"La Rivista di Engramma (open access)" ISSN 1826-901X

201 | aprile 2023

97888948401

Gli Indiani invocano la pioggia

Grande festa con gli Indiani Pueblo (1926)

Aby Warburg, Fritz Saxl, a cura di Giulia Zanon*

deutsche Originalfassung | English abstract

Il racconto per ragazzi che qui presentiamo rappresenta una piccola eccezione rispetto al veto di impubblicabilità dei materiali per la conferenza sullo Schlangenritual (il 26 aprile 1923 Warburg chiedeva espressamente a Fritz Saxl di non mostrare a nessuno, senza il suo consenso, il testo definito come le “convulsioni di una rana decapitata”). Nonostante il carattere semplice e fanciullesco con il quale il rituale è qui raccontato, il testo è di un certo interesse perché racchiude, nella forma sintetica e semplice di una fiaba per bambini, i nuclei tematici e simbolici dell’argomentazione di Warburg sul rituale del serpente Hopi: la necessità di pioggia, il fulmine, il serpente, la maschera. L’articolo viene pubblicato in forma anonima nel giornale per bambini “Jugend Insel”, dell’editore berlinese Jugendbücher. La paternità congiunta di Aby Warburg e Fritz Saxl è confermata da una ricevuta dell’editore con la nota “Honorar Aufsatz. Die Indianer beschwören den Regen”, a cui Warburg aggiunge un breve commento a matita “15 M. an Saxl, 5 M. f. mich 29/VI 1926” (si veda M. Diers, Warburg für Kinder. Den Blitz gestalten: Ein Splitter über das Hopi-Schlangenritual, “Frankfurter Allgemeine Zeitung” 22/5, 27 Januar 1999; ora in C. Bender, T. Hensel, E. Schüttpelz, Schlangenritual. Der Transfer der Wissensformen vom Tsu’ti’kive der Hopi bis zu Aby Warburgs Kreuzlibger Vortrag, Berlin 2007, 60-61). Un’ulteriore conferma ci viene restituita dalla corrispondenza con la Jugendbücher: il 30 ottobre 1926 Saxl invia il testo a Berlino [WIA GC/17611] e Warburg, pochi giorni dopo, aggiunge delle correzioni [WIA GC/17613]. Gli editori, i coniugi Paul ed Else Hildebrandt chiederanno esplicitamente – in una lettera di cui la risposta non è conservata – a chi dei due autori attribuire la storiella [WIA GC/17612].

Goshoeneva Howato, edifici, persone e fulmini a forma di serpenti a due teste 1896, luogo sconosciuto, Hamburg, Museum für Völkerkunde.

Dal monte scendono nella pianura. Lì catturano i serpenti velenosi, che diventeranno i loro messaggeri per gli dèi; perché i serpenti strisciano fuori dalla terra e penetrano, attraverso le fessure, nel mondo sotterraneo. 

Non cadrà la pioggia quest’anno? Ogni anno, al momento del raccolto, gli indiani sono pervasi da questa angosciante paura perché, se non piove, moriranno di fame. Vivono esclusivamente di agricoltura e la pioggia cade abbondantemente solo una volta all’anno. Per questo, come sempre, anche quest’anno deve essere celebrata la festa, che dura nove interi giorni.

Il momento culminante della festa: i serpenti velenosi vengono portati su una pista da ballo, circondati da spettatori rossi e bianchi. 

I ballerini mascherati stranamente si dividono in coppie: uno prende in mano i serpenti, l’altro ha una piuma in mano, per distrarre il serpente. 

Questi animali, così spaventosi per gli uomini, sono stati preparati per la festa a lungo. Nel luogo dell’assemblea gli indiani disegnano strane forme con sabbia colorata, a rappresentare nuvole e fulmini. I serpenti vengono lanciati contro queste figure magiche. Sono stati lavati per giorni a ritmo di preghiere e preparati con riti cerimoniali al grande giorno di festa.

Ora uno dei ballerini prende in bocca il serpente velenoso, il suo compagno devia la testa del serpente con la piuma, in modo che non possa mordere il ballerino. Così, eseguono una danza circolare, a passi lenti.

Alla fine, il ballerino vomita l’antidoto che aveva preso.

I serpenti non vengono uccisi bensì liberati dopo la danza. Si pensa che precipitino nel mondo sotterraneo per invocare la pioggia alle anime defunte per conto degli indiani.

Die Indianer beschwören den Regen

Großes Fest bei den Pueblo-Indianern

Aby Warburg, Fritz Saxl*

Von dem Tafelberge sind sie in die Ebene hinabgestiegen. Dort fangen sie giftige Schlangen ein, die ihnen Bote bei den Göttern sein sollen; denn aus der Erde kommen die Schlangen herauf und drängen sich wieder durch die Spalten hinein in die Unterwelt.

Ob der Regen in diesem Jahre ausbleiben wird? Von dieser qualvollen Furcht sind die Indianer jedes Jahr zur Zeit der Ernte beseelt, denn wenn er ausbleibt, müssen sie verhungern. Sie leben ja allein vom Feldbau, und nur einmal im Jahr fallt ausgiebiger Regen. Darum muß wie immer auch in diesem Jahr das Fest begangen werden, das neun volle Tage dauert.

Der Höhepunkt des Festes: Die Giftschlangen werden herausgebracht auf einen Tanzplatz, der von weißen und roten Zuschauern dicht umstanden ist. Seltsam maskierte Tänzer teilen sich in Gruppen zu zweien: der eine hat die Schlangen gepackt, der andere hat eine Feder in der Hand zum Ablenken des Schlangenkopfes. Lange hatte man diese den Menschen unheimlichen Tiere für das Fest vorbereitet. In unterirdischen Versammlungsräumen zeichneten die Indianer aus farbigem Sand merkwürdige Gebilde, die Wolken und Blitze darstellen. Auf diese Zauberfiguren wurden die Schlangen geworfen. Tagelang wurden sie unter Gebeten gewaschen und in feierlichen Handlungen für den großen Tag des Festes vorbereitet.

Jetzt nimmt einer der Tänzer die Giftschlange in den Mund, sein Begleiter lenkt den Kopf der Schlange mit der Feder ab, damit sie den Tänzer nicht beißen kann. So führen sie einen Rundtanz mit langsamen Schritten auf.

Nach der Beendigung nimmt der Tänzer ein Mittel und erbricht das Gegengift, das er vorher eingenommen hatte.

Die Schlangen aber werden nicht getötet, sondern nach dem Tanz freigelassen. Sie sollen in die Unterwelt hinabeilen, um dort bei den abgeschiedenen Seelen für die Indianer den Regen zu erflehen. 

* “Jugend Insel. Zeitschrift für Jungen und Mädel” 4/1 (1926), ora in C. Bender, T. Hensel, E. Schüttpelz, Schlangenritual. Der Transfer der Wissensformen vom Tsu’ti’kive der Hopi bis zu Aby Warburgs Kreuzlibger Vortrag, Berlin 2007, 59.

English abstract

The children's tale in the title represents a small exception to Warburg’s veto not to publish any material from the Schlangenritual conference. In spite of the simple and childish style with which the ritual is here narrated, and for all the text’s brevity, the tale is of great interest because it contains such symbolic nuclei as the necessity of rain, the lightning bolt, the snake, and the mask, all of which were central to Warburg’s argumentation. The article was published anonymously in the children's newspaper “Jugend Insel” by Berlin-based publisher Jugendbücher. Aby Warburg and Fritz Saxl’s joint authorship is confirmed by a receipt from the publisher and the correspondence with Judenbücher.

keywords | Serpent Ritual; Aby Warburg; Fritz Saxl; “Jugend Insel”; Tales for Children.

doi: https://doi.org/10.25432/1826-901X/2023.201.0015