"La Rivista di Engramma (open access)" ISSN 1826-901X

194 | agosto 2022

97888948401

A cosa servono, ancora, i miti greci?

Editoriale di Engramma 194

Gianpiero Alighiero Borgia, Alessandra Pedersoli

English abstract

L’immagine che apre questo numero di Engramma mostra una donna che, spaventata, sola, stretta al borsone, ogni notte, accompagna la sua personale metamorfosi. Il pesante make-up e l’acconciatura scarmigliata rivelano la maschera tragica di una donna ferita, risoluta, che sta costruendo la sua vendetta.

Elena Cotugno presta corpo e voce a una delle trasposizioni più potenti e attuali della Medea euripidea: in Medea per strada ci mostra chi oggi è la compagna infanticida di Giasone: una donna con la quale è difficile non entrare in sintonia ma che, per quanto sia ben noto come finisce la storia, ci commuove, fa piangere.

“What's Hecuba to him, or he to Hecuba, that he should weep for her?” – questo si chiede Amleto nel secondo atto del dramma shakespeariano. Anche oggi il quesito è lo stesso: perché riesumare l’antica sofferenza dei personaggi della tragedia greca? Perché l’uomo contemporaneo ancora si commuove quando incontra Medea, Eracle, Filottete? La forma cambia, ma la sostanza, come magma vivo, brucia feroce sotto la crosta di nuovi attributi presenti sulla scena. Questa riattivazione del fuoco del mito tragico è il filone di ricerca che Teatro dei Borgia sta percorrendo da qualche anno e che ha già portato alla vivificazione di alcuni personaggi del mito, rivelandoci chi siano oggi Medea, Eracle, Filottete, e dove e come vivono in mezzo a noi.

Quindi – “A cosa servono, ancora, i miti greci?” Questa la domanda che ha portato alla realizzazione del presente numero di Engramma, incentrato sull’esperienza teorica e prassica di una delle compagnie meno inquadrabili, più ‘disturbanti’, del nostro panorama teatrale italiano contemporaneo. È proprio grazie all’impegno e all’iniziativa di Teatro dei Borgia che nel maggio 2022 si è svolto a Trani il Seminario di studi che dà il titolo a questo numero della rivista e che qui restituiamo a cura di Antonietta Magli (A cosa servono, ancora, i miti greci? Appunti dal Seminario di Trani, 21-22 maggio 2022) nella freschezza del dialogo tra gli addetti ai lavori che hanno partecipato all’incontro: studiosi e studenti di ambito teatrale e non, registi, attori, filosofi, antropologi, attivisti e figure impegnate nel sociale che hanno confermato che il mito, oggi, è ancora un vulcano in attività.

La rilettura del testo tragico è pratica frequente a teatro, non solo nella nostra contemporaneità, ma nel dialogo tra Giampiero Borgia e Daniela Sacco – Teatro dei Borgia. Riflessioni sul metodo. Conversazione con Gianpiero Alighiero Borgia – emerge come Teatro dei Borgia ricerchi più una vitale e urgente riattivazione del mito piuttosto che una sua rilettura. La forza sta nell’individuare gli eroi del Dramma in figure extra-ordinarie, che portano alla costruzione di una Recitazione viva, attivata nella sua complessità dalla ricerca sul campo di attori-autori, come Elena Cotugno, Christian Di Domenico e Daniele Nuccetelli, rispettivamente Medea, Eracle e Filottete. Grazie a Enrico Piergiacomi, e al suo Contro l’incanto e il nichilismo. I miti di Teatro dei Borgia, siamo introdotti nella Città dei Miti, nella polis nostra contemporanea che è oggi il teatro dei drammi presentati. Nella trilogia del progetto La Città dei Miti, Medea per strada ha avuto una storia più inquieta e polimorfica, anche nello stesso allestimento: inizialmente allestita su un furgoncino, in cui lo spettatore veniva portato nelle strade della prostituzione faccia a faccia con Medea – come ci racconta Gerardo Guccini in Per strada con Medea. La notte che ho visto e altre percezioni – poi riproposta su un autobus, dove spesso accade di incontrare le donne che ‘fanno la professione’, e infine per strada.

Le riattivazioni di Medea, Eracle e Filottete non possono essere scisse dalle esperienze, individuali e personalissime, di Elena come Medea, di Christian come Eracle, di Daniele come Filottete, gli attori-autori che stanno costruendo la Città dei Miti. Il lavoro di ricerca di Elena Cotugno (Su Medea. Un processo di riabilitazione al tragico), di Christian Di Domenico (Io, Eracle e gli invisibili), di Daniele Nuccetelli (Filottete, il più lontano possibile… a contatto col mito) non si limita al solo personaggio, ma penetra il senso del contemporaneo dramma di Medea, Eracle e Filottete. E, come si evince dai loro diari, i miti servono ancora oggi: servono a noi, a raccontarci la misura della prossimità e della distanza che il teatro è chiamato ad attivare e, soprattutto, servono a dare regime di visibilità all’invisibile, a rivelarci la nostra incapacità di vedere l’altro accanto a noi.

Gianpiero Alighiero Borgia con La Città dei Miti. Una presentazione ci racconta come la compagnia, con questo progetto, stia definendo la sua “citta dei miti” e come la polarità tra Dramma e Recitazione porti ad attriti che nel mito riescono a precipitare in figure potenti e straordinariamente attuali come quella di Medea, la schiava del racket della prostituzione, o Eracle, che nell’attuale società dell’utile perde la sua forza, o Filottete, l’eroe malato abbandonato dagli affetti. I tre eroi del mito, qui riattivati nelle figure che vivono ai bordi dell’ordinario della prostituta-schiava, nel padre separato ridotto a barbone, nell’ex attore affetto da Demenza a corpi di Lewy (DLB), sono i protagonisti dei tre monologhi del La Città dei Miti, agiti in luoghi extra-ordinari, come le strade della prostituzione ai margini delle città, le mense dei poveri, gli ospedali psichiatrici o le RSA. La Città dei Miti non può scindersi dal contesto della polis e anche i testi delle drammaturgie, a firma di Fabrizio Sinisi e costruite a quattro mani con gli attori (qui presentate in versione integrale: Medea per strada, Eracle, l’invisibile e Filottete dimenticato), sono contestualizzabili e in alcuni passi riadattabili nei diversi contesti urbani.

English abstract

The Engramma issue "A cosa servono, ancora, i miti greci?" focuses on Teatro dei Borgia and their trilogy Medea per stradaEracle, l'invisibile, and Filottete dimenticato (Medea on the Streets, The Invisible Heracles, The Forgotten Philoctetes). It includes the following contributions: a conversation by Gianpiero Borgia and Daniela Sacco Il Teatro dei Borgia: riflessioni sul metodo; a review of the trilogy by Enrico Piergiacomi: Contro l’incanto e il nichilismo. I miti del Teatro dei Borgia; and a review of Medea per strada by Gerardo Guccini, Per strada con Medea. La notte che ho visto e altre percezioni. The issue also includes three contributions by the authors/actors of the texts: Su Medea. Un processo di riabilitazione al tragico, by Elena Cotugno; Io, Eracle e gli invisibili by Christian Di Domenico; and Filottete, il più lontano possibile… a contatto col mito, by Daniele Nuccetelli. Other contributions are La Città dei Miti. Scrivere non per scrivere. Un sogno poetico metropolitano, by the company’s director Gianpiero Alighiero Borgia; the full texts of the three dramas – Medea per strada, by Fabrizio Sinisi and Elena Cotugno; Eracle, l’invisibile, by Fabrizio Sinisi and Christian Di Domenico; Filottete dimenticato, by Fabrizio Sinisi. Finally, the issue publishes notes from the Seminar “A cosa servono, ancora, i miti greci” (“What are Greek myths still good for?”), held in Trani in May 2022, with the participation of theatre studies scholars and students, directors, actors, philosophers, anthropologists, and activists. The notes are edited by Antonietta Magli.

keywords | Teatro dei Borgia; Medea; Heracles; Philoctetes; Reception of Greek Tragedy; Social theatre; Re-enactment of Ancient Myths.

Per citare questo articolo / To cite this article: A cosa servono, ancora, i miti greci? Editoriale di Engramma 194, a cura di G. Alighiero Borgia e A. Pedersoli, “La Rivista di Engramma” n. 194, agosto 2022, pp. 7-13 | PDF dell’articolo 

doi: https://doi.org/10.25432/1826-901X/2022.194.0001