"La Rivista di Engramma (online)" ISSN 1826-901X

144 | aprile 2017

9788894840193

titolo

Memorie della malinconia

Editoriale di Engramma 144

a cura di Monica Centanni. Daniele Pisani, Daniela Sacco


Questo numero di Engramma è dedicato a un tema attorno al quale il Seminario Mnemosyne è impegnato sin dalle sue origini: la malinconia, vista dalla particolare prospettiva tematica e metodologica – anche se non solo – proposta nel Bilderatlas Mnemosyne e, più in generale, dagli studi di Aby Warburg (è il filone di ricerca avviato già da Seminario Mnemoysne 2000bSeminario Mnemosyne 2002b). Nel saggio di un numero di poco precedente all'attuale dedicato allo stesso tema, il filo conduttore era un dettaglio posturale caratteristico di figure presenti in molte tavole dell’Atlante: quello del volto reclinato posato sulla mano, che caratterizza, tra l’altro, la postura dell’enigmatico angelo pensoso di Melencolia I di Albrecht Dürer. Ne era emersa una rete di tracciati intorno a

“un nesso gestuale e posturale che collega, per precise linee di tangenza, figure diverse, femminili e maschili, contraddistinte dalla stessa, particolare, posizione: la mano al volto, impegnata a sorreggere il peso della testa, quasi che il punto in cui il viso si sostiene sulla mano sia quello su cui più insiste – quasi precipita – la gravità di un corpo in atto di contrizione o abbandono, sia esso appoggiato a un sostegno o accasciato, semi-disteso o recubante”. 

Seminario Mnemosyne 2016, Figure della Malinconia, in Engramma n. 140

A seguire, dopo la ricognizione sulle figure della Malinconia nell'Atlante, questo numero della rivista è il frutto dell'ulteriore sforzo di guardare alle occorrenze, anche al di fuori di Mnemosyne, di quella iconografia che coinvolge corpo e affetti. È quanto ora si ripromette, infatti, il Seminario Mnemosyne, che nel saggio elaborato per questo numero di Engramma, Tre forme di malinconia. Una ricognizione su figure di malinconici, a partire dall'Atlas Mnemosyne, riprende e mette alla prova la proposta di tripartire le forme della Malinconia dell’Atlante (già avanzata sin dal 2002, a partire dalla Lettura di Tavola 42. Il teatro della morte) e propone un prototipo per ciascuna delle tre articolazioni tematico-formali. Ad altri promettenti spunti emersi nel corso del lavoro di ricerca corale, e per ora soltanto accennati, come ad esempio il concetto del ‘transfert posturale' che sembra poter riconoscersi in una serie di opere rinascimentali, il Seminario Mnemosyne si ripromette di dedicarsi più circonstanziatamente in un prossimo futuro.

Accanto a questo ulteriore tassello del work in progress che è lo studio dell’iconografia della Malinconia, il numero 144 di Engramma propone ulteriori contenuti relativi al Bilderatlas Mnemosyne: l'implementazione dei materiali relativi alla Tavola 58 "Cosmologia in Dürer" con il dettaglio di tutte le immagini e didascalie (in doppia versione, italiana e inglese); la pubblicazione della versione inglese della lettura di Tavola C del BilderatlasSons of Mars and the heirs of Prometheus – the conquest of the heavens: war and technology. An interpretative essay on Plate C of the Mnemosyne Atlas, la cui traduzione è a cura di Elizabeth Thomson.

Ancora nell'ambito degli studi warburghiani, presentiamo il contributo di Emiliano De Vito, “Uno scolaretto al cinema”. Einstein e l’Atlante di Warburg: si tratta di una lettura del volume Warburg, Cassirer und Einstein im Gespräch (Berlin 2015), in cui gli autori Horst Bredekamp e Claudia Wedepohl tentano di ricostruire dal punto di vista documentario e di comprendere nella vasta portata l'incidenza nel pensiero di Warburg della frequentazione con Ernst Cassirer e dell'incontro con Albert Einstein. De Vito in particolare si sofferma sulla significanza di quest'ultimo, avvenuto nel settembre del 1928 a Scharbeutz. 

La gestualità, così importante nella figurazione della postura melanconica, è uno dei temi che Cristina Baldacci affronta nella sua recente pubblicazione Archivi impossibili. Un'ossessione dell'arte contemporanea (Monza 2016), di cui pubblichiamo un estratto. Nella riflessione sulle arti performative come ideali atlanti del gesto, l'autrice si interroga sulle modalità con cui il mondo dell’arte si sta orientando nel tentativo di consegnare alla posterità la documentazione relativa a una parte cospicua dell’arte contemporanea, quale quella costituita dalla performance, che per principio è effimera, incarnata seppure immateriale, e pertanto impossibile da archiviare nei modi tradizionali. 

Il numero si chiude con un brano tratto dall’ultimo libro di Angela Vettese, Venezia vive, da poco uscito per il Mulino. Nel dibattito sul presente e sul futuro della città lagunare, ci è parso opportuno prendere parte dando voce a chi, coraggiosamente, si rifiuta di lasciarsi andare a geremiadi misoneiste e, specificamente, rifiuta di accettare il destino di malinconica decadenza che ormai segnerebbe irrevocabilmente il profilo della Serenissima. Una nota di speranza, quindi, nelle pagine di Vettese; o quanto meno un invito a non lasciarsi andare alla disperazione. Un atteggiamento concettualmente elastico, vivo, creativo e proprio per questo, paradossalmente, malinconico, ma nel senso più nobile del termine che abbiamo tentato, in questo numero di Engramma, di rilanciare. A partire dal Rinascimento, la malinconia presenta un volto bifronte; contro l'accezione, più comune e volgare, dell'abbandono passivo all'ineluttabilità delle cose, è possibile anche la declinazione di una "malinconia generosa": la malinconia dell'intellettuale, impegnato a convertire l'influsso saturnino – che alimenta il suo ingegno – in una forma di energia utile all'impegno nella vita activa.

temi di ricerca

indici

colophon

archivio