"La Rivista di Engramma (open access)" ISSN 1826-901X

208 | gennaio 2024

97888948401

Testori. Scrittura e figura. Editoriale di Engramma 208

Filippo Perfetti, Piermario Vescovo

English abstract

Willy Varlin, Ritratto di Giovanni Testori (1971).

Giovanni Testori entra nell’atelier di Willy Varlin, pittore “perdonato dalla vanità e dal dolore di tutto”, e vede che per sé “ormai, non c’è più scampo”. Come davanti a Varlin, una volta a contatto con la materia Testori se ne resta in qualche modo catturati e avvinghiati, quasi vinti, per quella sua “forza, caparbietà e diritto d’esistere, insistere, ferire, rasoiare, sconvolgere, capovolgere e stravolgere, al suo presente, infernale girone, facendo traballare, che dico?, sfarinando, ecco la parola, la terra stessa che ci sta sotto i piedi (e le dimensioni, le leggi, le prospettive e i significati che ne dovrebbero derivare)” – così scrive lo stesso Testori nel catalogo Willy Varlin, pubblicato a Milano per la mostra dedicata al pittore nel 1976. Non può fuggire Engramma davanti a Testori e questo numero – al termine dell’anno testoriano che ricorda i 100 anni dalla nascita e i 30 dalla morte – ne è il risultato.

Testori. Scrittura e figura: un soggetto inedito per la Rivista, su due fuochi tipici su cui il suo perimetro insiste. È, questo numero, il primo incontro tra Engramma e Testori; eppure Testori, nei suoi scritti prestati ai più disparati campi e temi, ma ovunque riconoscibili per la perigliosità e la brillantezza letteraria e linguistica, si offre come una materia particolarmente affine alla testata che nei temi diversi dei suoi numeri cerca sempre di dare parola alle immagini e di rendere in forma di figura testi e parole. Scrittura e figura, una diade impossibile da sciogliere in Testori, il quale ai tempi degli studi negli anni Quaranta si definisce pittore e poi per quasi vent’anni non produrrà più alcuna opera. Non aveva però smesso di dipingere, quando a sostituire tele e colori erano incorsi inchiostro e fogli: le drammaturgie, i romanzi e i saggi – le ecfrasi nei suoi scritti sull’arte – andavano a dipingere opere ancor più particolareggiate e vive di quanto potesse fare la mano dell’artista. Una scrittura vocata alla figura, in particolare laddove era destinata a prendere forma su un palco, addosso a un attore. La figura, per come viene colta da Testori, è sempre messa in questione, esaltata nella sua problematicità e antinomica possibilità, rappresentativa e menzognera, di farsi promessa di restituzione dell’umano e di concentrato della sua caducità e lordura. Scrittura e figura insieme anche nello stile scelto: sempre Testori si è dedicato a opere o autori assoluti, estremi, e in questo eloquenti, quando guarda all’arte; sempre al di là del limite grammaticale e lessicale nel proprio modo di scriverne.

Ora, a cercare tra i ritratti dedicatigli da Varlin, uno trova posto come copertina. “Appoggiato al letto, torto allora in sé e con una paurosa neoromantica fascinazione da e verso la morte”, questo vede Testori nel proprio sé dipinto – ecco il ritratto a cui questo numero di Engramma tenta di somigliare.

I primi due articoli che compongono il ritratto mettono a tema la scrittura di Testori. In “Quasi fudesse ecce homo de paese” Chiara Pianca stende un approfondito e dettagliato saggio attorno alla complessa redazione dell’Ambleto, seguendo di cancellatura in correzione il farsi e rifarsi delle frasi di Testori. Accanto, Luca D’Onghia nel suo articolo Lettera luterana su Edipus dà una possibile identificazione dello scarozzante re di Tebe.

All’arte e alla figura si dedica il prosieguo del numero. In primis Testori. Figure dell’informe di Arturo Mazzarella, un saggio che inquadra e centra la rilevanza della saggistica artistica di Testori all’interno di uno dei più importanti gangli dell’estetica novecentesca: l’informe. Segue Apostasia della carne. Fatica e liberazione della materia in Giovanni Testori e Francis Bacon, di Filippo Perfetti: un contributo che rileva alcuni tratti della concezione della pittura di Testori e di Bacon, e di come la materia pittorica sia legata alla vita e alla biologia dell’uomo. Davide Dall’Ombra, con Nell’anno del libro su Giovanni Testori e Roberto Longhi, racconta del rapporto Testori-Longhi attraverso il loro scambio epistolare, una anticipazione che presenta la sua prossima pubblicazione Con Roberto Longhi. Lettere e scritti. 1951-1990. La sezione è chiusa dalla ripubblicazione di uno scritto di Giovanni Testori (per cui si ringrazia l’Associazione Giovanni Testori, e in particolare Giuseppe Frangi): Grünewald, il trionfo e la bestemmia. Un testo esemplificativo di quanto detto rispetto alla rilevanza per lingua e giudizio del Testori pensatore d’arte.

Nella sua parte conclusiva, il numero si concentra sulla parola che si fa figura nel personaggio di “Riboldi Gino”, il tragico protagonista di “In exitu”. Qui si dà per la prima volta edizione della riduzione adoperata da Testori sul suo romanzo per la versione teatrale. Ad accompagnare il testo e il lettore è la curatela di Piermario Vescovo, autore di una una breve Nota, che prova sinteticamente a indicare il rilievo e l’ulteriore possibilità di interrogazione del copione teatrale. La conversazione “In piena luce, in piena ombra” è il dialogo tra Franco Branciaroli, l’attore per cui è stato, tra l’altro, ritagliato il testo di “In exitu”, e Piermario Vescovo, in cui viene raccontata la nascita dello spettacolo e la ricezione da parte del pubblico e del mondo teatrale di allora, e ne viene data un’inquadratura all’interno della Branciatrilogia prima e seconda di Testori. Maestro no, incipit e titolo dell’intervista condotta da Antonio Ria a Testori, chiude (provvisoriamente) questo numero. Si tratta della riedizione di un testo particolarmente profondo e attuale nei temi raccolto durante le repliche di “In exitu” che sigla il numero attraverso la voce del suo protagonista.

English abstract

The first meeting between La Rivista di Engramma and Giovanni Testori focuses on two typical themes for the journal: writing and figure. Testori. Scrittura e figura is Engramma's portrait dedicated to Testori 100 years after his birth and 30 years after his death. It takes as its reference Willy Varlin's portrait of Testori chosen as the issue's cover. The issue includes a first part centred on Testori's writing: Chiara Pianca in Quasi fudesse ecce homo de paese” writes an in-depth and detailed essay on the complex drafting of Ambleto. Alongside this, Luca D'Onghia in his article Lettera luterana su Edipus gives a possible identification of the “scarrozzante” king of Thebes. The remainder of the issue is dedicated to art and the figure. Primarily Testori. Figure dell'informe, by Arturo Mazzarella, which links Testori's thought to 20th-century aesthetic philosophy and the notion of formlessness. This is followed by Apostasia della carne. Fatica e liberazione della materia in Giovanni Testori e Francis Bacon, by Filippo Perfetti: a contribution that reveals some traits of Testori's and Bacon's conception of painting, and how pictorial matter is linked to human life and biology. Davide Dall'Ombra, with Nell'anno del libro su Giovanni Testori e Roberto Longhi, talks about the Testori-Longhi relationship through their exchange of letters, an anticipation that introduces his forthcoming publication Con Roberto Longhi. Lettere e scritti. 1951-1990. The section is closed by the republication of a writing by Giovanni Testori (for which we thank the Associazione Giovanni Testori, and in particular Giuseppe Frangi): Grünewald, il trionfo e la bestemmia. In its concluding part, the issue focuses on the theatrical version of “In exitu”. Here we give for the first time an edition of the reduction used by Testori on his novel for the script. Accompanying the text and the reader is Piermario Vescovo, author of a brief Nota, which briefly attempts to indicate the relevance and further possibility of interrogation of the theatrical script. The conversation “In piena luce, in piena ombra” is a dialogue between Franco Branciaroli, the actor for whom the text of "In exitu" was cut, and Piermario Vescovo. Maestro no, incipit and title of the interview conducted by Antonio Ria with Testori, closes (provisionally) this issue through the voice of its protagonist.

keywords | Giovanni Testori; Ambleto; Edipus; “In exitu”; Franco Branciaroli; Branciatrilogia; Scarozzanti; Roberto Longhi; Mathias Grünewald; Willy Varlin; Francis Bacon.

doi: https://doi.org/10.25432/1826-901X/.208.0001