"La Rivista di Engramma (open access)" ISSN 1826-901X

Il termalismo antico nell’alto Adriatico

Recensione a: Maddalena Bassani, Adriatico Salutifero, 1. Archeologia del termalismo al Fons Timavi e al Fons Aponi, “L’Erma” di Bretschneider, Roma 2025

Rachele Dubbini

English abstract

Il termalismo rappresenta un fenomeno complesso del mondo antico, nel quale pratiche terapeutiche, architettura e organizzazione del territorio si intrecciano, riflettendo il ruolo centrale delle acque in ambito terapeutico, cultuale e più in generale economico e sociale. Non sorprende quindi che negli ultimi anni la bibliografia sul tema sia cresciuta notevolmente, come peraltro evidenziato in questo volume (già in Bassani 2025, 1-14; cfr. Nocca 2025), panorama in cui ormai da tempo emergono le ricerche coordinate da Maddalena Bassani, volte a interpretare i contesti termali come elementi strutturanti del paesaggio e delle dinamiche insediative nell’Italia romana. A tali ricerche, lo scorso anno la studiosa ha aggiunto un nuovo lavoro monografico dal titolo Adriatico Salutifero, 1. Archeologia del termalismo al Fons Timavi e al Fons Aponi edito da “L’Erma” di Bretschneider nel 2025 per la collana ΑΔΡΙΑΣ, diretta da chi scrive.

Un approfondimento dedicato al contesto alto-adriatico era fondamentale per inquadrare un fenomeno cruciale nell’ambito dell’elaborazione di miti e di realtà cultuali che caratterizzano quest’area sin dalle origini della loro frequentazione, fortemente modellati dalla presenza greca e micenea nelle fasi più antiche (Braccesi 2001; Čače, Tassaux 2006; Capuis 2024, 384-385). Come è noto, infatti, elementi naturali percepiti come eccezionali (che si tratti di un albero, una roccia o una cavità particolare, una sorgente con caratteri peculiari, un bosco etc.) sono catalizzatori di attività rituali, in quanto interpretati come manifestazioni della presenza di una potenza sovrumana o divina (Lafond, Michel 2016). Tra tutti, la presenza di una o più sorgenti d’acqua è in particolar modo cruciale non solo quale sede privilegiata di una potenza sovrumana (è notissimo il commento di Servio ad Aen. VII, 84, secondo il quale non esisterebbe fonte che non sia sacra), ma anche in relazione alle diverse funzioni che l’acqua poteva assumere all’interno di uno spazio sacro (Edlund-Berry 2024, in particolare p. 638; Klingborg 2025). Il mito concorre quindi a ‘dare un nome’ a tale presenza, rivelando la frequentazione e l’uso dei territori, anche per le epoche più antiche: per tale motivo, nel capitolo IV si sceglie di ripercorrere la stratigrafia mitologica relativa alle risorse termominerali del Mediterraneo antico, quale passaggio essenziale per comprendere il rapporto tra il termalismo e l’evolversi delle tradizioni mitiche del nord-adriatico. Diomede, Era ed Artemide nell’area del Timavo e Antenore, Gerione ed Eracle nell’area aponense sono infatti figure centrali tanto nella diffusione della cultura greca nell’area quanto per la testimonianza del valore salutifero delle sorgenti, sia per la cura umana che animale, e del loro utilizzo in varie attività come il lavaggio dei tessuti e delle fibre, illuminazione, sanificazione, colorazione delle fibre etc. In questo senso, la ricerca sulle acque termominerali quali spazi ibridi in cui natura, entità sovrumane ed extraumane, uomini e animali si incontrano in attività interrelate tra l’ambito del sacro, quello terapeutico e quello economico-sociale, permette di entrare nel vivo di alcuni tra gli ambiti più importanti dell’esistenza umana, non solo per l’antichità, e quindi di conoscere i territori adriatici in una nuova prospettiva.

La scelta di concentrare la ricerca nell’area euganea è d’altronde legata proprio alla possibilità di indagare un fenomeno di sfruttamento della risorsa termominerale senza soluzione di continuità, dalla protostoria fino a oggi (Selmin et al. 2009). La prima parte del lavoro di Maddalena Bassani è così dedicata al riesame delle fonti scritte e dei documenti archeologici pertinenti il Fons Timavi e il Fons Aponi (entrambi da considerare non come singole fonti ma come molteplici sorgenti di acqua termominerale) consentendo di intravedere una conoscenza delle potenzialità del termalismo locale e una frequentazione delle sorgenti già dall’VIII-VII sec. a.C., non solo con finalità terapeutiche ma anche per lo svolgimento di attività economiche e produttive, da inquadrare in quelle tradizioni di matrice greca dell’area alto-adriatica che evidenziano l’importanza dell’allevamento degli animali e in particolare dei cavalli, curati all’occasione con bagni terapeutici proprio presso le sorgenti termominerali. Sarebbe ridondante tornare sul ruolo centrale della figura di Diomede (Braccesi 2001, 39-43), mediatore tra le diverse culture che si incrociavano in questi snodi commerciali, ma – in relazione a tale contesto culturale – è importante ricordare anche la funzione del santuario di Altino quale centro-cerniera rispetto alla via endolagunare che assicurava i collegamenti tra il delta del Po e proprio la risorgiva del Timavo e propagatore di attività propizie all’hippotrophia (in Tirelli 2020 viene evidenziata la frequentazione ibrida del santuario in relazione all’esportazione e al commercio dei cavalli). D’altronde è un dato ormai acquisito che, già dall’epoca orientalizzante, diversi santuari dell’Italia centrale fungevano anche da luogo di scambio e di incontro tra diverse culture mediterranee per la creazione di reti commerciali a lungo raggio (Bolder-Boos 2016; Michetti 2020; Krämer 2023; più in generale, Chankowski 2025): lo stesso accadeva in Adriatico[1] e la presenza di elementi salutiferi non poteva che attrarre ulteriormente la presenza ‘straniera’, rafforzando tali circuiti economici. In questa visione cosmopolita, così come al Timavo il culto venne presto ellenizzato, allo stesso modo presso le sorgenti euganee accanto ad Aponus, divinità di natura epicorica, si affiancarono le figure di Gerione ed Ercole[2]. In entrambi i casi, è proprio la polifunzionalità delle sorgenti termominerali – soprattutto in relazione all’allevamento degli armenti – che consentì a tali centri di svilupparsi nel corso dei secoli come ‘attivatori’ degli snodi portuali marittimi più vicini. Ciò contribuì alla proliferazione di insediamenti sempre più complessi e portò – in seguito alla romanizzazione dell’area tra la fine del III e il II secolo a.C. – allo sviluppo di un articolato turismo termale e salutifero potenziato dalla tecnologia romana e dall’affinarsi delle conoscenze in campo medico e architettonico-ingegneristico, come testimoniato dalle fonti letterarie e dagli indizi archeologici fino alla fine dell’età imperiale (Bassani 2025, 80-81).

Caratteristica peculiare di questo volume è l’approccio integrato alla questione trattata: la lettura archeologica viene ampiamente suffragata dalle fonti archivistiche, mettendo a sistema le informazioni tratte dalle fonti scritte e materiali con quelle manoscritte, nel tentativo di ricostruire nella maniera più completa possibile i contesti analizzati. La seconda parte del libro presenta così una serie di riflessioni e commenti su un testo di Giovanni Lavagnoli (1773) rimasto allo stato di manoscritto, incompleto e mai pubblicato, sulle antichità delle sorgenti termo-minerali dell’area euganea, la cui sintesi viene riportata nell’appendice 1 del volume, mentre l’appendice 2 presenta integralmente la memoria, anch’essa inedita, di Antonio Maria Zanetti sulla statua del cd. dignitario da Montegrotto Terme. Gli scritti di Lavagnoli sono particolarmente preziosi perché presentano diverse scoperte non ancora prese in considerazione in relazione allo studio del territorio euganeo: una serie di ex-voto rinvenuti nel lago oggi scomparso di S. Pietro Montagnon; infrastrutture idrauliche messe in luce negli scavi del tempo; iscrizioni relative alla frequentazione del fons Aponi e al suo culto e forse proprio la rappresentazione del dio, barbato e appoggiato a un pilastro su cui si rovescia un vaso, finora conosciuta come ‘dignitario’ (Bassani 2025, 143-169). L’attributo del vaso rovesciato rimanda a raffigurazioni di Ninfe, personificazioni di fiumi e a divinità delle acque e il confronto con la statuetta di divinità delle acque dal ninfeo di Collazzone sembrerebbe anche sostenere l’identificazione con il dio Aponus (Bassani 2025, 160-165), nonostante l’eccezionalità della posizione stante rispetto alla consueta disposizione recumbente del corpo[3]. Pur non potendo escludere che il cd. dignitario stringesse nella mano sinistra un rhyton o magari una canna palustre, tuttavia la posizione inconsueta della statua e la mancanza di fuoriuscita di acqua dal vaso rovesciato o quantomeno del gesto con la mano del dio sulla bocca del vaso stesso, quale rappresentazione simbolica della sorgente zampillante, lasciano ancora qualche dubbio sull’attribuzione proposta[4].

D’altro canto, il lavoro di Maddalena Bassani può dirsi tutt’altro che concluso, come suggerito già dal titolo, in cui si fa riferimento al primo volume di una ricerca ancora in corso. La prospettiva è infatti quella di sviluppare ulteriormente temi legati allo sfruttamento delle risorse termominerali per finalità produttive e di definire i contesti esaminati in un quadro più ampio di mobilità dei pellegrini e di trasporto commerciale, in relazione sia alle strutture ricettive che alle attività produttive esistenti, ampliando lo sguardo anche all’Adriatico meridionale e orientale. In questa ottica, paiono particolarmente interessanti da approfondire quelle fasi storiche antiche in cui la complessità economica e gestionale di matrice imperiale non si era ancora affermata o era ormai entrata in crisi, “prima e dopo i Romani” insomma, per ricostruire nuovi tasselli della storia economica e sociale di un Adriatico Salutifero ancora da esplorare.

Note

[1] Si pensi per esempio al caso del santuario di Cupra nel Piceno, in Demma, Casci Ceccacci 2020.

[2] Le fonti letterarie di matrice greca sembrano in realtà non conoscere il nome preciso della divinità patrona delle sorgenti, ammesso che un nome già lo avesse (Bassani 2025, 53).

[3] Sui canoni di un tipo di divinità fluviale, fissato in età tardo ellenistica e ampiamente diffuso in epoca imperiale: Klementa 1993.

[4] Klementa 1993 e da ultimo il confronto con la personificazione del fiume Almone in De Cristofaro 2025.

Riferimenti bibliografici
  • Bassani 2025
    M. Bassani, Adriatico Salutifero, 1. Archeologia del termalismo al Fons Timavi e al Fons Aponi, Roma 2025.
  • Bolder-Boos 2016
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  • Selmin et al. 2009
    F. Selmin, C. Ceschi, C. Grandis (a cura di), Guida dei Colli Euganei: la storia, l’arte, la natura, il paesaggio, Sommacampagna 2009. 
  • Tirelli 2020
    M. Tirelli, Lo straniero-lupo e il garante nel santuario di Altino, in M.P. Castiglioni, M. Curcio, R. Dubbini (a cura di), Incontrarsi al limite. Ibridazioni mediterranee nell’Italia preromana, Roma 2020, 145-157.
English abstract

Thermalism in the ancient world was a complex phenomenon in which therapeutic practices, architecture, cult activities, and territorial organization were deeply interconnected, reflecting the central role of water in religious, economic, and social life. Focusing on the Upper Adriatic region, this article examines ancient thermo-mineral springs as structuring elements of landscape and settlement dynamics, with particular attention to the Fons Timavi and the Fons Aponi. Through an integrated analysis of archaeological evidence, literary sources, mythological traditions, and previously unpublished archival materials, the study highlights the long-term continuity in the exploitation of thermal waters from protohistory through the Roman period. Special emphasis is placed on the role of myth in shaping cult practices and perceptions of the salutary power of springs, as well as on the multifunctional use of thermal waters for therapeutic, ritual, and productive purposes. The article ultimately proposes a reading of thermo-mineral sites as hybrid spaces where natural resources, divine presences, human communities, and economic activities converged, offering a renewed perspective on the cultural and social history of the Adriatic area.

keywords | Ancient thermalism; Upper Adriatic; Thermo-mineral springs; Cult and mythology; Landscape and settlement dynamics.

Per citare questo articolo / To cite this article: Rachele Dubbini, Il termalismo antico nell’alto Adriatico. Recensione a: Maddalena Bassani, Adriatico Salutifero, 1. Archeologia del termalismo al Fons Timavi e al Fons Aponi, “L’Erma” di Bretschneider, Roma 2025, “La Rivista di Engramma” n. 231, gennaio/febbraio 2026.