"La Rivista di Engramma (open access)" ISSN 1826-901X

201 | aprile 2023

97888948401

Ein wenig Licht

Indagini filologiche sullo Schlangenritual di Aby Warburg

Piermario Vescovo

English abstract

a Monica, centanni dopo

I. Il gomitolo testuale

I.1

L’archivio del Warburg Institute (d’ora in poi WIA) conserva oltre ai paralleli Reise-Erinnerungen (i Ricordi relativi al viaggio americano dal settembre 1895 al maggio 1896) due testi legati alla ‘conferenza terapeutica’ tenuta da Aby Warburg alla clinica Bellevue di Kreuzlingen il 21 aprile 1923. A partire dalla prima pubblicazione in traduzione inglese nel 1939 del dattiloscritto più breve, senza titolo, essa ha assunto quello apocrifo di Lecture on Serpent Ritual e poi, transitando ancora per l’italiano Il rituale del serpente, di Schlangenritual, perdendo così per via anche il riferimento della parola Lecture. Il titolo originale della conferenza – Bilder aus dem Gebiet der Pueblo-Indianer in Nord Amerika (Immagini dal territorio degli Indiani Pueblo in Nord America) – riappare solo con le recenti edizioni dell’altro testo, ovvero del dattiloscritto più lungo e ricco di aggiunte manoscritte. Sembra quasi si tratti di due opere diverse, come anche la nominazione separata esprime, in una storia editoriale praticamente senza confronti. 

Con la sigla A ci riferiremo al dattiloscritto, più breve e ‘in pulito’, evidentemente battuto con carta carbone, conservato presso il WIA, in una cartella con segnatura III.93.3, in due copie (di cui la seconda presenta qualche integrazione manoscritta: l’annotazione “Copy of lecture Kreuzlingen 1923” posta in alto della pagina iniziale, è ovviamente inglese e retrospettiva: forse risalente al 1968: cfr. sotto). Il testo breve è senz’altro da ritenersi alla base della traduzione inglese di William F. Mainland – un germanista di Cambridge – pubblicata appunto nel secondo numero del “Journal of the Warburg Institute” nel 1939, che ha rappresentato l’unica edizione disponibile al lettore per mezzo secolo (di alcune sue differenze, di cui una sostanziale, diremo più oltre). Alla traduzione di Mainland segue, a distanza di più di quarant’anni, quella italiana di Gianni Carchia, pubblicata nel 1984 in un fondamentale numero monografico della rivista “aut aut” dedicato a Warburg. Per la prima edizione in lingua originale bisognerà attendere quella a cura di Ulrich Raulff per Wagenbach (1988), che continua a costituire il testo più noto, ristampato e diffuso, e da cui sono state ricavate varie traduzioni: la seconda in inglese, di Michael P. Steinberg per The Cornell University Press (1995); la seconda in italiano, di Gianni Carchia e Flavio Cuniberto per Adelphi (1998); quella francese di Sybille Muller per Macula (2003). 

Con la sigla B indicheremo invece il testo assai più ampio, un dattiloscritto con vistose integrazioni manoscritte, conservato alla cartella III.93.1. Esso viene pubblicato per la prima volta solo nel 2010, a cura di Martin Treml, Sigrid Weigel e Perdita Ladwig (2010) e quindi nel 2018 da Uwe Fleckner (da quest’ultima è tratta la recentissima traduzione italiana di Maurizio Ghelardi, nel secondo volume della nuova edizione, per disposizione tematica, delle opere di Warburg: 2021). B si compone di pagine varie, ciascuna recante la data di battitura, e non possiede per questo motivo, a differenza di A, una copia complessiva, ma singole sue pagine, conservate insieme ad altro materiale in una diversa cartella, alla segnatura III.93.4.

Nessuna delle edizioni/traduzioni fin qui apparse ha tentato una ricostruzione, anche sommaria, del rapporto tra A e B col ricorso a strumenti di filologia testuale, e sembra dedursi, solo da sommarie considerazioni, che A sia ritenuto una redazione sintetica e ‘in pulito’ di B. A, secondo questa convinzione, non solo sarebbe stato realizzato dopo la conferenza, ma a notevole distanza temporale da essa e la sua redazione spetterebbe a Gertrud Bing. I due testi si differenziano anzitutto per il fatto che B offre un ampio numero di passi (o di parti di passi) assenti in A, che sarebbero dunque in esso, secondo quella che si desume opinione comune, stati tagliati. Sono assenti da A – limitandoci a quelli completi – i paragrafi 8, 10, 20, 21, 24, 30, 46, 49, 61, 103, 127 e larga parte dei paragrafi 15, 16, 25, 27, 44, 62, 115, 126, ma ampie differenze sono presenti praticamente nell’intero testo [1].

Ciò sembra dedursi dalle informazioni offerte dalle schede per i due testi dal WIA (che menzionano anche le prime due traduzioni, e dunque redatte dopo il 1984, data della seconda). Consideriamo i due testi e le due cartelle che li contengono, torneremo poi su quelle (III.93.2 e III.93.4) che conservano altro materiale:

III.93.1. ‘Bilder aus dem Gebiet der Pueblo-Indianer in Nod Amerika. Vortrag, gehalten am 21. April 1923. Kreuzlingen, Heinstalt Belle-Vue. Von Prof. Dr. A. Warburg’, TS with MS corrections by Warburg. viii + 80 fols, includes slide list and a letter from Warburg to Saxl, dated 26/04/1923 [Photocopy, original now kept in GC] 
[Cf. Italian translation by G. Carchia in aut aut 199-200, 1984, 17-39]

III.93.3. ‘Aby Warburg, A lecture of Serpent Ritual’ (JWI II/4, 1939, 277-292)
III.93.3.1. Final corrected carbon copy by Bing, on which W. F. Mainland’s translation in Journal II/4 was based, January – April 1938, TS, 29 fols [FORMER CONTENTS MOVED TO III.93.4.2]
III.93.3.2. Top copy of III.93.3.1. incl. introductory fol. A (missing in III.93.3.1); fols 28-29 missing, replaced with photocopies of relevant fols im 93.3.1. TS, 30 fols.

Aggiungiamo subito che la descrizione delle due copie di A qui riportata appare quasi identica a quella che risulta in una doppia annotazione a matita in una scheda e sulla pagina che contiene i primi tre paragrafi del testo, che si trovano nella cartella III.93.3. La scheda, redatta il 26 maggio 1988, dichiara la pagina qui trasferita dalla cartella III.93.4:

This is Bing finally corrected copy (Jan.-April 1938) on which W. F. Mainland’s translation in Journal II was based. It is not identical with the other (top)copy in this folder, AMM, 26.V.88. This copy xeroxed for Wagenbach.

Sulla pagina si legge in alto l’intestazione “Copy lecture Kreuzlingen 1923”, della stessa mano che intitola così A 1 (si veda sopra), a cui appartiene anche la nota in basso, risalente al 1968 (o che implica l’anno come quello del trasferimento): “Lost page cut off of W(arbur)g ms. 1968”. Due appunti più recenti, a destra e a sinistra, la continuano ed esplicitano: “pp. 28 and 29 xeroxed from Bing’s finally corrected T(ape) S(cript) (which is not identical with this copy) and attached”; “This page (which is not in Bing’s finally correctede T(ape) S(cript)) xeroxed for Wagenbach” [Fig. 1]. L’invio in causa di una fotocopia della pagina e del testo alla casa editrice Wagenbach è riferibile all’edizione Raulff. Dunque queste note risalgono al 1988 e pare plausibile sciogliere la sigla AMM, evidentemente di chi le ha scritte, in Anne Marie Meyer (Berlino 1919-Londra 2004), già allieva di Saxl e Secretary and Registrar al Warburg Institute dal 1939 al 1984, e presenza attiva e fondamentale in esso anche negli anni successivi [2]

Qui, dunque, un’esplicita identificazione della “top copy” che sarebbe stata redatta da Gertrud Bing per la traduzione Mailand, con dichiarazione sommaria di qualche differenza rispetto all’altra, e soprattutto la notizia dell’assenza dalla copia di due pagine (quelle finali).

1 | WIA III.93.3.2, “Introductory fol. A”.

Per quanto riguarda la relazione con l’edizione Raulff (1988) – fa fede la data del ‘finito di stampare’ in essa riportata: “Oktober 1988” – un breve confronto permette di stabilire che la copia fotocopiata e spedita sia la seconda, cui rinvieremo d’ora in avanti con la sigla A1, e che infatti presenta rispetto alla prima qualche intervento manoscritto. Viene da pensare che i conservatori delle carte (a questo punto con tutta probabilità Anne Marie Meyer) abbiano scelto l’esemplare da editare, che quindi non fu visto direttamente da Raulff né da questi confrontato con l’altra copia conservata nella cartella né, tantomeno, con B. Si vedano infatti le dichiarazioni, nella seconda nota del saggio che accompagna l’edizione:

Non ho attinto a materiale inedito, […] base delle mie affermazioni non è l’Archivio ma la (pubblica) Biblioteca (Qui nella traduzione italiana, U. Raulff, Postfazione, in 1998, 71-77). 

Questa scelta, dell’Istituto più che dello studioso – rispetto a quella degli editori successivi (2010 e 2018), che decideranno viceversa di affrontare l’altrimenti ardua trascrizione del tormentato dattiloscritto con correzioni d’autore –, pare rispondere anzitutto a un’istanza pratica, dando privilegio a un testo ordinato e facilmente trascrivibile, rispetto a un testo tormentato e ampiamente interpolato. Un testo però, ecco il punto essenziale, la cui redazione veniva riferita a Gertrud Bing. Si tratta, tuttavia, come vedremo, di una circostanza smentibile attraverso l’indagine testuale. Ciò risulta, pochi anni prima, anche nella breve nota che accompagna la traduzione italiana di Carchia (1984, 17), che offre la seguente descrizione, della stessa fonte, distinguendo:

1) gli appunti dattiloscritti originali di Warburg per la conferenza […]; 
2) il testo in duplice copia riscritto da Warburg dopo la conferenza (che deve essere considerato perciò il più completo, ed è stato qui tradotto). 

L’indicazione alla maggior completezza va riferita non alla lunghezza quanto alla supposta ‘qualità’ e qui la redazione è attribuita allo stesso Warburg. 

Ma si veda ancora, per esempio, il saggio, su cui torneremo a proposito dell’interpretazione del finale, di Philippe-Alain Michaud, Aby Warburg et l’image en mouvement (Michaud [1998] 2012), che si serve del testo Raulff (e, nella seconda edizione, della traduzione francese di Muller del 2003). Qui si dichiara senz’altro il testo di riferimento “établi par Fritz Saxl et Gertrud Bing”, aggiungendo, per limitare il sospetto di apocrifia, che esso si fonda però “sur des esquisses et des projects que Warburg leurs envoyait de Kreuzlingen” (Michaud [1998] 2012, 191 n.8). Come si vede il quadro risulta confuso e non permette di distinguere informazioni fondate da illazioni e fantasie.

La confusione si ripete nei saggi seguenti, come in questa sintesi del 2004 di Katia Mazzucco:

L'Archivio del Warburg Institute di Londra conserva, assieme al diario di Kreuzlingen, gli appunti manoscritti e dattiloscritti per la conferenza, parzialmente redatti come si evince da una nota in matita dello stesso Warburg, “ancora sotto l'effetto dell'oppio”, e il testo vero e proprio trascritto in duplice copia dopo la conferenza. […] Nel 1939, a dieci anni dalla morte di Aby Warburg, Fritz Saxl e Gertrud Bing curano una versione ridotta della conferenza, redatta sulla base di alcune note di Warburg inviate loro da Kreuzlingen (Mazzucco 2004).

Secondo la tradizione critica, dunque, la versione ridotta sarebbe stata redatta non solo dopo la conferenza da Saxl e Bing, ma postuma, però sulla base di carte trasmesse loro a suo tempo da Warburg dalla clinica (in anni in cui, peraltro, Bing non frequentava ancora direttamente Warburg), dunque non completamente apocrifa. Quanto al riferimento agli appunti redatti sotto l’effetto dell’oppio esso riguarda in realtà – anche se il periodo è ovviamente lo stesso, e dunque medesimo lo stato di Warburg – non la conferenza in sé, ma l’annotazione parallela dei Reise-Erinnerungen (datata 21 agosto 1923). 

Ancora, e infine, nel recentissimo catalogo della mostra di Amburgo (Chávez, Fleckner 2022), nel solo contributo che coinvolga in qualche misura la storia del testo della conferenza di Kreuzlingen (Schüttpelz 2022) si legge la seguente affermazione, con la chiara indicazione del carattere apocrifo:

The best-known version of these texts is an apocryphal compilation from 1939. How this version was compiled and by whom remains unclear.

La retrocessione del testo nell’interesse è evidentemente giustificata dall’apparizione di due edizioni di B, di cui la seconda in ordine di tempo ad opera di Uwe Fleckner, tra i curatori della mostra e del catalogo in cui si legge questa affermazione. Non senza sorpresa Schüttpelz attribuisce qui inoltre, in nota, la responsabilità della compilazione di A non già a Saxl e Bing, ma a Wind:

There is some evidence that Edgar Wind either produced this version or did a major share of the editorial work; […] he also worked with Gertrud Bing on the illustrations for the English edition.

L’allusione si può riferire alla notizia – fornita in un resoconto di qualche anno prima – che contiene la lista dei lavori compiuti o progettati da Wind: “is working on an edition of Warburg’s studies of Snake Dance and Ritual” (si noti, già con questa indicazione di titolo; “First Annual Report of the Warburg Institute in London (1934–1935)” in Centanni 2022). Ma, in ogni caso, salvo ovviamente l’interesse di chiarire questo punto, quanto ci sembra emerga dalla ricostruzione testuale che proponiamo rende del tutto parziale il peso dell’intervento, chiunque lo abbia promosso o compiuto, che consiste in una breve ‘contaminazione’ del testo A con i primi tre paragrafi e le ultime righe del testo B.

I.2

Abbiamo detto che l’edizione Raulff (1988) è condotta su A1, copia che presenta infatti rispetto alla prima alcune cancellature e brevi aggiunte manoscritte. Le due traduzioni che hanno reso disponibile il Rituale del serpente – quella in inglese di Mainland (1939) e quella in italiano di Carchia (1984) – si mostrano invece sicuramente esemplate sulla copia senza interventi. Esse presentano tuttavia tre differenze rispetto ad A: una di evidenza macroscopica, che riguarda il diverso finale, e due altre collocate nella parte iniziale del testo. 

Anzitutto, una frase presente nella traduzione inglese di Mainland e in quella italiana di Carchia manca nell’edizione Raulff (1988), e risulta infatti in A ma poi cancellata in A1 (indicheremo le eliminazioni in barrato e le aggiunte manoscritte in sottolineato):

A (p. 2): Die Wassernot lehrt zaubern und beten.
Der erste Teil dieses Aufsatzes soll Ich will zunächet das rationale Element der Pueblos-Kultur, d. h. das architektonische, im Hausbau und in einigen Problem der angewandten Kunst der Pueblo-Indianer vorführen.
Die Ornamentik der Töpferei…

A1 (p. 2): Die Wassernot lehrt zaubern und beten.
Der erste Teil dieses Aufsatzes soll das rationale Element der Pueblos-Kultur, d. h. das architektonische, im Hausbau und in einigen Problem der angewandten Kunst der Pueblo-Indianer vorführen.
Die Ornamentik der Töpferei…

Mainland e Carchia, necessariamente, traducono da A:

In the first place I shall deal with the rational (that is, architectonic) element in the culture of the Pueblos: – the structure of their house with some examples of their applied art.
In the ornamentation of eart henwere… (1939, 277).

La prima parte di questo saggio metterà in luce l’elemento razionale della cultura Pueblo, vale a dire l’elemento architettonico, nella struttura della casa ed in alcuni esempi di arte applicata.
La decorazione dei vasi… (1984, 18-19).

Quanto a B, esso offre una più ampia redazione del passo tagliato, la cui forma sembra escludere possa trattarsi di una versione di partenza, che sarebbe dunque stata prima sintetizzata da A e poi soppressa da A1; essa presenta, infatti, ulteriori integrazioni manoscritte rispetto al testo inzialmente dattiloscritto:

Ich werde Ihnen nach einigen Landschaftsbildern nun erst Bilder von dem rationalen Element der Pueblo-Kultur, d. h. von dem Architektonischen, flüchtig vorführen, die Ihnen den Hausbau und einige Proben der angewandten Kunst der Pueblo-Indianer zeigen sollen.

L’altra differenza tra il testo Raulff (in questo caso però concorde con la traduzione Carchia) e la traduzione Mainland riguarda l’indicazione nel paragrafo iniziale della durata del viaggio, in rapporto al poco tempo che Warburg dichiara di avere avuto a disposizione anche per una minima comprensione della lingua degli indiani d’America. La pagina trasportata dalla cartella dei fogli sparsi contiene infatti, all’inizio del §3, l’indicazione della durata del viaggio americano espressa in “alcune settimane” (“einige auf wenige Wochen begrenzte Reise”), lezione che si ritrova, infatti, nell’edizione 1988 e nella traduzione di Carchia (“un viaggio limitato a poche settimane”, 17), in quanto entrambe fanno riferimento alla pagina introdotta nella cartella che conserva A e A1 dal 1968. Mainlad ha invece “a journey limited to a few months”, che coincide esattamente con la lezione di B: “eine auf wenige Monate begrenzte Reise” [Fig. 2]. Da qui si deduce dunque, incontrovertibilmente, che Mainland non ha tradotto dalla pagina che si trova oggi nella cartella che contiene A e A1, ovviamente non presente in essa nel 1938-39, ma che chi ha approntato per lui il testo da tradurre, pensando di dover colmare una lacuna, ha fatto ricorso alle prime due pagine di B, che contengono i primi tre paragrafi relativi all’inizio della conferenza. Ciò è indicato in modo inoppugnabile dalla corrispondenza di “few months” a “wenige Monate”.

2 | WIA III.93.1, vIII.

D’altra parte anche questo caso si spiega solo con l’introduzione di “Monate” nella pagina di B (dattiloscritta il 18 aprile), che altrimenti si dovrebbe supporre lezione originale, poi mutata in “Wochen” nel foglio volante, quindi ripresa in A. Viceversa si può supporre, oltre alla volontà di precisazione, quella di evitare la ripetizione rispetto a “in diesen wenigen Wochen” che, nel paragrafo di apertura, si riferisce invece alle settimane dedicate alla preparazione a Kreuzlingen della conferenza. In realtà, dunque, la pagina non era andata affatto perduta o tagliata, e di ciò fa fede la numerazione originale di A, dattiloscritta, che inizia con 1 e parte da quello che diventa il §4 del testo in B. 

Questo preciso riscontro illumina, di riflesso, anche la questione tra tutte principale, ovvero quella del prelievo del finale da B, che infatti Mainland traduce. Lo traduce anche Carchia, ma di ciò ci occuperemo, più in là, nella seconda parte di questo intervento, dopo aver discusso le questioni testuali generali. L’ipotesi che A1 – posto che, come abbiamo letto dalla descrizione, essa manca delle due pagine finali, completate con una fotocopia da A – contenesse direttamente l’integrazione non è impossibile, ma assolutamente poco probabile, poiché il finale risulta in B un’aggiunta manoscritta rispetto all’identico testo dattiloscritto che si legge in A.

Qualcuno ha sicuramente guidato la breve ricomposizione, o contaminazione, del testo consegnato a Mainland: forse Saxl, forse Bing, forse Wind. Si può ipotizzare che Saxl – direttamente coinvolto nella redazione a Kreuzlingen – dovesse avere una conoscenza troppo approfondita della genesi del testo per pensarlo responsabile, almeno direttamente, di un’operazione tutto sommato così limitata e sbrigativa. Altre ricerche potranno forse chiarire questo punto, ma resta il fatto – unico dato obiettivo sul quale ci sembra si possa ora insistere – che nessuna ‘edizione’ del testo possa essere stata realizzata come ricomposizione di B in una “top copy”, identificabile con A. Già dagli esempi riportati si deduce che A è un’originale copia di lavoro – o meglio, come vedremo, una copia di parziale riporto in bella copia della complessa elaborazione testuale (si rammenti che di una fase di avvio dell’ideazione ancora precedente sembra restare qualche traccia nelle pagine sparse, non datate, della cartella III.93.4) – che non può appartenere a tempi successivi al 21 aprile 1923. Non un testo redatto da Warburg dopo la conferenza, né, soprattutto, una sistemazione o razionalizzazione ‘in pulito’ successiva, ad opera altrui [3] (per un probabile tentativo in questa direzione si veda oltre, alla fine di I.4).

I.3

Il presente capitoletto offre un’ulteriore rendicontazione del rapporto di A+A1 con B, e potrà essere saltato tranquillamente dal lettore non interessato a minute questioni ecdotiche.

Partiamo dall’elemento che più balza all’occhio anche a una rapida osservazione, ovvero che la pagina 19 di A contenga solo due righe di testo (le ultime del nostro §94), che trascriviamo, mostrando dunque a questa altezza un’interruzione o una bipartizione nell’operazione di battitura [Fig. 3]:

Verstorbenen, sodann in Blitzgestalt das Gewitter am Himmel zu erzeugen.

3 | WIA 93.3.1, 19.

Solo A1 reca, di seguito, aggiunto a matita, il passo seguente (ovvero il nostro §95), con l’ulteriore cancellazione di una parola:

Das gibt uns einen Einblick wie sich Mythos und magische Praxis beim primitiven Menschen sich durchdringen.

Il passo è presente in B, dattiloscritto e senza il “sich” espunto, in una pagina datata 20 aprile, quindi dattiloscritta alla vigilia della conferenza: 

Das gibt uns einen Einblick, wie sich Mythos und magische Praxis beim primitiven Menschen durchdringen.

Sembra assai improbabile che la pagina di B possa precedere A: dovremmo infatti supporre la trascrizione manoscritta di una frase dattiloscritta nell’antigrafo solo nella copia A1 e inoltre l’introduzione e la cancellatura in questa della parola indicata.

Si veda qualche altro esempio che mostra un rapporto di qualche complessità, non riconducibile a una sintesi postuma di A e A1 rispetto a B:

(§4)
A (p. 1): Die Pueblo-Indianer sind in Dörfen, span. Pueblos, sesshaft.
A1(p. 1): Die Pueblo-Indianer sind führen ihren Namen, weil sie in Dörfen, span. Pueblos, sesshaft sind.

(B): Die Pueblo Indianer, aus deren Leben ich Ihnen einige Augenblicksbilder, die ich vor 27 Jahren aufgenommen habe, zeigen will, heissen Pueblo-Indianer. Sie heissen so, fuhren ihren Namen weil sie in Dörfen, span. Peublos, sesshafte sind.

Se A sintetizzasse B, come spiegare un recupero in A1 del tratto fuhren ihren Namen? E come potrebbe B riportare dattiloscritto”‘sind”, che è aggiunto a mano in A1 rispetto ad A se non venisse dopo? La pagina di B è datata 16 aprile.

(§5)
A (p. 1): die wir nur als Sympton eines ganz zurückgebliebenen, lebensunfähigen Menschentums, das ein finsterer Aberglaube lähmt zu verurteilen gewohnt sind.
A1 (p. 1): die wir nur als Sympton eines ganz zurückgebliebenen, lebensunfähigen Menschentums, das ein finsterer Aberglaube lähmt zu verurteilen gewohnt sind.

B: die wir nur als Sympton zurückgebliebenen, lebensunfähigen Menschentums, das ein finsterer Aberglaube lähmt, zu suchen verurteilen gewohnt sind.

Anche qui, dovremmo immaginare che il redattore di A (che si pensa, in un’operazione di sintesi, tagliare ampie parti del testo B) si periti addirittura di trascrivere parole cancellate in B e che torni poi a cancellarle in A1. Si dà, tuttavia, un’aggiunta manoscritta in B (verurteilen) che in A risulta dattiloscritta. Dunque questa differenza apre a un rapporto di correzione incrociata.

In generale dovremmo poi supporre che la stessa redazione sintetica che taglia lunghi passi e di grande interesse della parte dattiloscritta del suo antigrafo introduca rispetto ad esso lezioni nella maggior parte dei casi minime e di scarso significato e poi, dall’una all’altra copia, le cancelli. Si veda, ad ulteriore riprova, un caso che riguarda invece un passaggio consistente:

§56
A (p. 10): Die Nachahmung in pantomimischen Tiertanz ist also ein kultliucher Akt andächtigsten Selbstverlustes an ein fremdes Wesen. Der Maskentanz bei den sog. primitiven Völkern ist seinem ursprünglichen Wesen nach ein Dokument sozialer Frömmigkeit. Zum Zwecke sozialer praktischen Fürsorge.

A1 (p. 10): Die Nachahmung in pantomimischen Tiertanz ist also ein kultliucher Akt andächtigsten Selbstverlustes an ein fremdes Wesen. Der Maskentanz bei den sog. primitiven Völkern ist seinem ursprünglichen Wesen nach ein Dokument sozialer Frömmigkeit. Zum Zwecke sozialer praktischen Fürsorge.

Il passo risulta dattiloscritto (con ulteriori integrazioni manoscritte) e parallelamente cancellato in B (pagina battuta il 7 aprile).

I.4
Passiamo, dunque, alla considerazione di alcune delle pagine sparse conservate alla cartella 93.4.2. Questa, oltre a copie ‘in pulito’ di varie pagine di B, offre infatti fogli di diversa redazione, che possiamo distinguere, come abbiamo anticipato, in due categorie di massima: appunti che precedono una scaletta organica della conferenza (che riguardano soprattutto le questioni poi riassunte nei paragrafi iniziali, composti in un secondo tempo) e riscritture di singole parti di questa, dopo la determinazione di un ordine di percorso o di un disegno argomentativo. 
Il primo gruppo consente un confronto relativo al testo che A e B – pur con le loro differenze – offrono, vuoi nell’impossibilità di una riconduzione precisa, vuoi in corrispondenza frammentaria rispetto a parti del discorso poi disposte o recuperate a distanza. Le riconduzioni al testo di A e B permettono, al contrario, il confronto e la collazione, anche per il fatto che molte di queste pagine offrono, come del resto quelle che compongono il testimone B, una data di battitura, e permettono quindi una precisa collocazione temporale della scrittura e revisione di singole parti del testo. Si tratta, dunque, di pagine di varia collocazione, in parte precedenti ad A (quelle della prima categoria, ovvero gli appunti preliminari) e in parte (come testimoniano appunto le date dattiloscritte foglio per foglio) successive ad A, ma in ogni caso, da quanto si è potuto riscontrare e che più importa, tutte precedenti (anche immediatamente precedenti) a B. Le date di copiatura a macchina dei singoli fogli di B e le sfasature in questa sequenza rispetto alla continuità del testo, ovvero alla progressione discorsiva, si intrecciano dunque con i riferimenti offerti dalle singole pagine o gruppi di pagine. Si veda più oltre, nello schemino allegato, la ricostruzione complessiva dell’ordine di battitura delle parti di B.

Indicheremo con X i fogli sparsi, che talora contengono estratti di poche righe, riportando la data di battitura di questi. 

Partiamo da un esempio puntuale, relativo al §57, per cui un foglio datato al 7 aprile permette di osservare, su scala minima, la progressione per integrazione nella trascrizione che data in B al 18 successivo: 

X: Diese märchenhafte Denkweise

A (p. 10): Diese märchenhafte Denkweise

B: Diese märchenhafte mässige Denkweise

Se per questo tratto X potrebbe copiare A, si veda relativamente a questa stessa parte del testo, quanto mostrano due altre pagine, pure dattiloscritte e con la medesima distanza rispetto a B (7-18 aprile), che riportano i nostri §§58ss. Evidente qui l’assenza del §59, presente invece sia in A che in B (“Vor diese Katcinas … Kindes”). Il testo di X prosegue però poi in forma completamente differente: le prime due righe, alla fine della pagina, sono cancellate e recano infatti l’inizio di un periodo del tutto assente tanto in A che in B. Abbiamo qui dunque l’esempio di un tratto di testo poi eliminato:

Die Schwierigkeit für den Europäer besteht darin, dass die Eingeborenen, je weiter sie von der Eisen- // bahn weg sind, sich ausserordentlich ungern fotografieren lassenm besonders nicht bei ihren sakralen Handlungen. Ich kann Ihnen an einem lustigen Bild zeigen, wie ich auf dem wege zu dem Zunis nur mit Uneerstützung der bewaffneten Macht in Gestalt meines Freundes Leutenant Bryan dazu kam, ein junges Mädchen, das auch noch von einer Mezìxikaner gehalten wurde, zu fotografieren. Allerdings waren die Schwierigkeiten in diesem Fall nicht so ganz ernst gemeint und auch durch kleine Geschenke zu beheben. Vor Allem handelte es sich auch hier nicht um die Aufnahme eines heiligen Tanzes.

Per la parte che ancora segue, X presenta un paragrafo che comincia con “Ausserdem hatte ich in Oraibi”, del tutto assente in A, e presente invece in B, con una minuscola differenza nell’attacco (“Ich hatte in Oraibi”) e ancora – dove in esso viene evocata la figura del missionario che aveva introdotto Warburg presso gli indiani di Oraibi, dopo la partenza da Holbrook, città nella contea di Navajo in Arizona, col passaggio per il Keams Canyon – con la lezione, rispetto a “Herrn Voth” di X, “Hernn Pfarrer Voth” in B. In A, invece, la chiusa del §60 (“Puppen zeigte”) prosegue direttamente con l’inizio del §62 (“Um mach Oraibi zu gelangen mussten”), con l’assenza del passo intermedio e del riferimento al missonario.

Il quadro risulta, dunque, assai complicato, ma questa triangolazione di rapporto esclude, in ogni caso, che A possa ritenersi una versione sintetica di B. Sarà da pensarla, semmai, come una diversa, semplificata, redazione, che i fogli conservati in X documentano per questa parte del testo ripresa in data 7 aprile. Come vedremo il rapporto si ridefinisce per la seconda parte del testo, da pagina 20 a pagina 29 (pagine, peraltro, che non registrano alcun intervento manoscritto in A1 rispetto ad A).

Ma vediamo ancora qualche esempio riferito alla prima parte di A, col coinvolgimento di altri fogli sparsi. Così una pagina di X, non datata, riporta una porzione di testo riferibile ai nostri §§18-20. Si vedano di seguito le evidenziazioni in corsivo:

Das ist das Terrassen-Haus, d. h. Häuser, in die man nur von oben durch eine Leiter hineinkommt un die auf dem Dach ein zweites Haus und manchmal sogar noch ein drittes solches [sovrascritto a macchina] Konglomerat von viereckigen Wohngelassen sitzen haben.

Così A1 (pp. 3-4):

Es ist ein Terrassenhaus, d. h. Häuser, die auf dem Erdgeschoss ein zweites Haus und auf diesem sogar manchmal noch ein drittes solches Konglomerat von viereckingen Wohngelassen sitzen haben.

La pagina 18 di B, datata 17 aprile, riporta il seguente testo, perfettamente coincidente col precedente, ma con una piccola soppressione, e con l’aggiunta delle righe che, come abbiamo già detto, formano il §19:

B: Es ist ein Terrassenhaus, d. h. Häuser, die auf dem Erdgeschoss ein zweites Haus und auf diesem sogar manchmal noch ein drittes solches Konglomerat von viereckingen Wohngelassen sitzen haben. 
(19) Daneben kommen Rundbauten, sogenannte Kiwas, vor, in deren unterirdischen Räumen die Zeremonien vor sich gehen.

La pagina di B che segue – che comincia col §20 – reca la data 4 aprile: si desume quindi che la porzione di testo appena considerata sia stata ripensata a distanza di alcuni giorni da quella che segue nell’ordine della successione testuale.

Più sotto, nella stessa pagina di X, non datata, si trova un passo che risulta addirittura impiegato da B per la confezione del §2, ovvero recuperato nella parte iniziale del testo, come abbiamo detto assente in A e composta in seguito:

X: Ich schicke voraus, das ich Ihnen nur Eindrücke, keine tiefer gehenden Einsichten zu vermitteln vermag. Auch wenn die Reise sich nicht nur auf einige Monate beschränkt hätte, wäre ich nicht in der Lage gewesen, die Sprache oder vielmerh die vielen, grundverschiedenen Sprachen der indianischen Dorfbewohner zu studieren. Den die Pueblo-Indianer sprechen, so nahe sie auch aneinander wohnen, si viele und so verschiedene Sprachen, dass selbst amerikanische Gelehrte die grösste Schwierigkeit haben, auch nur in eine derselben einzudringen.

B: Und damit komme ich auf den Grund, der das Arbeiten über diese Pueblos so schwierig macht. Pueblo-Indianer sprechen, so nahe sie auch aneinander wohnen, so viele und so verschiedene Sprachen, dass selbst amerikanische Gelehrte, die grösste Schwierigkeit haben, auch nur in eine derselben einzudringen.

Se ne deve, dunque, dedurre che X precede A e B e costituisce, una volta di più, una fonte di vario prelievo. Non si vede come potrebbe darsi una riduzione di B, costruito su X, in A.

Si veda un altro esempio, relativo ai §§52-54, ancora col ricorso a una pagina X che riporta invece una data di redazione particolarmente avanzata, ovvero il 17 aprile. Trascriviamo un brano di una certa ampiezza, segnalando, con il solito sistema, le cancellature sul dattiloscritto e le integrazioni manoscritte:

Vergessen wir nicht, dass diese Tänze, obwohl sie durch das Ausscheiden der blutigen menschenquälerischen Kriegstanz-Gewohnheiten der nomadisierenden Indianer, die die schlimmsten Feinde der Pueblos waren, von diesen grundverschieden sind, doch ihrem Ursprung und der inneren Richtung nach Beutetänze und Opfertänze bleiben. Indem der Jäger oder Ackerbauer sich maskiert, das heisst vorgreifend nachahmend in die Jagdbeute – sie sei nun Tier oder Korn-hineinschlüpft, glaubt er durch geheimnisvolle mimische Verwandlung vorgreifend zu erzwingen, was er gleichzeitig durch nüchterne, solide Aktivität ragwache Arbeit als Jäger und Bauer ebenfalls zu erreichen trachtet.
Die Tänze sind Ausserungen der angewantden Magie. Die soziale Nahrungsmittelfürsorge ist also schizoid: Magie und Technik finden stossen hier zusammen. Der Maskentanz gehört aber für die Indianer vielleicht als das wichtigere Mittel zur Lebensmittel-Beschaffung.

Si confronti il testo offerto dalla p. 8 di A1 – dalla prima frase presente in X –, posto che la copia introduce un taglio rispetto ad A: 

Vergessen wir nicht, dass diese Tänze, obwohl sie durch das Ausscheiden der blutigen, menschenquälerischen Kriegstanz-Gewohnheiten der nomadisierenden Indianer, die die schlimmsten Feinde der Pueblos waren, von diesen grundverschieden sind, doch ihrem Ursprung und der inneren Richtung nach Beutetänze und Opfertänze bleiben. Indem der Jäger oder Ackerbauer sich maskiert, das heisst nachahmend in die Jagdbeute – sie sei nun Tier oder Kornhineinschlüpft, glaubt er durch geheimnisvolle mimische Verwandlung vorgreifend zu erzwingen, was er gleichzeitig durch nüchterne, tagwache Arbeit als Jäger und Bauer ebenfalls zu erreichen trachtet. Die Tänze sind Äusserungen der angwandten Magie. Die soziale Nahrungsmittelfürsorge its also schozoid: Magie und Technik stossen hier zusammen.
Diese Nebeneinander von logischer Zivilisation…

B, il 17 aprile, dunque in data puntualmente coincidente con quella di X, riporta il seguente testo (§§52-54), rielaborato quel giorno: 

Vergessen wir nicht, dass diese Tänze, obwohl sie durch das Ausscheiden der blutigen menschenquälerischen Kriegstanz-Gewohnheiten der nomadisierenden Indianer, die die schlimmsten Feinde der Pueblos waren, von diesen grundverschieden sind, doch ihrem Ursprung und der inneren Richtung nach Beutetänze und Opfertänze bleiben. Indem der Jäger oder Ackerbauer sich maskiert, das heisst nachahmend in die Jagdbeute - sie sei nun Tier oder Kornhineinschlüpft, glaubt er durch geheimnisvolle mimische Verwandlung vorgreifend zu erzwingen, was er gleichzeitig durch nüchterne, tagwache Arbeit als Jäger und Bauer ebenfalls zu erreichen trachtet.
Die Tänze sind Ausserungen der angewantden Magie. Die soziale Nahrungsmittelfürsorge ist also schizoid: Magie und Technik stossen hier zusammen.
Dieses Nebeneinander von logischer Zivilisation…

A1 taglia “Die Tänze sind Äusserungen der angwandten Magie”, presente in X e in A, e la soppressione risulta parimenti in B, dunque compiuta parallelamente o in immediata successione per riporto dall’uno all’altro testimone. B offre, dattiloscritta, l’integrazione “und Opfertänze” di X, e segue questo anche per “vorgreifend nachahmend”, per “geheimnisvolle, vorgreifend”, e per le soppressioni ulteriori, “solide Aktivität ragwache Arbeit als Jäger und Bauer”. Se ne deduce che X è una ribattitura di una porzione di testo di A, quindi confrontata e di nuovo dattiloscritta in un foglio sostitutivo, introdotto appunto in B il 17 aprile, data che coincide puntualmente con quella del precedente.

La questione, come abbiamo premesso, si complica quando si analizzano pagine relative all’ultima parte del testo. Abbiamo già sottolineato il fatto che A+A1 presentano un’interruzione di battitura alla p. 19, che contiene solo poche righe (ovvero il §94, con l’aggiunta manoscritta solo in A1 del nostro §95). La battitura del secondo gruppo di pagine (pp. 20-29: nessuna di esse contiene la minima revisione manoscritta in A1, nemmeno una cancellatura) deve presumersi distanziata di un certo tempo, come si desume da indizi che emergono attraverso il confronto con pagine ribattute. Infatti, una porzione della parte del testo precedente il finale è testimoniata, in una redazione immediatamente precedente a B, in alcune pagine di X che riportano la data 20 aprile, ovvero quella della vigilia della conferenza, ribattute in B il giorno successivo e di nuovo integrate da aggiunte manoscritte. Il rapporto con le ultime pagine di A è dunque evidentemente diverso.

Si veda, per esempio, il §122, perfettamente ‘in pulito’ anche nelle pagine tormentatissime di B:

X (20 aprile): Die amerikanische Regierung hat in wirklich bewundernswert energischer Weise Aufklärungsschulen – wie früher die katholische Kirche – zu den Indianern gebracht. Und hir intellektueller Optimismus hat es anscheinend bewirkt, dass die Indianer-Kinder an die heidnischen Dämonen nicht mehr glauben und das ist auch für die Mehrzahl der Erziehungsobjekte zutreffend in artigen Anzügen und Schulschürzen zur Schule gehen. Gewiss mag dies ein Fortschritt sein. Aber ob die bildhaft demkende, wir wollen sagen, poetisch-mythologisch verankerte Selle der Indianer dabei zu ihrem Recht kommt, möchte ich nicht ohne weiteres bejahen.

A (pp. 26-27): Die amerikanische Regierung hat in wirklich bewundernswert energischer Weise Aufklärungsschulen – wie früher die katholische Kirche – zu den Indianern gebracht. Undihr intellektueller Optimismus hat es anscheinend bewirt, dass die Indianer-Kinder in artigen Anzügen und Schulschürzen zur Schule gehen und an die heidnischen Dämonen nicht mehr glauben. Das ist auch für die Mehrzahl der Erziehungsobjekte zutreffend. Gewiss mag dies ein Fortschritt sein. Aber ob die bildhaft demkende, wir wollen sagen, poetisch-mytologisch verankerte Selle der Indianer dabei zu ihrem Recht kommt, möchte ich nicht ohne weiteres bejahen.

B (21 aprile): Die amerikanische Regierung hat in wirklich bewundernswert energischer Weise Aufklärungsschulen – wie früher die katholische Kirche – zu den Indianern gebracht. Und ihr intellektueller Optimismus hat es anscheinend bewirkt, dass die Indianer-Kinder in artigen Anzügen und Schulschürzen zur Schule gehen und an die heidnischen Dämonen nicht mehr glauben. Das ist auch für die Mehrzahl der Erziehungsobjekte zutreffend. Gewiss mag dies ein Fortschritt sein. Aber ob die bildhaft denkende, wir wollen sagen, poetisch-mythologisch verankerte Seele der Indianer dabei zu ihrem Recht kommt, möchte ich nicht ohne weiteres bejahen.

Si veda, ancora, il paragrafo successivo (§113), in un foglio di X che contiene solo queste righe, datato 15 aprile (con ¶ indichiamo il segno di spostamento nel testo):

Trotzdem sehen wir¶ In der typologischen Denkweise mittelaltelicher Theologie¶ das Wunder der ehernen Schlange gewissermassen als legitime Kultverehrung merkwürdiger Weise erhalten. Kaum etwas kann die Unzerstörbarkeit des Tierkultes so zeigen als diese Verwendung, in der das Wunder der ehernen Schlange hinünbergleitet in die christlich-mittelalterliche Weltanschauung.

A (p. 24): In der mittealterlichen Theologie sehen wir das Wunder der ehernen Schlange gewissermassen als legitime Kultverehrung merkwürdiger Weise erhalten. Kaum etwas kann die Unzerstörbarkeit des Tierkultes so zeigen als diese Verwerndung, in der das Wunder der ehernen Schlange hinübergleitet in die christlich-mittelalterliche Weltanschauung.

Si deduce che A segue X, in quanto riporta, dattiloscritto, lo spostamento di “sehen wir” dopo l’aggiunta manoscritta “mittelaltelicher Theologie”, ma non cancella tuttavia “legitime”: ciò potrebbe, peraltro, spiegarsi non solo, come è ovvio, con una dimenticanza, ma in rapporto a una dettatura o a un parallelo controllo condotto su due pagine da due persone contemporaneamente. In ogni caso, senza tentare congetture giudiziose, che in nulla modificano la sostanza della questione, è comunque evidente che B ribatte il testo di A, e che questo testo sia stato poi sottoposto a un’ulteriore revisione, come indicano le lezioni cancellate a matita e le aggiunte manoscritte, in una pagina la cui data di battitura coincide con quella riportata dal foglio X:

B (15 aprile): In der mittelalterlichen Theologie sehen wir das Wunder der ehernen Schlange gewissermassen als legitime Kultverehrung in allerdings zu überwindender Vorstufe merkwürdigerweise erhalten. Kaum etwas kann die Unzerstörbarkeit des Tierkultes so zeigen als diese Verwerndung in der Art, wie das Wunder der ehernen Schlange hinübergleitet in die christlich-mittelalterliche Weltanschauung.

La battitura della seconda parte di A – che contiene l’ultima parte del testo della conferenza – precede, dunque, ancora la battitura delle pagine equivalenti di B ma, come mostrano le date avanzate o addirittura estreme degli esempi riportati, con uno scarto praticamente irrilevante o un’assoluta successione. A (variato parcamente da A1 nella sua prima parte e senza alcun intervento nelle ultime nove pagine) ha dunque la funzione di una trascrizione in ‘bella copia’ del testo nel corso della sua complessa messa a punto, ma non rappresenta affatto un ‘testo completo’. Che B risulti sempre, e anche di pochissimo – per ore o minuti – successivo ad A, mette comunque fuori campo l’idea di A quale testo pulito e sintetico redatto dopo la conferenza, o a distanza di anni dalla conferenza per opera di altri. 

Restano da considerare, inoltre, i materiali conservati alla cartella 93.2. Essa contiene un inizio di messa in bella copia di B che arriva fino al §15 (con la pagina-frontespizio e la lista delle diapositive, pure messi ‘in pulito’). Si tratta di un’intrapresa parallela o di una copiatura distanziata? Puntuale risulta la coincidenza con le date di battitura delle pagine di B che presentano, in una differente redazione dattiloscritta, la stessa parte di testo. Posto che le aggiunte manoscritte in B sono qui dattiloscritte essa si deve, evidentemente, collocare dopo. L’ipotesi pone il problema della non sostituzione con queste pagine ‘in pulito’ di quelle, diversamente tormentate, che contiene B. Assai plausibile, allora, l’indicazione, che si legge nella scheda del WIA, di una “incomplete posthumous transcription of 93.1”. Questa seconda ipotesi è rafforzata da un fatto: mentre la pagina di apertura di B, che contiene il frontespizio – offrendo peraltro un titolo esso stesso corretto e integrato a mano (“Bilder Reise – Erinnerungen aus dem Gebiet der Pueblo – Indianer in Nord Amerika”) – reca manoscritte le citazioni di data successiva (22, 24 aprile e addirittura 24 dicembre 1923), quindi evidentemente aggiunte poi alla battitura di partenza, il frontespizio nella presente cartella si presenta interamente dattiloscritto, quindi ovviamente redatto quanto meno dopo l’ultima data. Il dato della correzione del titolo nella prima pagina di B risulta importante per la determinazione separata del testo della conferenza dall’iniziale (puntuale la definizione di Ghelardi di Ur-text) riferimento ai “ricordi di viaggio”, Bilder – ovviamente in una “generazione” del testo a partire dalle immagini – sostituisce dunque, nell’occasione specifica della conferenza, Reise Erinnerungen. In ogni caso queste pagine – aldilà di un possibile ausilio alla lettura delle integrazioni manoscritte di B – non hanno ruolo per la costituzione del testo.

La stessa cartella contiene la copia di una serie di pagine di B, relative ai §§96-124, con annotazioni identiche a quelle di B, che la scheda riferisce a Saxl, ma le mani sono almeno due (di cui una tormentatissima, presumibilmente di Warburg). L’ipotesi di una trascrizione a carico di un curatore postumo appare assai debole e per due ragioni: la disponibilità di una copia pulita su cui riportare l’annotazione; la presenza in questa seconda copia di almeno due mani. Si tratta, dunque, di due annotazioni parallele, per esempio sotto dettatura (o, ovviamente, una copiatura delle aggiunte manoscritte, dall’una all’altra copia, condotta in immediata successione). Le due serie di pagine richiederanno un confronto dettagliato. Una domanda riguarda, intanto, il motivo della collocazione di queste pagine in una cartella diversa da 93.4. Forse una risposta riguarda il fatto che non si conservano qui diverse, precedenti, battiture a macchina di pagine presenti in B, ma copia di una serie di pagine di B annotate relative a una specifica parte del testo.

I.5

B riporta, foglio per foglio, come abbiamo visto, le date di battitura a macchina, da confrontare con i riscontri offerti dalle pagine sparse datate. Il 18 aprile viene dattiloscritta l’introduzione definitiva, assente in A, dei primi tre paragrafi, più propriamente legati al luogo e all’occasione della conferenza. L’iniziale “Mein Damen und Herren” di rito, risulta aggiunto a mano, così come le successive indicazioni che scandiscono i passaggi, ovvero: “Dunkel” (§12), che dichiara il buio in sala per la proiezione; il secondo “Mein Damen un Herren” (§116), che marca l’avvio alla conclusione; il (goethiano?) “Mehr Licht. Diskussion” che introduce il finale vero e proprio, col ritorno della luce in sala (§127). 

Le due edizioni recenti di B non razionalizzano in maniera soddisfacente l’articolazione del discorso: l’edizione 2010 offre, con una comunque attenta lettura dell’originale, queste annotazioni nelle note che registrano le varianti, in cui esse tuttavia si perdono (non è chiaro peraltro, in generale, il criterio secondo cui sono state scelte per la messa a testo o registrate in nota le aggiunte manoscritte). L’edizione 2018, con evidente regressione, mette a testo i due “Mein Damen und Herren” e l’indicazione del buio, ma non include – né registra da qualche parte – il segnale del ritorno della luce in sala.

Se i primi tre paragrafi sono dattiloscritti (e presumibilmente composti), in coda, ovvero in data 18 aprile (di una lunga e complessa redazione resta traccia, come abbiamo detto, in pagine conservate, tutte da studiare, nella cartella III.9.4), la parte del testo B che comincia dal §4 e arriva fino al §14 (che continua l’Einleitung) risulta battuta nei giorni precedenti. Si noti che “Dunkel” – ovvero il segnale del buio in sala e dell’inizio della proiezione vera e propria delle fotografie del viaggio (infatti a chiusura della sezione intitolata Einleitung) – non risulta, come abbiamo detto, parimenti dattiloscritto e, ragionevolemente, sarà stato aggiunto successivamente a mano. B, fino al §32, risulta dattiloscritto tra il 4 e il 5 aprile, e ancora in questa data dal §35, ma la pagina con i §§33-34 reca la data, evidentemente di ribattitura, 17 aprile; così per i tre fogli che contengono i §§50-54, che recano la medesima data di compilazione. Poi ancora per i §§55-57 la battitura si realizzò il giorno 7 aprile, mentre quella dell’ultima parte del secondo paragrafo (da: “denn der Mensch höher stehen als das Tier?”) si colloca il 18 aprile. Questo spiega anche perché il testo non continui talora tra l’una e l’altra pagina, ovviamente per la parziale sostituzione di una copia di battitura con un’altra, con cancellazione o aggiunta di righe ripetute o assenti. Il giorno 18 è annotato in testa ai fogli che contengono i paragrafi fino al 61 compreso (la parte finale presenta rilevanti aggiunte manoscritte) e ancora per i 62-63 un foglio conserva una parte di redatto il 7 aprile. La copiatura prosegue il giorno 18 fino al §77, ma ancora la battitura dei §§77-82 riconduce ai giorni 8 e 9 aprile, e così via. 
Possiamo riassumere questi dati in una scaletta sintetica, puntuale nella prima colonna per la composizione di B, parziale nella seconda colonna per la ricognizione condotta sui fogli sparsi (X). Questa considera, infatti, solo le pagine esplicitamente datate e il cui contenuto è riconducibile alla composizione del testo B; come si è anticipato la cartella contiene anche fogli che testimoniano appunti precedenti ai due testi che qui consideriamo, e fasi meno chiaramente collocabili di redazioni, che potranno essere, eventualmente, oggetto di un’analisi più accurata.

Per rendere più evidente la interrelazione tra le carte datate e le relative redazioni proponiamo qui uno specchietto delle date che compaiono nelle pagine di B e di X:

Calendario battitura B

Battitura B

Redazione parziale X

31.3

§§13-14

1.4 Pasqua cristiana

NO

2.4

§6; §§56-57

3.4

§§15-17

4.4

§§20-26

5.4

§§27-32; §§35-49

§34; §78

6.4 venerdì

NO

7.4 

§§55-5; §§62-64(1); §§77(2)-80

§§57-61; §65; §76

8.4 domenica

NO

9.4

§§81-82-84(2)-87(1)

§§84-87

10.4

§§87(2)-95

§§91-93; §102

11.4 mercoledì

NO

12.4

§§96-98(1); §§105-112

12/13.4

§§98(2)-103

14.4

§104

§112

14.4

§§127(2)-130

15.4

§113-115

15.4

§§83-84(1)

16.4

§§4-5(1); §8-9-10-11

§5

17.4

§§5(2)-6-7; §18-19; §33-34; §50-54

§§50-53; §59

18.4

§§1-2-3; §57(2)-61; §64(2)-77(1)

§§64-67

19.4 giovedì

NO

20.4

§116-117(1); §125(2)-127(1)

§§119-123

21.4

§117(2)-125(1)

Importa notare lo stacco della parte finale, relativamente ai §§116-131, sezione di nuovo aperta dal richiamo al pubblico (“Mein Damen und Herren”), parallelamente all’inizio: essa reca, infatti, in alto a destra, dattiloscritta, l’indicazione “Schluss” (non si tratta di titoli di paragrafi, come ipotizzato nell’edizione 2010, ma di indicazioni del contenuto della pagina, come suggerisce l’edizione 2018: si potrebbe dire, dunque, dei ‘titoli correnti’, come nelle pagine di un libro). 

La redazione si colloca per questa parte praticamente sulla soglia della conferenza, nei giorni 20 e 21 aprile; gli ultimi tre fogli, cioè la vera e propria conclusione, dalla seconda parte del §127 al §131, data al 14 aprile. La fine del §126 e l’inizio del §127 sono aggiunte a matita in coda a un foglio datato 20 aprile e contengono l’ultima – tra tutte significativa – variazione relativa al finale, nel momento del ritorno della luce in sala e della vera e propria conclusione (con l’aggiunta, sempre manoscritta, di cui abbiamo detto: “Mehr Licht. Diskussion”). Il testo dattiloscritto giungeva, dunque, fino alla presentazione della foto coi bambini, scolaretti indiani alla scuola americana, davanti a una grotta (“Die Kinder stehen von einer Höhle […] sondern der Menscheit überhaupt”): qui, appunto, si colloca l’ultima aggiunta manoscritta. Ma discuteremo in dettaglio di ciò – oltre la rendicontazione filologica – nella seconda parte del presente intervento.

Kreuzlingen. Si è fatta molta letteratura di colore sull’uomo sedato con l’oppio, ma un esame delle carte mostra chiaramente l’escogitazione di una registrazione puntigliosa delle fasi del lavoro nell’intreccio complesso dei materiali, evidentemente utile al confronto e alla sostituzione delle parti del testo, da cui la funzione di A. Sicuramente Warburg rilesse fittamente i propri appunti, li integrò, li fece ribattere e la presenza di più mani testimonia un complesso lavoro che occupa, con qualche premessa nel mese precedente, si direbbe senza sosta, i primi venti giorni dell’aprile 1923. Peraltro risulta da una lettera di Saxl a Max Warburg, figlio di Aby, che la clinica concedesse a Warburg, già a partire dalla fine del settembre 1922 una dattilografa, nel momento della dimostrazione da sua parte di una possibile ripresa attraverso il lavoro (Binswanger, Warburg 2005, 178). Si possono, dunque, immaginare probabilmente due persone coinvolte nella composizione a macchina e nella revisione, mentre Warburg dettava, rileggeva e correggeva, e faceva ribattere ancora e di nuovo integrava, in un complesso andirivieni rispetto alla sequenza testuale, in una sempre più netta finalizzazione alla forma orale dell’esposizione, dunque predisponendo un ‘testo di servizio’ per la conferenza, sempre in rapporto alla lista delle immagini da proiettare che accompagna B. A partire da questa comprensione e dal tentativo di una ricostruzione dettagliata, per esempio, acquistano significato anche le semplici sottolineature del testo in B, che equivalgono, come di consuetudine, a una corsivizzazione ideale: si tratta dei richiami ai nuclei essenziali del discorso, da non dimenticare o da marcare leggendo, e che trovano in larga parte corrispondenza con le immagini proiettate, richiamate talora a margine [4].

I.6

La questione della cronologia interna alla battitura e all’integrazione manoscritta di B (e la ribattitura di parti, che risulta da fogli sparsi) si inserisce a propria volta in un quadro che riguarda complessivamente il ripensamento a Kreuzlingen dell’esperienza del viaggio americano di quasi trent’anni prima e dei materiali a suo tempo raccolti, che Warburg si fa spedire o portare in quel luogo. Questione a cui faremo qui solo una rapida allusione.

Un altro orizzonte di interrogazione riguarda, infatti, il rapporto del testo relativo alla conferenza con gli appunti paralleli intitolati Reise-Erinnerungen, ovvero i “ricordi di viaggio” che Warburg stende a Kreuzlingen nello stesso periodo – la cui migliore edizione, ancora una volta, è offerta non nel testo originale, ma nell’edizione in traduzione di Maurizio Ghelardi – Gli Hopi, Torino 2006 – che si raccomanda anche per le prospettive del saggio, non a caso intitolato Warburg non finito: Ghelardi 2006). La questione della cronologia della prima si intreccia, evidentemente, a quella dei secondi. Anzitutto si parta da un elemento minuto ma significativo, al capo opposto, in quanto una stessa citazione risulta aggiunta, un certo tempo dopo, ai due testi: una sorta di postilla ‘estiva’ d’ingresso – se ci si passa il bisticcio – messa in testa a redazioni di pagine che si collocano nella precedente primavera. Si tratta di una citazione ‘rivisitata’ di un paio di versi tratti dal Faust di Goethe “Es ist ein altes Buch zu blättern: / vom Harz bis Hellas immer Vettern!” (II, 7742-43), con Oraibi al posto dello Harz:

Es ist ein altes Buch zu bla╠łttern
Athen – Oraibi, alles Vettern

[È un antico libro da sfogliare:
Atene – Oraibi, in tutto cugini]

Nei Reise-Erinnerungen la citazione è accompagnata dalla data 28 luglio 1923, in B essa viene aggiunta il 24 dicembre dello stesso anno. Se ne deduce che Warburg rileggeva il testo ancora alcuni mesi dopo la conferenza, e quindi dopo una ripresa in mano dei Reise-Erinnerungen, testimoniata dalla registrazione in questi di una serie di date (si veda la nota editoriale dell’edizione Fleckner e, soprattutto, la ricostruzione di Ghelardi). In data 26 aprile – pochi giorni dopo la conferenza – una citatissima lettera di Warburg a Saxl riporta la richiesta di non divulgazione del ‘manoscritto’ (significativa, forse, l’accentuazione del carattere di ‘copia personale’, ampiamente annotata e non giunta alla sistemazione in un dattiloscritto) se non a un numero ristretto di persone: la moglie Mary, il fratello Max, il “dottor Embden” e il “professor Cassirer”. Ma la nota aggiunta in testa ai Ricordi – con puntuale progressione rispetto alla data di annotazione della citazione para-goethiana – contiene ancora due integrazioni, datate rispettivamente all’8 e al 16 agosto:

Hilfe! 8. August 923!
Aus 11 . Aug. 23.
Entwürfe die nie gedruckt werden dürfen
Beginn 16 März noch unter Opiumkur geschrieben.

[Aiuto! 8 agosto 1923!
Fino all’11 agosto 1923.
Abbozzo che non deve essere pubblicato
Iniziato il 16 marzo, scritto ancora sotto l’effetto dell’oppio].

Dunque, in testa a dei fogli di appunti, la cui stesura comincia il 16 marzo 1923, prima raccolta di idee o di ricordi, per la conferenza ‘terapeutica’ che avrebbe avuto luogo a distanza di poco più di un mese, Warburg aggiunge mesi dopo la stessa conferenza la citazione che riassume di fatto l’impresa e questa scansione dettagliata del termine di ripensamento dei medesimi. Se la battitura del dattiloscritto, come abbiamo visto, offre indicazioni puntualissime, giorno per giorno, aperta resta invece la questione della collocazione temporale di una parte almeno delle aggiunte manoscritte. Bisognerà qui ragionare sulla posizione delle integrazioni (sovrascritte al testo, a margine, in alto o a fondo pagina) e sulla loro funzione (testuale o annotativa). Se chiarissima risulta, per esempio, l’introduzione di formule relative alla scansione della conferenza, le sintetiche annotazioni di richiamo bibliografico (comuni a quelle dei Ricordi) potrebbero anche ricondursi a una successiva prosecuzione, forse verso l’idea poi abbandonata della redazione di un saggio.

L’annotazione interna ai Ricordi trova, per il punto di partenza, una registrazione in rapporto a una delle immagini più memorabili: “Oggi però nel 1923, nel mese di marzo, a Kreuzlingen”, dove Warburg si paragona a un sismografo, costruito “con pezzi di legno provenienti da una pianta trapiantata dall’Oriente nella fertile pianura del Nord, e su cui è stato innestato un ramo proveniente dall’Italia” (Warburg 2021, 173). E il giorno 16 dello stesso mese è richiamato poco dopo in nota al titolo di una rubrica dedicata ai libri sugli indiani, e ancora un richiamo al “ciuffo della Fortuna” riporta al 16 ottobre, ma, almeno nella disposizione secondo una sequenza logica delle annotazioni, le pagine seguenti recano la data 8 maggio e quindi, ancora, per il blocco intitolato Arte-ritmo, si ritorna al 29 marzo (Warburg 2021, 187), poco prima dell’interruzione di questo testo parallelo. Questo andirivieni tra un’annotazione e la sua riconsiderazione o rilettura, in tale estrema marcatura del tempo, invita a riconsiderare la stessa composizione dello Schlangeritual, in ciò che probabilmente supera i preparativi del materiale fino al giorno stesso della conferenza. Una delle note di più ardua decifrazione – non compresa in Schlangeritual 2018, ma recuperata in nota da Schlangeritual 2010, con l’avvertenza della difficoltà di lettura – sembra spingersi molto lontano: si tratta di un appunto relativo alla trasformazione di Laocoonte nell’era tecnologica (§98), dove tuttavia sembra risultare un esplicito riferimento alla fine del mese di novembre:

Laokoon wird im technologischen Zeitaler… 22 Nov 923/28.XI

Si tratta dell’esplicitazione più prossima alla data estrema – sicuramente nella ripresa di una citazione-suggello – che l’esemplare, tanto lavorato, reca in testa, con rinvio alla vigilia di Natale del 1923.

II. Sul finale

II.1

Stabilito l’ordine dei testimoni, si può affrontare il problema principale, ovvero quello del finale della conferenza, che costituisce, del resto, l’interrogazione che ha portato a pensare e a programmare questo numero di “Engramma”, interamente dedicato, nel suo centenario, al Rituale del serpente. Si è citato più sopra il saggio di Michaud anche perché esso offre una lunga analisi che pone a proprio fondamento le righe conclusive della conferenza, però considerate nella sola redazione testimoniata da A (Michaud [1998] 2012, 242-243) e riprodotta dall’edizione Raulff, così nella traduzione francese di Meyer:

Le télégramme et le téléphone détruisent le cosmos. La pensée mythique et la pensée symbolique, en luttant pour donner une dimension spirituelle à la relation de l’homme à son environnement, ont fait de l’espace une zone de contemplation ou de pensée, espace que la communication électrique instantanée anéantit.

Si riparta, dunque, dalla traduzione inglese di Mainland, che termina diversamente, come abbiamo detto, includendo il finale di B:

Telegraph and thelephone are destryoing the cosmos. But myths and symbols, in attempting to establish spiritual bonds between man and the outside world, create space for devotion and scope for reason which are destroyed by the instantaneous electricalcontact – unless a disciplined humanity re-introduce the impediment of conscience (1939, 292).

Ma si veda anche – per un riferimento assai più arduo da comprendere – la seconda traduzione in assoluto del testo, quella di Gianni Carchia, che riporta altresì la frase finale. Qui si può ipotizzare un riferimento, contando o meno sulla memoria della traduzione di Mainland, a una citazione del passo secondo la redazione B offerta da Gombrich nel suo Aby Warburg, An Intellectual Biography (1970). Così Carchia:

Il telegramma e il telefono distruggono il cosmo. Il pensiero mitopoietico e quello simbolico, nella loro lotta per spiritualizzare la relazione dell'uomo con l'ambiente, hanno creato lo spazio come zona di contemplazione e di ragionamento, quello spazio che la connessione istantanea dell'elettricità distrugge, a meno che un'umanità disciplinata ristabilisca le inibizioni della coscienza.

L’edizione Raulff, di quattro anni seguente, non riporta invece, come abbiamo detto, la frase conclusiva, cosa in sé corretta in rapporto al testo che riproduce, ma va comunque rimarcato il fatto che essa non accenna nemmeno alla questione della sostanziale differenza rispetto al testo fin là disponibile. Dal finale senza alcuna apertura di speranza e remissione, con un secco “mordet” conclusivo (reso “anéantit” nella traduzione francese poco sopra citata e con “uccide” in quella italiana del 1998, che riportiamo) seguono, come subito vedremo, interpretazioni che si estendono in generale al pensiero di Warburg:

Telegramm und Telephon zerstören den Kosmos. Das mytische und das symbolische Denken schaffen in Kampf um die vergeistigte Anknüpfung zwischen Mensch und Umwelt den Raum als Andachtsraum oder Denkraum, den die elektrische Augenblicksverknüpfung mordet.

Il telegrafo e il telefono distruggono il cosmo. Il pensiero mitico e il pensiero simbolico, nel loro sforzo per spiritualizzare il rapporto fra l’uomo e il mondo circostante, creano lo spazio per la preghiera o per il pensiero, che il contatto elettrico istantaneo uccide.

Le dichiarazioni di Cuniberto, raccolte da Silvia De Laude, che si leggono in questo stesso numero di “Engramma”, offrono una preziosa testimonianza a proposito del profondo disappunto di Carchia, di fronte all’assenza della frase finale nell’edizione Adelphi del 1998. E si può, intanto, chiudere il cerchio riportando anche il passo della nuova traduzione inglese di Steinberg, pure generata dal testo Raulff, con un meno marcato, non finale, “undone”, che ha sostituito la traduzione di Mainland del 1939:

Telegram and telephone destroy the cosmos. Mythi¬cal and symbolic thinking strive to form spiritual bonds between humanity and the surrounding world, shaping distance into the space required for devotion and reflection: the distance undone by the instantaneous electric connection. 

II.2

Il saggio di Raulff, assai informato, che accompagna l’edizione 1988 – di cui è innegabile l’interesse e l’informazione bibliografica – mostra di attingere le informazioni offerte al lettore non direttamente dalle carte conservate presso il WIA (abbiamo già visto la notizia dell’invio di una fotocopia del testo da parte dei conservatori), ma unicamente dal resoconto e dalle citazioni messe a disposizione dalla Biografia intellettuale warburghiana di Gombrich. Nel capitolo del libro intitolato Guarigione e sintesi (Gombrich [1970] 1983, 190-197), Gombrich dichiara di trarre questa e le precedenti citazioni del periodo di Kreuzlingen da “appunti” di Warburg, senza altro riferimento di dettaglio (salvo l’indicazione, nella bibliografia finale, alla lista delle Fonti inedite, n.16 delle Conferenze, di “Conferenza sul “Rituale del serpente”, Kreuzlingen, 21 aprile 1923 […]” (Cartella con appunti e testo). Si veda, dunque, il brano che abbiamo già citato, nel testo originale e in traduzione inglese (diversa da quella di Mainland del 1939) offerte da Gombrich (Gombrich 1970, 225-226); il corsivo indica due lezioni che commenteremo tra breve:

Telegramm und Telephon zerstören den Kosmos. Das mytische und das symbolische Denken schaffen in Kampf um die vergeistigte Anknüpfung zwischen Mensch und Umwelt den Raum als Andachtsraum oder Denkraum, den die elektrische Augenblicksverknüpfung raubt, falls nicht eine disziplinierte Humanität die Hemmung des Gewissens wieder einstellt.

Telegram and telephone destroy the cosmos. Mythopoetic and symbolic thought in their struggle to spiritualize man’s relation with his environment have created space as a zone of contemplation or of reasoning, that space which the instantaneous connection of electricity destroys unless a disciplined humanity restores the inhibitions of conscience.

4 | WIA III.93.1, 80.

Non si tratta solo dell’aggiunta di un periodo finale, ma – come mostra la pagina di B – della significativa mutazione del verbo che chiudeva originalmente il testo, da “mordet” a “raubt”, che fa di una definitiva soppressione o uccisione una privazione, che come tale può conoscere una redenzione o un risarcimento [Fig. 4]. 

L’aggiunta non offre una conclusione pacificante e annacquata ma, esattamente al contrario, sembra ripensare l’idea di partenza, in una chiusa ad effetto, che richiama l’azione temperatrice che la coscienza è chiamata ad esercitare. Del resto, come abbiamo anticipato, la riscrittura del finale non rappresenta l’ultima aggiunta in ordine di tempo alla parte conclusiva della conferenza.

II.3

Si veda, ancora, per intero il passo citato da Gombrich nella traduzione italiana, di Alessandro Dal Lago e Pier Aldo Rovatti, uscita da Feltrinelli nel 1983 (Gombrich [1970] 1983, 197), ai fini di un’altra, rilevante, connessione:

Riuscii ad afferrare con il mio obiettivo fotografico, per le strade di San Francisco, il trionfatore sul culto del serpente e sulla paura del fulmine, l’erede degli aborigeni, il cercatore d’oro che aveva invaso le terre degli Indiani: lo zio Sam in cilindro, che incede orgogliosamente per strada davanti all’imitazione di una rotonda classica. Molto più in alto del suo cilindro si stendono i fili elettrici. Con il serpente di rame di Edison, egli ha strappato il lampo alla natura. L’Americano moderno non teme il serpente a sonagli. Lo caccia e lo stermina, ma sicuramente non lo adora… Il fulmine imprigionato nel filo, l’elettricità catturata ha creato una civiltà che si allontana dal paganesimo. Ma che cosa mette al suo posto? Le forze della natura non sono concepite come entità biomorfiche o antropomorfiche, bensì come onde infinite che obbediscono alla pressione della mano umana. In questo modo la civiltà delle macchine distrugge ciò che la scienza, scaturita dal mito, aveva faticosamente conquistato, la sfera della contemplazione che crea spazio al pensiero. Il moderno Prometeo e il moderno Icaro, Franklin e i fratelli Wright, che hanno inventato l’aeroplano, sono i fatidici distruttori di quel senso di distanza, ciò che minaccia di riportare il globo nel caos. Il telegramma e il telefono distruggono il cosmo. Il pensiero mitopoietico e quello simbolico, nella loro lotta per spiritualizzare la relazione dell’uomo con l’ambiente, hanno creato lo spazio come zona di contemplazione e di ragionamento, quello spazio che la connessione istantanea dell’elettricità distrugge, a meno che un’umanità disciplinata ristabilisca le inibizioni della coscienza. 

La traduzione coincide, infatti, parola per parola, con quella di Carchia e, dunque, la corrispondenza ci mette di fronte a un dato inoppugnabile. O Carchia si servì per questo passo della traduzione italiana del libro di Gombrich (il ‘finito di stampare’ reca la data “novembre 1983”) o, più probabilmente, discutendo del problema Carchia e Dal Lago, che in negli stessi mesi stavano preparando insieme l’importante numero monografico di “aut aut”, concordarono per quel passo di adottare la traduzione che il primo stava approntando e che sarebbe apparsa pochi mesi dopo proprio in quella sede. In realtà la lunga citazione di Gombrich del finale della conferenza presenta un piccolo, ulteriore dettaglio. Oltre alla presenza della frase finale, non appare in esso, poche righe dopo il punto d’inizio della citazione, un inciso, assolutamente parallelo a quello relativo ai fratelli Wright, che dichiara Franklin “der Blitzfänger”, ovvero “l’acchiappafulmini”:

Der moderne Prometheus und der moderne Ikarus, Franklin, der Blitzfänger, und die Gehrüder Wright, die das lenkbare Luftschiff erfunden haben, sind eben jene verhängnisvollen Ferngefühl-Zerstörer, die den Erdball wieder ins Chaos zurückzuführen drohen.

II.4

Ma c’è un altro luogo molto significativo per la ridefinizione del finale, dove in A manca del tutto il passaggio in cui Warburg, poco prima della chiusa, rievoca gli occhi e il nome della bambina di quattro anni, figlia del Gobernador di Acoma (Ochatsi, “Sole”), in concomitanza alla proiezione della fotografia dei bambini Hopi in posa al Keams Canyon, scattata, esattamente ventisette anni prima, nell’aprile 1896. Il ricordo si legge – come abbiamo visto nella prima parte di questo contributo – nell’aggiunta manoscritta della seconda parte del §126 e dell’intero §127 del testo B, precisamente databile al giorno 20 aprile, ovvero alla vigilia della conferenza:

Die Kinder stehen vor einer Höhle. Heraufbringen zum Licht ist die Aufgabe nicht bloss der amerikanischen Schule, sondern der Menschheit überhaupt. 
Als ich in Acoma im Zimmer des Gobernador war, kam sein kleines 4 vierjäriges Mädchen herein, die Tochte der Gobernadors mit freundlichen braunen Kinderaugen; ich fragte durch Dolmerscher, wie sie hiesse. “Ochatsi” sage sie. Was das hiesse? “Sonne”. 
Wo dei Kinder solche Namen tragen und wo die reine Kinderseele um Regen beten muss, da ist das Heidentum in jener Gesinnung keine kulturfeindliche Macht. 
Mehr Licht! Diskussion

Si veda la traduzione del passo nella nuova edizione di Maurizio Ghelardi, basata sull’edizione 2018, dove abbiamo visto mancare, appunto, il “Mehr Licht. Disckussion”: 

I bambini stanno davanti a una caverna. Condurli verso la luce è compito non solo della scuola americana ma dell’umanità in generale. Quando ad Acoma mi trovai nella stanza del gobernador entrò la sua piccola figlia di quattro anni dai sereni occhi marroni. Chiesi con l’aiuto dell’interprete come si chiamava: Ochatsi, – disse – Che cosa significa? – Sole – mi rispose. 

Dove i bambini portano questi nomi e la loro anima pura deve pregare per la pioggia, ebbene il paganesimo non può essere inteso come una potenza nemica della civiltà (2021, 163).

Ora, per la storia progressiva di composizione del testo, appare certamente rilevante che Warburg avesse prima introdotto, a matita, il medesimo riferimento alla piccola “Sole” al §68 di B, dattiloscritto in data 18 aprile, decidendo poi di cancellare tale aggiunta, per spostarla e giocarsela meglio nel finale, dove l’evocazione assume un valore più pieno. Ecco il passo inserito e annullato, dove appaiono la bambina e il suo nome (con lieve differenza di grafia: “Oschach” > “Ochatsi”), ma non ancora la dichiarazione della sua età e, soprattutto, i suoi “freundlichen braunen Kinderaugen”, gli amichevoli occhi marroni della bambina. Il particolare evidentemente ora accostato alla citazione da Goethe che si legge subito prima, al §124, già presente in A, ma ora con un sostanziale incremento di senso e di effetto: “Wär nicht das Auge sonnenhaft – Wie könnt' die Sonne es erblicken?” (“Se l’occhio non fosse solare – come potremmo vedere la luce?”):

Einmal in Acoma, wo wir im Hause des Governeurs waren, fragte ich durch den dolmetscher ein kleines Mädchen, wie es heisse. Da sagte sie Oschach, d. h. Sonne.

[Una volta ad Acoma, quando eravamo nella casa del Governatore, chiesi tramite l'interprete a una bambina piccola come si chiamasse. Mi rispose Oschach, che significa Sole.]

Queste parole, insieme all’aggiunta finale (“falls nicht eine disciplinierte Humanität die Hemmung des Gewissens wieder einstellt”, “a meno che un’umanità disciplinata ristabilisca le inibizioni della coscienza”), furono pronunciate da Warburg, il 21 aprile 1923, cent’anni or sono, al momento del ritorno della luce in sala, dopo la lunga sequenza di immagini fatte scorrere sotto gli occhi del pubblico.

Ancora, e infine: l’ultima aggiunta manoscritta di B non riguarda una frase da pronunciare ma un’annotazione evidentemente riferita all’immagine tra tutte, dunque, considerata particolarmente significativa per un congedo, forse riproposta. Non quindi quella del passante americano in cilindro da Zio Sam, fotografato davanti alla San Francisco City Hall, riprodotta in ogni saggio relativo allo Schlangenritual. Un finale diverso si impone alla nostra attenzione, contro le interpretazioni apocalittiche e senza remissione, che si rapportano ad essa. Si veda la lettura in profondità di Monica Ferrando, in questo stesso numero di “Engramma”, che insiste proprio sul rilievo assoluto della diversa immagine che qui si richiama, visto che si legge in coda al testo il rinvio ad essa: 

Kinder Keam’s Cañon.

E presumibilmente è questa la foto dei bambini a richiamare il ricordo la piccola “Sole”, dell’ “occhio solare” di Goethe e del “paganesimo che non si può considerare nemico della civiltà”: l’immagine finale che Warburg mette sotto agli occhi dei medici, degli infermieri, dei pazienti della clinica di Bellevue, e di qualche invitato.

Note

1. Offriamo qui – ai fini della reperibilità dei passi citati e della possibilità di controllo – una divisione in paragrafi semplicemente stabilita in rapporto agli ‘a capo’ dell’edizione tenuta a riferimento (ovvero 2010). La paragrafatura sarà mantenuta nell’edizione del testo che Giulia Zanon sta approntando e di cui offre in questa sede un saggio.

2. Riportiamo un suo sintetico profilo dal sito del Warburg Institute: “Anne Marie Meyer was born in Berlin into a Jewish family, 1919. She came to Britain with her father and younger brothers in 1933 and attended Bunce Court School in Kent. Unable to find a university education, she trained as a secretary and started work at the Warburg Institute in London in 1937. From 1939 until her retirement in 1984 she was the Institute's Secretary and Registrar. Although employed as an administrator, Meyer acquired a wide scholarly knowledge in her own right, particularly in relation to classical music and to the history of the Warburg Institute, and her scholarship, knowledge of four languages and editorial skills proved invaluable in the production of the Institute's journal and monographs. She was awarded the MBE in 1983 and became an Honorary Fellow of the Institute in 1984. She died in 2004”. Si aggiunga ancora almeno che Meyer fu esecutrice letteraria, dopo la sua morte, di Arnaldo Momigliano, altro grande intellettuale ebreo esule a Londra. Se risulta improbabile una sua precoce responsabilità diretta nell’approntamento del testo per la traduzione del 1939 (vista anche, ovviamente, l’attribuzione nel suo appunto della redazione di una “top copy” a Gertrud Bing), Meyer appare invece nel 1968 (ovvero esattamente nel tempo in cui si deve immaginare Gombrich comporre la sua “bibliografia intellettuale” di Warburg) con ogni probabilità la responsabile, a partire dalle annotazioni indicate, del trasferimento della prima pagina di A, e della scelta del testo da fornire all’editore Wagenbach nel 1988.

3. Peraltro, un interrogativo del tutto ‘materiale’, che potrà essere considerato con riscontri diretti sui dattiloscritti degli esuli tedeschi operanti presso il Warburg Institute, riguarda la stessa probabilità di una macchina da scrivere con una tastiera con le vocali con Umlaut nella Londra alla fine degli anni ’30, come risulta, oltre che in B, anche in A, si veda il contributo di Monica Centanni, Le orride convulsioni di una rana decapitata”. Sulla redazione degli esemplari B e A della conferenza di Aby Warburg a Kreuzling (21 aprile 1923) in questo stesso numero di “Engramma”.

4. Per la struttura ‘orale’ si veda il contributo, di grande interesse, di Philippe Despoix, Conférence-projection et performance orale. Warburg et le mythe de Kreuzlingen (Despoix 2014). Qui si parla di una “drammaturgia”, ma meglio si potrebbe dire di richiami alla destinazione orale (ovvero: il testo può essere “provvisorio” e Warburg poteva dirlo “a braccio”, ma i richiami stabiliscono punti precisi nell’articolazione del discorso).

Edizioni e traduzioni di Bilder aus dem Gebiet der Pueblo-Indianer in Nord Amerika (1923)
Riferimenti bibliografici
English abstract

In this contribution, Piermario Vescovo presents a philological reconstruction of the text of the lecture Bilder aus dem Gebiet der Pueblo-Indianer in Nord-Amerika, delivered by Aby Warburg in Kreuzlingen on 21 April 1923. Through the study of archival material, summarised with various examples, the author establishes the relationship between the drafts of the text that have come down to us and reconstructs the chronology of its composition.

keywords | Aby Warburg; Warburg Institute Archive; Serpente Ritual; Kreuzlingen; Wagenbach; Adelphi Publisher; Philology. 

doi: https://doi.org/10.25432/1826-901X/2023.201.0011