"La Rivista di Engramma (online)" ISSN 1826-901X

137 | agosto 2016

9788898260829

titolo

Fortuna per mare e per terra

Editoriale di Engramma 137

a cura di Alessandra Pedersoli, Antonella Sbrilli

A Venezia nel 1678 i Procuratori de supra si accordano con lo scultore Bernardo Falconi per la realizzazione di un gruppo scultoreo da collocare sulla sommità della Dogana da Mar. La scultura in bronzo dorato rappresenta un globo sostenuto da due figure virili, sul quale poggia una donna nuda nell'atto di reggere una vela, mentre i capelli sono mossi dal vento, alzati sopra la fronte in un ciuffo. Si tratta della personificazione della Fortuna come Occasio – l'opportunità che si presenta come momento propizio ma sfuggente, che si lascia cogliere solo con abilità e tempismo, ricorrendo anche a un poco di opportunistica astuzia. L'immagine che la vuole col ciuffo al vento, afferrabile solo da mani pronte e svelte, deriva dall'iconografia di Kairos, e non dalle raffigurazioni di Tyche, e nel Rinascimento si complica con l'aggiunta dell'attributo romano della vela che, come si legge nel montaggio di Tavola 48 dell'Atlante Mnemosyne e come scrive Aby Warburg a Edwin Seligman (vedi, in Engramma, il Regesto di testi inediti e rari dal Warburg Institute sul tema di Fortuna), è collegata alla figura della nave – il mezzo privilegiato della fortuna del mercante rinascimentale. Proprio grazie a Fortuna si consolidano le cospicue fortune dei mercanti fiorentini – della famiglia Sassetti, dei Rucellai e degli stessi Medici – ed è grazie al mare, e alle navi che lo solcano, che la stessa Venezia può dirsi Serenissima – Venezia che, alla Punta della Dogana, rende omaggio alla sua Fortuna che, ruotando instabile e mutevole in bilico sulla sfera, segnala il corso dei venti proprio nel punto terminale in cui l'insula su cui si erge la Chiesa di Santa Maria della Salute si protende nel bacino davanti a San Marco, all'imbocco/sbocco, fine e inizio, del Canal Grande, l'arteria principale dei traffici della città.

Fortuna, occasione, tempo (cronologico e metereologico), vento, mare e tempesta – funesta o propizia che sia: sono questi i temi del numero 137 di Engramma. Il numero si apre con un affondo etimologico sulla parola latina che indica il dado, la sorte, il caso: le vicissitudini linguistiche di alea – che ancora permane nell'italiano 'aleatorio' – sono ripercorse da Lucia Amara nel Breve catalogo della parola alea, che spazia lungo i secoli, da Isidoro di Siviglia all'Oxford Dictionary, collazionando ipotesi sulla sua origine e le sue interpretazioni. Attraverso il tempo e gli usi di società diverse, il termine si presta a indicare l'incertezza e il rischio, i pericoli del gioco d'azzardo e il calcolo delle combinazioni, trattenendo in sé i "gesti e le voci che si producono attorno al getto, nel momento della puntata".

Potente è la storia delle immagini che – nel corso dei secoli e in particolare nella congiuntura del Rinascimento – hanno rappresentato la sorte, favorevole o avversa, di fronte a cui l'essere umano può cedere o manovrare, abbandonarsi o farsi artefice. La Tavola 48 dell'Atlante Mnemosyne di Warburg è allestita intorno al tema della Fortuna, nelle sue declinazioni di "Fortuna con ruota", "Fortuna con ciuffo" e "Fortuna con vela": tre figure che corrispondono ad altrettante posture e attitudini dell'uomo nei confronti della sorte. La lettura della Tavola warburghiana sulla Fortuna, a cura del Seminario Mnemosyne | ClassicA (già pubblicata in Engramma in versione italiana) è presentata in versione inglese: Fortuna during the Renaissance. A reading of Plate 48 of Aby Warburg's Bilderatlas Mnemosyne, nella traduzione di Elizabeth Thomson. 

"Non c'è testo shakespeariano che meglio della Tempesta dimostri come il racconto nasca dalla vita e torni alla vita" – scrive Nadia Fusini nel saggio edito recentemente da Einaudi di cui l'autrice pubblica in Engramma un brano: Storia di una tempesta sul fondale della Tempesta, da Vivere nella Tempesta (2016). La trama della Tempesta è imbastita anche su fatti reali, sull'attualità di resoconti di viaggi e di naufragi, eventi che accadono per mari ed oceani.

Fa eco a queste storie di imbarcazioni ed esistenze in balìa dei flutti l'articolo di Ada De Pirro sull'opera che l'artista britannica Tacita Dean dedica a un'altra storia di tempeste e di naufragi, The Roaring Forties: Seven Boards in Seven days. Narrazione di un fortunale in un'opera di Tacita Dean. Il fortunale si coniuga col fortuito, la coincidenza con il destino. 

Il caso e il tempo quotidiano si presentano del resto ubiqui nelle arti contemporanee, in una varietà di tecniche concettuali, performative – e di re-enactment – che invadono il tempo reale dello spettatore, invitandolo a unire i punti di tracciati in nuove configurazioni, a riconsiderare il singolo giorno come scena del possibile. Al Museo Macro di Roma, la mostra Dall'oggi al domani. 24 ore nell'arte contemporanea, curata da Antonella Sbrilli e da Maria Grazia Tolomeo, è presentata nel contributo La fortuna di un giorno.

Chiude questo numero il gioco oracolare che invita a consultare l'archivio di Engramma come un repertorio di suggerimenti casuali – o per meglio dire fortuiti, e sempre imprevedibili. Già proposto in Engramma 92, Webmantica: gioco di fortuna. Interroga l'archivio di Engramma come un Libro delle Sorti torna arricchito del materiale stratificatosi in decine di nuovi numeri, in centinaia di articoli, in migliaia di collegamenti fluttuanti nella rete che aspettano solo di essere catturati dalla giusta interrogazione.


Fortuna e fortunali, simbolici e letterari, in Engramma

Il numero 92 di Engramma (agosto 2011) è dedicato al tema della Fortuna. In particolare: sui "Libri delle Sorti" leggi l'articolo Abracadabra. Una lettura di tavola 23a di Mnemosyne di Silvia Urbini; su specifici oggetti e pratiche mantiche leggi Tre puntate su Fortuna di Antonella Sbrilli. Al tema dell'iconografia di Fortuna nel Rinascimento è dedicato il saggio di Sara Agnoletto, Hermes versus Fortuna. Un percorso interpretativo sul tema della fortuna nel Rinascimento, in Engramma n. 100 (settembre/ottobre 2012). Sul fronte dei fortunali, letterari e simbolici, alla Tempesta di Shakespeare Engramma ha dedicato il numero 94 (novembre 2011) e il "naufragio come codice iconologico" è il tema di un contributo di Barnaba Maj in Engramma n. 100. Infine, al tema della Fortuna, è dedicato uno dei pannelli dell'Atlante di Aby Warburg: vedi Mnemosyne Atlas, tavola 48.

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