Presentazione di Donda Retrieved: Inquiry Into a Disappearance, di Stefano Miraglia (Venezia 2026)
Giuseppe Bambagioni
English abstract

1 | Stefano Miraglia, Donda Retrieved: Inquiry Into a Disappearance, Venezia 2026.

2 | Contenitori delle copie ritrovate dei film di Donda (fotografia di Stefano Miraglia).

3 | Fotogramma con Rossella Or da Engel und Puppe, 1974.

4 | Fotogramma da Il corpo rubato – psicoanalisi o forme della suggestione?, 1982. Probabilmente, l’uomo con il megafono che compare in questa ripresa d’archivio è proprio Ellis Donda, durante l’occupazione dell’Università di Trento.

5 | Pagine dedicate alla trascrizione del testo mai pubblicato del progetto Pier Paolo Pasolini. La lingua, la terra.
La ricerca condotta da Stefano Miraglia, pubblicata da Adriatico Book Club a marzo 2026, si presenta con un titolo suggestivo che accompagni il lettore nel percorso tracciato al suo interno: la dimensione di “salvataggio” o di “recupero” evocata rimanda, infatti, al lavoro di vera e propria indagine svolto sul cineasta friulano Ellis Donda (1947-2023). Il libro costituisce il primo affondo dedicato, in senso monografico, al regista e presenta una serie di questioni aperte, tanto, nel merito, sull’argomento della trattazione, quanto, in generale, sulla metodologia applicata in un contesto che rende complessa la precisa individuazione dell’oggetto di studio. [Fig. 1]
La ricostruzione di una figura precedentemente pressoché ignota si è, difatti, dovuta confrontare con un’assenza quasi totale di informazioni certe e un numero limitato di rimandi bibliografici e documentali, alle volte complicata anche dalla trasmissione di errori, per quanto riguarda l’annotazione o la trascrizione dei dati identificativi di Donda, soprattutto nella letteratura grigia. Configuratasi, quindi, la situazione di un corpus archivistico instabile, smembrato e disperso, si è aggiunta la difficoltà di reperire il materiale filmico, custodito in strutture diverse e spesso catalogato con titoli discordanti anche nel caso di copie dello stesso film.
Fra le fonti, ha avuto un ruolo anche l’incontro con il regista, rintracciato nel 2019, ormai anziano ma comunque disponibile ad alcune sessioni di interviste, divenute una cornice di riferimenti utili con cui misurare le nuove scoperte. La collaborazione con gli eredi, a partire dal 2025, ha poi permesso la consultazione e la riorganizzazione del suo caotico archivio privato, aprendo la possibilità di un riconoscimento ministeriale ufficiale.
A questa prima ricognizione generale sulla vita e sull’opera di Ellis Donda ha contribuito inoltre il progetto di stampo sostanzialmente curatoriale portato avanti nell’arco di circa sette anni, culminato in una serie di approfondimenti specifici che hanno dato vita a programmi di proiezioni e retrospettive, conversazioni e momenti di dialogo pubblico con il regista stesso – soprattutto in occasione di più edizioni del festival I Mille Occhi di Trieste – e, infine, ad alcune lezioni tematiche e metodologiche, dentro e fuori dalle università, svolte fra il Friuli Venezia Giulia, il Veneto e la Francia (all’École nationale supérieure d’art di Bourges).
Suddiviso in tre sezioni maggiori, il libro – edito in lingua inglese con l’idea di suscitare un interesse non solo locale – rappresenta un tentativo di funzionale sistematizzazione di tutto ciò che è in qualche modo riconducibile alla figura di Donda; i master dei suoi film, gli scritti teorici, i molti progetti incompiuti, le notizie su di lui. L’esito tangibile del lungo processo di scavo risiede, soprattutto, nella riappropriazione del rapporto con questi oggetti prima espunti dall’attenzione di storici e studiosi, oggi riposizionati all’interno di uno spazio di riconoscimento pubblico grazie anche al rinnovato processo di elaborazione di temi e questioni legate alla storia del Cinema Indipendente Italiano. [Fig. 2]
I risultati della ricerca aiutano a ripercorrere alcuni snodi biografici, mettendo in evidenza anche le ragioni delle peculiarità e delle inclinazioni che emergono dal recupero della sua opera. Donda frequentò la facoltà di Sociologia di Trento – fra i maggiori centri del movimento di contestazione studentesca del Sessantotto – conseguendo la laurea nel 1971, e poi il Centro Sperimentale di Cinematografia a Roma, nel biennio 1972-1974, durante i turbolenti anni in cui la scuola fu diretta da Roberto Rossellini. Qui, come prova finale di diploma, collaborando con l’attrice di teatro d’avanguardia Rossella Or e la scrittrice Jacqueline Risset, realizzò il suo primo film, il cortometraggio Engel und Puppe – inizialmente denominato La Modistin: come il successivo titolo, una citazione tratta dalle Elegie duinesi di Rainer Maria Rilke – origine genealogica anche della storia di questa recente pubblicazione. Proprio la riconsiderazione, nel 2019, di una copia positiva in 16mm, ormai virata in magenta, nella collezione del Collectif Jeune Cinéma a Parigi ne provoca l’innesco. [Fig. 3]
La sperimentazione cinematografica e l’elaborazione di un efficace metodo di analisi – di sé e dei contesti in cui si trovò a operare – sono assunte come chiavi di lettura privilegiate dell’intera bio-filmografia. Procedendo con ordine, la prima parte – la più corposa – consiste in un articolo scientifico e si concentra sulla descrizione del lavoro di Donda intorno e all’interno delle tre grandi istituzioni in cui si formò ed esercitò la professione di filmmaker fra il 1974 e il 1986: il CSC, la Biennale di Venezia e la RAI. Già molto attivo in ambito teorico e autore per varie testate di inserti e articoli sulla psicoanalisi e sul linguaggio cinematografico – ossessioni che ne orientarono l’intera evoluzione espressiva e stilistica – Donda, con il primo film, votato a una forma saggistica ma priva di linearità narrativa, ottiene una buona circolazione in festival del circuito del cinema underground all’estero, soprattutto in Germania e Francia. È, in seguito, la Biennale di Venezia – in anni di profonda modificazione delle pratiche amministrative culturali, grazie alle politiche di decentramento – ad assumere il ruolo di committente delle successive incursioni in campo filmico. Con l’Unità Produttiva nk, fondata con i compagni di studi, dedica un progetto pedagogico-educativo – altro polo fondamentale della sua produzione – ai ragazzi delle scuole del comune di Mirano. Oltre che a lezioni di tecnica e teoria cinematografica e a proposte di visione, dall’esperienza laboratoriale risultano tre brevi film in 16mm pensati per confluire in un unico lungometraggio per le proiezioni nei cineclub e per la messa in onda televisiva. Conservato in una copia positiva all’ASAC sotto al nome di Progetto-Pilota Cinema. Mirano ’76, il lavoro finito raccoglie tre episodi – girati insieme agli studenti – diseguali per stile e tematiche, di cui Donda, successivamente, sembra voler rivendicare, in particolar modo, la paternità del primo, Come Cinema. Quasi tre decenni più tardi ne proporrà un seguito, Come Cinema 2, ospitato nel programma del Festival di Pesaro del 2003 (sua penultima fatica, prima del conclusivo Esercizi di cinema nel 2007: entrambi realizzati con le classi, nelle scuole in cui insegnava una volta ritiratosi).
Dal 1980, Donda trasferisce la sua attenzione verso il mezzo televisivo e, impiegato da freelance nelle reti nazionali, va incontro al momento più produttivo della sua carriera: firma tre regie in videotape (due documentari e un lungometraggio di finzione: Parigi ’50 – L’esistenza immaginata, Il corpo rubato – psicoanalisi o forme della suggestione? e Altre epifanie) ed è autore di tre libri (fra cui il trattato Metafore della visione. Onton - logos - eidos): l’influenza delle teorie psicanalitiche e, in particolare, il fascino esercitato su di lui dal pensiero di Jacques Lacan emergono con grande evidenza come colonna portante di questa parte dell’opera. Successivamente si dedica anche al teatro e alla radio. [Fig. 4]
La seconda parte del libro riporta, infatti, un testo inedito dello stesso regista, custodito fra una pletora di altri progetti ipotizzati o incompiuti, che riassume schematicamente un’opera multimediale mai realizzata, intitolata Pier Paolo Pasolini. La lingua, la terra, prova di una propensione multidisciplinare e un’apertura verso orizzonti che testimoniano un processo di contemporaneo accostamento e distaccamento dal cinema. L’idea, fra le altre cose, prevedeva l’impiego di alcuni proiettori in formato ridotto, l’uso di diapositive e di registratori sonori e un’attrice in scena.
L’ultima parte si costituisce, infine, come un elenco ordinato e descrittivo degli elementi del fondo archivistico lasciato da Donda, che – grazie alla sua varietà – merita certamente un esame ulteriore.
Affiora così – grazie anche a un apparato iconografico che riproduce immagini dei film, illustrazioni dei suoi libri, notazioni, articoli e scritti autografi di Donda – la figura non solo di un cineasta colto, ma di un operatore culturale a tutto tondo (l’ultimo, pare, ad aver intervistato Roland Barthes), impegnato su più fronti, quasi del tutto dimenticato dalla storiografia successiva. La causa di questo oblio si può, forse, individuare anche nella programmatica indecifrabilità dei suoi film, in cui il montaggio è interpretato come arte liberamente combinatoria che lega immagini fisse e in movimento, non distingue nettamente le riprese d’archivio e le sequenze costruite ex novo, accosta la precisione della parola scritta e l’incoerenza comunicativa della varietà linguistica, assomma sofisticati riferimenti culturali e musicali e lunghi e complessi voice-over. [Fig. 5]
A Miraglia, quindi, va il merito di aver riaperto il discorso intorno a una personalità rilevante, il cui profilo e la cui ricezione successiva ricalcano, per buona parte, i casi di molti filmmaker sperimentali e indipendenti del periodo, la cui parabola, almeno da un certo punto, sembrava destinata a riecheggiare nel noto ritornello che Carlo Emilio Gadda ripeteva nelle interviste, di fronte alle domande più inquisitorie: “Per favore, mi lasci nell’ombra”.
E se anche il cinema è un gioco d’ombre, così come Ellis Donda si trovava a definirlo, si dà il caso che un intervento mirato a diradarle non risulti né sterile né improduttivo, ma riesca anzi a illuminarne dinamiche poco indagate e nuovi possibili protagonisti, tessere in un mosaico più grande che progressivamente va a delinearsi.
English abstract
English abstract: Ellis Donda (1947–2023) was a Friulian writer and film director who withdrew from the public eye in the 1980s. This first monograph on the author – Donda Retrieved: Inquiry Into a Disappearance – uncovers a crucial yet neglected episode of 1970s Italian independent cinema history by examining an untapped archive of documents, unmade projects, films and videos. Born in Terzo d’Aquileia, Donda was an interdisciplinary author active in the Italian cultural landscape of the late twentieth century. After studying sociology in Trento during the events of 1968, he later studied at Centro Sperimentale di Cinematografia under Roberto Rossellini. For RAI he was a refined communicator (as well as the last journalist to interview Roland Barthes), producing fiction, documentaries and experimental radio programmes. He collaborated with the 1976 Venice Biennale and with circles of the artistic avant-garde in Rome. He wrote numerous essays on cinema, psychoanalysis, music, politics, sociology and anthropology. In the 2000s he devoted himself to teaching cinema in schools, an experience from which his final films emerged.
keywords | Ellis Donda; Experimental cinema; Archive.
Per citare questo articolo / To cite this article: nome e cognome, Presentazione di Donda Retrieved: Inquiry Into a Disappearance , di Stefano Miraglia (Venezia 2026), “La Rivista di Engramma” n. 235, maggio 2026.