volerle"; "è la poesia stessa ad essere fatta di casi fortuiti, oltre che di momenti fortunati" (Boetti 2004, p. 166).

 

Riferimenti bibliografici

BARTEZZAGHI 2010
Stefano Bartezzaghi, Scrittori giocatori, Einaudi, Torino 2010

BERNINI 2010
Rita Bernini, commento ai due ventagli - rebus di Stefano Della Bella, in
catalogo della mostra Ah, che rebus! Cinque secoli di enigmi fra arte e gioco in Italia, a cura di A. Sbrilli e A. De Pirro, Roma, Istituto Nazionale per la Grafica, 17 dicembre 2010 - 8 marzo 2011, catalogo Mazzotta, Milano 2010

BLIXEN [1958] 1984
Karen Blixen, Tempeste, in Capricci del destino (1958), tr. di P. Ojetti, Feltrinelli, Milano 1984

BOETTI 2004
Catalogo della mostra Alighiero Boetti. Quasi tutto, a cura di G. De Pietrantonio e C. Levi, Bergamo, Galleria d'Arte moderna e contemporanea, 6 aprile- 18 luglio 2004, catalogo Silvana Editoriale, Milano

CALVESI
[1975, 1976] 1978
Maurizio Calvesi, Un coup dada. Il caso nell'arte contemporanea (1975, 1976), in Avanguardia di massa, Feltrinelli, Milano 1978

CASANOVA
[1787] 1989
Giacomo Casanova, Fuga dai Piombi, (Histoire de ma fuite des prisons de la République de Venise qu’on appelle “Les Plombs”), 1787, ed. a cura di G. Spagnoletti, Fuga dai Piombi - Il Duello, Rizzoli, Milano, 1989

DA PONTE
[1823-27, 1918] 1960
Lorenzo Da Ponte, Memorie, Rizzoli, Milano 1960

LAPUCCI 2007
Carlo Lapucci, Dizionario dei proverbi italiani, Mondadori, Milano 2007

MILANO 2010
Alberto Milano, Uso e diffusione dei rebus a stampa, in catalogo della mostra Ah, che rebus! Cinque secoli di enigmi fra arte e gioco in Italia, a cura di A. Sbrilli e A. De Pirro, Roma, Istituto Nazionale per la Grafica, 17 dicembre 2010 - 8 marzo 2011, catalogo Mazzotta, Milano 2010 

OJETTI
[1925] 1960
Ugo Ojetti, Cose viste, 1921-43, Sansoni, Firenze 1960

PARADISE LOST 2007
Catalogo di The First Roma Pavillon, La Biennale di Venezia 2007

ROSSI 2010
Manuela Rossi, commento al Rebus sulla Fortuna di Stefano Della Bella, in
catalogo della mostra Dea Fortuna. Iconografia di un mito, a cura di Manuela Rossi, Carpi, Appartamento nobile di Palazzo dei Pio, 17 settembre 2010 - 9 gennaio 2011

SIMIC [1992] 2005
Charles Simic, Il cacciatore di immagini. L'arte di Joseph Cornell, tr. A. Cattaneo, Adelphi, Milano 2005


SINGER [1975] 1998
Isaac Bashevis Singer, Ricerca e perdizione (Un giovane in cerca di amore), 1975, tr. it. M. Biondi, TEA, Milano 1998

SVEVO
[1923, 1938] 1976
Italo Svevo, La coscienza di Zeno (1923), Dall'Oglio editore, Milano 1938 (1976).

URBINI 2006
Silvia Urbini, Il Libro delle Sorti di Lorenzo Spirito Gualtieri, con una nota di Susy Marcon, Franco Cosimo Panini Editore, Modena 2006


URBINI, PROCACCIOLI 2010
Silvia Urbini, Paolo Procaccioli, Fortuna, 'donna di Palazzo'. Libri di sorte da Lorenzo Spirito a Giuseppe Maria Mitelli, in catalogo della mostra Dea Fortuna. Iconografia di un mito, a cura di Manuela Rossi, Carpi, Appartamento nobile di Palazzo dei Pio, 17 settembre 2010 - 9 gennaio 2011



English abstract

Antonella Sbrilli
Three episodes about Fortune. Fans, oracle-books and the web

I. In the 17th century, the Florentine engraver Stefano Della Bella (1610-1664) realized two fans, one dedicated to Love and the other to Fortune. Both are in form of rebus – alternating letters and images – and illustrate Italian proverbs about the two topics. Fortune though, appears on the fan always as a woman with wheel or sail: the name of the goddess must be pronounced entire, whereas the other words are obtained by means of images and upper-case letters. In this paper, the third proverb on the fan is fully explained thanks to an interview with Carlo Lapucci (author of a dictionary of Italian proverbs 2007) who indicated the correct name of the part of the key ("ingegno") represented in the image.
II. A divination game with an old Penguin copy of Wuthering heighst by Emily
Brontë, visible in the 1997 Mike Leighs' movie Career Girls, is one of the most recent examples of the tradition of bibliomancy, testified also in fictional literature. Excerpts of significant passages of novels in which books are consulted as oracle are collected and discussed, focusing on the creative aspects of this practice that, in 20th century – with the idea of chance – involves artistic movements such as Dada and Fluxus.
III. New media and the web offer up-to-date versions of bibliomancy: classical sacred books, as well as Tarot cards have been "transferred" into digital, allowing immediate interrogations. Even the 15th century Libro delle Sorti by Lorenzo Spirito Gualtieri can be consulted on line, through virtual dice rolls. The web, nevertheless, enhances the idea of fortune, of chance, of random (see the 'random article' in Wikipedia homepage), of serendipity.

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