"La Rivista di Engramma (online)" ISSN 1826-901X

26 | luglio/agosto 2003

titolo

Dentro Mnemosyne: percorsi di lettura e di ricerca nell'Atlante di Aby Warburg

Monica Centanni

sezione Mnemosyne Atlas

Il lavoro di analisi e lettura delle tavole dell’Atlante Mnemosyne proposto in Engramma nasce dal Seminario di Tradizione Classica di Venezia (attivo dal 1999, dal 2002 allo IUAV), all'interno di un programma complessivo di studio del metodo di Aby Warburg.

I laboratori, le tesi e le pubblicazioni frutto di questa attività di ricerca e divulgazione confermano la possibilità di considerare l’Atlante Mnemosyne come un osservatorio privilegiato per lo studio del metodo di indagine di Aby Warburg.

Il progetto del Bilderatlas nasce tra il 1927 e il 1928 come esito delle ricerche condotte da Warburg e dagli studiosi che con lui collaboravano in quegli anni. Le attività di Aby Warburg, al suo ritorno alla vita activa dopo il ricovero a Kreuzlingen (sul periodo qualche succinta notazione nella Nota biografica), ripresero a pieno ritmo e sfruttarono in modo originale una parte consistente dei suoi materiali di ricerca che fino ad allora erano stati utilizzati come armamentario privato dello studioso. La prima fase della costruzione di tavole con montaggi fotografici nasce in funzione di piccole esposizioni, tenute in quel periodo nella sede amburghese dell'Istituto e altrove. In occasione di convegni e conferenze, lo staff scientifico della KBW, sotto la direzione del suo fondatore, componeva grandi pannelli sui quali era possibile, grazie all’assemblaggio di fotografie, ricostruire i percorsi che stavano alla base delle indagini. Questo tipo di esposizione accompagnava, supportava e completava le comunicazioni orali e i saggi. Tra gli obiettivi era anche il tentativo di proporre un nuovo stile per la comunicazione scientifica che, senza indulgere a semplificazioni didascaliche della complessità degli itinerari ermeneutici, raggiungesse però il massimo di espressività ed efficacia.

A partire dal 1924 è come se il laboratorio privato del ricercatore, nuova versione dello 'studiolo' umanistico, aprisse le sue porte: e si aprisse non solo ­ come sarebbe stato più ovvio ­ agli allievi e ai collaboratori, ai colleghi e agli studiosi attratti nella sfera di ricerche dell'Istituto Warburg. Lo studio si apre al pubblico e con le esposizioni dei pannelli rende visibili i meccanismi della ricerca: ed esponendoli, li chiarisce e li spiega, attivando un circolo virtuoso tra ricerca e comunicazione. La fototeca, la raccolta di fotografie della Kulturwissenschaftliche Bibliothek Warburg di Amburgo, nata praticamente in parallelo alla collezione di libri, si arricchì notevolemente proprio negli anni successivi al 1924.

Fu dunque a partire dai pannelli montati per le esposizioni della KBW che Warburg, intorno ai primi mesi del 1928, ebbe l'idea di realizzare un’opera unica in forma di atlante: un’opera che avrebbe raccolto, attraverso la scelta di documenti esemplari, i frutti delle ricerche che Warburg aveva condotto per tutto il corso della sua vita e che aveva stimolato nei suoi allievi e collaboratori.

L’Atlante nasce quindi come esito di ricerche stratificate negli anni: ricerche che avevano avuto ciascuna una loro storia e un loro esito più o meno formalizzato (dagli articoli per convegni agli studi più sistematici; ma anche conferenze e lezioni lasciate in forma di appunti). Il progetto Atlante nasce infatti, e procede in parallelo, con la stesura dei saggi principali di Warburg (alcuni dei quali in vita inediti) e con la creazione della Biblioteca e dell'Istitituto.

Tutte le linee di ricerca dell'Istituto confluiscono in Mnemosyne e l'opera della KBW si propone in forma di atlante: un'esplicazione figurata e argomentata dei meccanismi della tradizione classica e delle dinamiche di trasmissione culturale da un'epoca a un'altra. Il tema delle derive iconografiche e della tradizione, morfologica e tematica, delle immagini – un tema centrale nella ricerca warburghiana, che non era mai stato consegnato da Warburg a un lavoro di impianto metodologico – trova forma esplicita nell'Atlante. Mnemosyne si propone dunque come esito originale ed ultimo della metodologia warburghiana e nel contempo come repertorio di partenza per le sue applicazioni.

Problemi nella lettura dell'Atlante 

Nel 1929 Warburg muore lasciando incompiuta la sua ultima grande opera. Le difficoltà intrinseche nella ricostruzione del disegno originale dell'opera, in assenza del suo promotore, si incrociarono con le circostanze storiche che nel 1934, dopo la svolta politica nazionalsocialista in Germania, portarono al trasferimento dell'Istituto Warburg da Amburgo a Londra. Questi fattori oggettivi si intrecciarono sfavorevolmente con gravi fraintendimenti critici sul valore e il significato di Mnemosyne, che portarono di fatto a intendere l'Atlante come una sorta di ‘opera fantasma’. Dopo un silenzio ­ quasi un oblio ­ durato più di sessant’anni, solo di recente l'ultima versione dell'Atlante a cui Warburg lavorò è stata ricostruita in pannelli ed esposta in due allestimenti (Vienna 1994, Siena 1998). La raccolta delle tavole dell'Atlante è stata quindi pubblicata, sulla base di fotografie degli originali del 1929, in tre edizioni diverse uscite tra il 1998 e il 2002 in Germania e in Italia. Il primo problema da affrontare per il Seminario di Engramma era rappresentato proprio dallo stato dei materiali: un archetipo assente (e non ricostruibile); testi di supporto rimasti inediti e frammentari (presso l’Archivio del Warburg Institute di Londra); la disponibilità di un catalogo dell’esposizione italiana di Mnemosyne (Siena, 1998) che forniva alcuni brani di testi inediti (tra i quali una presentazione editoriale di pugno di Warburg, leggibile come una Introduzione all'Atlante, messa on-line in Engramma già nel 2000 in un testo commentato a cura di Giulia Bordignon); le riproduzioni a schede sciolte in dimensioni ridotte delle tavole; una bibliografia critica specifica esigua.

A questo si aggiungeva l’assoluta multiformità dei documenti che costituiscono i pannelli, per quanto riguarda epoca, ambito culturale, stile, fattura, supporto: in Mnemosyne, infatti, sin dalle prime tavole si trovano accostati con pari dignità semantica reperti archeologici, mappe del cielo, manoscritti arabi, fotografie di attualità, capolavori dell’arte, ritagli di giornale.

La pubblicazione nel 2000 per i tipi di Akademie Verlag di una edizione critica della versione 1929 dell'Atlante (proposta di seguito nel 2002, in traduzione italiana e in una nuova versione, dall'editore Aragno) consente ora di lavorare su una base testuale solida e filologicamente più rigorosa. Al riaccendersi dell'interesse intorno al testo di Mnemosyne si è accompagnato, negli ultimi anni, anche un risveglio critico e, dunque, la possibilità di avvalersi di una bibliografia più ricca e aggiornata (vedi in sezione Mnemosyne Atlas la voce Bibliografia).

Criteri di scelta delle tavole

La scelta dei pannelli dell’Atlante analizzati e pubblicati in Engramma è stata dettata dagli interessi di studiosi e studenti, ovvero dai diversi fili delle ricerche in fieri all'interno del Seminario di tradizione classica.

Il primo lavoro è stata la lettura di Tavola 5. Il Pannello appartiene a un gruppo di tavole (4-8) che assembla materiali archeologici ed è stato selezionato proprio per una maggiore familiarità disciplinare ­ relativamente alla tradizione classica ­ con le immagini che compaiono nel Pannello (ad esempio una serie di sarcofagi pagani), ma anche per la centralità in questo montaggio di un concetto chiave del pensiero warburghiano: la Pathosformel.

Un altro indirizzo d’indagine seguito è stata la selezione di pannelli che avessero rapporti espliciti con i saggi editi di Warburg. L’analisi di queste tavole (ad esempio di Tavola 39, in relazione alla dissertazione del 1893 sui dipinti mitologici di Botticelli, o di Tavola 46, in relazione alle ricerche sui maestri del primo Rinascimento italiano e la figura della Ninfa) poteva beneficiare della voce diretta di Warburg sui temi trattati e, contemporaneamente, fornire materiale di approfondimento degli stessi e originali spunti di ricerca.

L’approfondimento della conoscenza dei materiali dell’Atlante, ma anche della struttura intera dell’opera, ha condotto allo studio dei pannelli di apertura di Mnemosyne: le tavole A, B, C, analizzate prima singolarmente e poi come nucleo autonomo nel corpo dell'opera, così come segnala lo stesso Warburg identificando soltanto questi tre pannelli con lettere, anziché con cifre: ABC. Le tre tavole di apertura dell'Atlante sono state lette come un accesso ermeneutico a Mnemosyne. Il loro studio, in connessione a quello del Pannello 79 ­ che conclude (ma non chiude) l’opera ­ ha aperto una prospettiva sui temi dell’orientamento, del rapporto uomo-mondo, del ruolo della rappresentazione per l’essere, con uno sfondamento sino all’attualità. Questo ha rappresentato per il Seminario una evoluzione e un nuovo ingresso ai materiali, anche attraverso il delinenarsi di originali possibilità metodologiche di utilizzo dell’Atlante.

In questo senso, è stato possibile rintracciare alcune tematiche dell’Atlante attraverso il susseguirsi, efficace, dell’analisi di pannelli che più eloquentemente si prestavano a questo gioco di relazioni.

Metodo di lettura

I problemi di accessibilità e leggibilità dei materiali dell'opera Atlante sono dunque stati il primo filtro per i criteri di scelta delle tavole da analizzare: gli ostacoli, ma anche le risposte trovate di volta in volta ai problemi, hanno condizionato l’evolversi della ricerca su Mnemosyne. La scarsità di materiali di supporto e la costitutiva eloquenza visiva dell’opera Atlante, hanno suggerito un iter di lavoro sui pannelli, che partiva e parte proprio dalla visione.

La traccia di percorsi grafico-ermeneutici, che Engramma propone per ciascun pannello analizzato, nasce dal lavoro seminariale, letteralmente 'a più occhi', e si avvale, per la restituzione a video, di semplici software di grafica. Contorni e velature colorati suggeriscono trame possibili di accesso e comprensione della tavola, basate innanzi tutto sull’evidenziazione di singole sezioni del pannello ­ accostamenti tematici e formali già eloquenti nel montaggio; la sovrapposizione e l’intersezione complessa delle tracce dimostra, poi, la necessaria negazione della riduzione a schema univoco (così avviene ad esempio nella Tavola riassuntiva dei tracciati ermeneutici di Tavola 39).

Il lavoro di analisi prosegue con il commento e l’approfondimento degli ambiti tematici e formali identificati, sulla base di sensibilità e competenze specifiche dei partecipanti al Seminario. Nei testi proposti come letture si cerca di ovviare al difetto di materiali critici originali di Warburg o di studi specifici affidandosi direttamente allo sviluppo dei suggerimenti forniti dalla "legge del buon vicinato" delle immagini e dalla verifica della storia delle singole opere.

I testi pubblicati nei primi numeri sono l'esito di un lavoro a più mani (coordinato da Monica Centanni e Katia Mazzucco) e successivamente sono il frutto di una scrittura corale. Nelle letture di alcuni pannelli un contributo essenziale è venuto del lavoro di approfondimento condotto per corsi universitari di laurea specialistica negli Atenei veneziani: è il caso, ad esempio, della ricerca svolta da Alessandra Pedersoli su Tavola 45 e da Maria Bergamo e Valentina Sinico su Tavola 47.

Una tendenza che si è manifestata in questo iter di lavoro è la progressiva complicazione del metodo. Sulla base di suggerimenti forniti da Salvatore Settis per primo (Incontro Internazionale di studio "Aby Warburg Mnemosyne Italia", Siena 30-31 maggio 1998; Seminario di tradizione classica di Venezia, lezione del 24 febbraio 2000), la lettura procede individuando nelle sequenze iconiche la possibilità di riconoscere un incipit e un explicit, ingresso e uscita dalla tavola, che guidano la tracciatura di percorsi grafici e la stesura del testo (è il caso del nesso genio alato-celebrazione della fama riconosciuto come cifra tematica nel corso della lettura di Tavola 39). Diverse correzioni ­ spesso conferma e non negazione di acquisizioni precedenti ­ si sono rese necessarie di fronte ad assemblaggi che manifestavano altre strategie di combinazione e di montaggio, come ad esempio la centralità e la forza attrattiva di una immagine, o un gruppo di immagini, centrale: è il caso dell’identità Dioniso/Ade (secondo l'apofatica enunciazione eraclitea) che trova figure nello sparagmos provocato dal dio, nelle opere centrali del Pannello 5.

Ulteriore acquisizione è stata l'identificazione di precisi espedienti compositivi nel montaggio, come la ripetizione di un dettaglio tratto da un'opera già presente nello stesso pannello in riproduzione integrale. È il caso del dettaglio dei volti di Chloris e Zefiro tratto dalla 'Primavera' di Botticelli in Tavola 39; ma la stessa strategia (complicata dal passaggio originale/copia) si ritrova nel Pannello 46, dedicato all’immagine della Ninfa, che a partire dalla copia di bottega del dettaglio della canefora dalla Natività del Ghirlandaio, apre una sequenza di disegni, incisioni, riproduzioni (anche una fotografia) di figure di ‘portatrici’. Ancora: in Tavola 45 si trovano ben tre immagini del Miracolo di San Zaccaria, sempre da Santa Maria Novella; nella sezione verticale sinistra del pannello, disegno e opera finita dimostrano la definizione dei dettagli in fase di realizzazione, ma la stessa composizione finita, riproposta in una riproduzione molto più grande al centro della tavola, rivela il preciso intento di attirare l’attenzione sulla cornice architettonica della scena e sull’espediente pittorico della grisaille.

Tali considerazioni hanno reso necessario mantenere una certa elasticità nell’applicazione dei criteri di lettura via via acquisiti, mai assolutizzabili e necessariamente in costante elaborazione. Contemporaneamente, proprio il riconoscimento della ripetizione di opere, copie o soggetti a distanza di pannelli, ha reso possibile identificare precisi rapporti strutturali tra gruppi di tavole che si richiamano a distanza: l’"originale assente" nella Tavola 41a dedicata al Laocoonte richiama immediatamente il Pannello 6, al centro del quale campeggia proprio il marmo vaticano scoperto nel 1506.

Sulla base di una vera e propria convenzione (anche grazie all’esercizio linguistico attivato all'interno della testata latina della Rivista) nel tempo è stata acquisita una maggior precisione terminologica. Dall’analisi dei pannelli 39, 46 e 74, ad esempio, sono scaturite, a partire dall’originale concetto di Pathosformel, le derivazioni di "postura" da intendersi (con un raffinamento analitico ulteriore rispetto al concetto warburghiano) come pura convenzione iconografica semantizzata da "gesti eloquenti" o "efficaci" (così avviene nelle letture di Tavola 39 e Tavola 74). Lo sforzo di entrare sempre più all’interno del labirinto-Atlante, ha proiettato lo studio nel vivo delle formulazioni del pensiero warburghiano, fino all’adozione e reinvenzione di termini plasmati a calco sul suo linguaggio: è il caso dell’invenzione del termine 'Statusformel' (sempre nella lettura di Tavola 39), che definisce una postura morfologicamente e semanticamente connotata ma che, diversamente dalla già warburghiana Pathosformel, non è carica di funzioni e valenze patetiche.

Esiti positivi di questo viaggio di ricerca all'interno dell'Atlante sono i tentativi di appropriazione e applicazione diretta di metodologia warburghiana: questo il senso della proposta di alcuni esperimenti originali di montaggio di pannelli elaborati dal Seminario di Engramma. Dalla proliferazione a partire da tavole dell’Atlante – è il caso della ‘Tavola fantasma’ ex 42 (v. immagine e saggio); ma anche alle ricostruzioni di pannelli tematici che attraversano l’Atlante, come il montaggio (Tavola tematica ex 53) che parte dal Pannello 53; fino alla creazione ex novo di assemblaggi di opere eccedenti da Mnemosyne ma sviluppate intorno a nuclei tematici dall’Atlante in qualche modo evocati: ad esempio nella costruzione del pannello dedicato al gesto della malinconia .

Una deriva che, se non sorvegliata, può produrre esiti negativi è la progressiva complicazione (nella lunghezza e negli inserti digressivi) dei testi di accompagnamento dei pannelli, che può finire per tradire la prima ed essenziale funzione ermeneutica di queste letture, cadendo nell'insidia, sempre in agguato, della sovrainterpretazione. Una tendenza, questa, rintracciabile proprio in alcuni dei lavori che hanno portato anche agli esiti più proficui, come i testi per Tavola B e per Tavola 39.

Evoluzione del metodo di lettura

In una fase di revisione critica del lavoro di lettura dell'Atlante, svoltasi tra l'autunno 2002 e la primavera 2003, si è approdati a una nuova formula per rendere in Engramma il percorso di analisi dei pannelli di Mnemosyne: l'obiettivo è ripristinare l’asciuttezza delle prime letture, senza rinunciare alla possibilità di approfondimenti su temi specifici.

La nuova struttura della sezione Tavole, sperimentata con la lettura del Pannello 41a nel numero 25 della Rivista (maggio-giugno 2003) presenta innanzi tutto una breve scheda descrittiva del pannello, costituita da: appunti di Aby Warburg relativi alle singole tavole finora inediti (conservati al Warburg Institute di Londra [WIA III 104.1] e pubblicati per la prima volta nell’edizione tedesca dell’Atlante, Akademie Verlag, Berlin 2000); una traduzione degli stessi e una descrizione schematica dei principali contenuti della tavola (realizzate sulla base di una recente pubblicazione dedicata a Warburg e Mnemosyne, nata da una tesi di laurea e dal laboratorio di Engramma: Kurt Forster, Katia Mazzucco, Introduzione ad Aby Warburg e all’Atlante della Memoria, Bruno Mondadori, Milano 2002).

I percorsi grafici sono accompagnati da una breve spiegazione ­ intitolata Percorsi ­ e non invadono più lo spazio del testo, che si presenta così più pulito. A questo scheletro di materiali ­ proposto come strumento primario di lettura della tavola ­ si aggiungono approfondimenti sorti da spunti offerti dallo studio del pannello: il Pannello 41a ad esempio è accompagnato da due brevi saggi di Monica Centanni e Lorenzo Bonoldi, dedicati al pathos del Laocoonte, al meccanismo dell’assenza del modello, svelato attraverso questo pannello come ingranaggio portante della macchina Atlante, e all’immediata fama del celebre marmo vaticano.

In diretta connessione con gli esperimenti delle tavole fantasma, tematiche o ex-novo, questa sezione di approfondimento critico potrà quindi avvalersi anche delle forme comunicative del saggio per immagini o dell’assemblaggio-tavola vero e proprio.

Il nuovo modulo di lettura per ogni singola tavola dell'Atlante si articola dunque su:

– una scheda che riporta gli appunti originali di Warburg, una descrizione schematica dei contenuti, le didascalie;
– una elaborazione grafica della tavola mediante percorsi;
– un breve testo di illustrazione dei percorsi;
– saggi di approfondimento su singoli spunti tematici o formali offerti dal pannello.

Questa struttura rende possibile una progressiva articolazione e un arricchimento in fieri dei materiali su ogni singolo pannello e consente, oltre alla prosecuzione dell’indagine sulle tavole dell'Atlante non analizzate fino ad ora, di tornare sulle letture già pubblicate in Engramma per rivedere i materiali prodotti alla luce delle recenti acquisizioni metodologiche.

Un lavoro di questo tipo è stato condotto nell’ambito del Seminario di tradizione classica, in occasione del corso di Archeologia e Storia dell'arte greca e romana dello IUAV, A.A. 2002-2003, e ha portato alla realizzazione di un prototipo di esposizione dei pannelli di Mnemosyne. Il valore didattico e formativo di quest’opera è stato sperimentato concretamente attraverso il ri-assemblaggio del Pannello 5 con nuove riproduzioni delle opere che lo compongono (tecnicamente migliori e quindi più leggibili rispetto alle originali degli anni '20), l’approfondimento dei percorsi di analisi già proposti in Engramma, la revisione dei materiali primari (ad esempio le didascalie delle opere) in base all'aggiornamento critico e bibliografico.

L’esposizione, nata in contemporanea anche come esposizione virtuale, è visitabile, Mnemosyne Atlas: si tratta di una fase di sperimentazione, condotta sulla sola Tavola 5, che procederà con lo studio e l’analisi di altri pannelli già presentati in Engramma.

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