"La Rivista di Engramma (online)" ISSN 1826-901X

65 | giugno/luglio 2008

9788898260102

titolo

Antico&Antichi

Editoriale di Engramma 65

Maria Bergamo, Alessandra Pedersoli

"… con spada orrenda i Titani violarono Dioniso
che guardava fissamente l'immagine mendace nello specchio straniante”

Nonno di Panopoli, Dionisiache VI, 172-173

Questo numero della rivista si è costituito quasi spontaneamente e si è progressivamente arricchito seguendo i moti geografici e intellettuali degli autori dei contributi (secondo la migliore tradizione di "Engramma": specialisti scientificamente accreditati accanto a giovani studiosi) che hanno visto, letto, osservato, pensato. Non solo recensioni e note di lettura, ma esperienze: pubblicazioni, mostre, spettacoli ed eventi culturali degli ultimi mesi, che come frammenti dello specchio dionisiaco, rendono multiforme e complessa l'immagine che l'Antico riflette sui nostri giorni. Antico e Antichi, dunque.

E proprio facendosi portare dal gioco metamorfico del dio, lo sguardo si rompe in diverse prospettive, che non si disperdono ma si intrecciano in una rete metodologica: gli argomenti trattati si presentano insieme in forza delle loro risonanze, e in questo senso abbiamo creato un percorso di lettura attraverso aree tematiche, segnalate dalle spaziature nel sommario nel numero.

L'edizione italiana del grande studio che Paul Zanker ha dedicato all'iconografia dei sarcofagi romani viene presentata con due diverse letture (La parola all'immagine”: per un’iconologia dei sarcofagi romani e Il mito come “sussidio funebre"): in evidenza l'importanza dell'opera di Zanker che non riguarda soltanto una tipologia artistica poco studiata, ma la forza che i miti e le loro immagini esercitavano sull'immaginario, e in generale la costruzione del Bilderwelt degli antichi, con notazioni importanti sul Nachleben rinascimentale.

Due esposizioni diverse sono state dedicate, a Roma e a Venezia, all’arte romana, e in particolare alla rappresentazione dei 'vincitori' e dei 'vinti': e se l'esposizione al Colosseo sui Tronfi celebra la gloria e la potenza del regime imperiale nella sua età aurea, la mostra veneziana di Palazzo Grassi suscita interrogativi sulle raffigurazioni della sopraffazione (fisica o culturale) dell''altro': il topos iconografico del barbaro sconfitto mostra, in un percorso per immagini, la disparità delle forze in gioco.

Il volume di Oliver Taplin sulla relazione tra la pittura vascolare a soggetto mitologico e il teatro tragico greco, inaugura un nuovo filone di studi, all'incrocio tra filologia e iconologia, e apre ‘in figura’ verso l’area tematica successiva di questo numero di "Engramma": il teatro.

Di scena in Italia, nella primavera 2008, Orestiade di Eschilo e Medea da Euripide. L'incedere sofferto di Oreste tra le norme arcaiche della faida e le leggi della giustizia politica, e, in controcanto, la terribile vis infanticida di Medea, di cui cronache recenti ci hanno restituito la bruciante attualità. L'Orestea di Eschilo è andata in scena a Siracusa con la discussa traduzione di Pier Paolo Pasolini, un testo che da cinquant'anni a questa parte non ha ancora esaurito la sua forza polemica. Alla stretta relazione tra politica e tragedia che permea il testo eschileo, ma anche le sue recenti edizioni, è dedicato un contributo critico, mentre in una intervista lo stesso regista dell'Orestiade siracusana, Pietro Carriglio, parla della scelta di portare in scena in un unico spettacolo AgamennoneCoefore e Eumenidi, e dell'urgente attualità di cui il testo è ancora oggi portatore. Un aspetto più tecnico invece, la scenografia, diviene pretesto ecfrastico dell’intero spettacolo. A Medea-Madre-Assassina è invece dedicata l’opera di Grazia Verasani per quattro sole attrici; il loro dramma di donne forti, costrette in carcere dal loro atto assassino, è stato analizzato anche attraverso una intervista a una delle 'Medee' in scena, che mette in evidenza quanto pregnante sia ancora oggi la vicenda resa nota da Euripide: "Il mito di Medea inquieta da secoli tutta la cultura occidentale e squarcia il velo di tanta retorica sulla maternità. Giusto e necessario che continui a parlarci dai palcoscenici".

'Antichi e classici' come soltanto i grandi artisti sanno essere: due allestimenti a Roma e a Milano sono firmati da due grandi registi contemporanei e si presentano non solo come cornice alle opere d'arte esposte, ma come opere in proprio, che consentono nuove, suggestive, chiavi di lettura. La mostra romana dedicata Sebastiano del Piombo scuote i sensi e provoca la critica a fare i conti e riscoprire il pittore veneziano; nello stesso periodo, a Milano, l'opera di Leonardo viene celebrata in un allestimento di Peter Greenaway in Santa Maria delle Grazie. Infine, sempre negli itinerari di confronto tra l’antico e la sua tradizione, a Mantova si mostra come la bellezza sia il motore e la forza che, a partire dall'età ellenistica, conquista il mondo con il suo canone. Bellezza e tradizione che, come nel saggio a chiusura del numero, arrivano a muovere città e principi ottocenteschi: l'antichità e i suoi monumenti sono modello per il piano politico di reinvenzione dello spazio urbano concepito dal principe Ludwig I di Baviera, che commissiona a Leo von Klenze i Propyläen su Königsplatz, per affermare l'identità dello stato bavarese mediante l'auctoritas del modello dell'Acropoli di Atene.

Forme dell'antico che si rifrangono, senza mai ricomporsi in uno, e che di epoca in epoca irradiano nuove immagini, riflettono altre luci: frammenti dello specchio di Dioniso.

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