"La Rivista di Engramma (online)" ISSN 1826-901X

127 | maggio/giugno 2015

9788898260720

titolo

Figli di Marte: la ricerca, la mostra, il catalogo, il numero di Engramma

Editoriale Engramma 127

a cura del Seminario Mnemosyne ClassicA (coordinato da Monica Centanni)

Parole e immagini: le vere armi per il combattimento nella guerra civile dell'intelletto
Aby Warburg

La guerra si rivela non lontana dal lavoro in fabbrica, dal preciso ritmo di lavoro di una turbina alimentata a sangue
Ernst Jünger

La guerra è come l'amore: trova sempre il suo fine
Bertolt Brecht

In questo numero di “Engramma” presentiamo i materiali della mostra "Figli di Marte" allestita a Venezia, nello spazio Gino Valle, dal 28 aprile al 8 maggio 2015. L'esposizione è documentata anche dal catalogo Figli di Marte, edizioni QE, Venezia 2015, in cui sono pubblicati parte dei materiali editi in questo numero (catalogo disponibile, su richiesta, presso l'Associazione Engramma: associazione@engramma.org).

L'esposizione è frutto di un lungo lavoro di ricerca svolto dal Seminario Mnemosyne del Centro studi classicA - Iuav, che ha preso avvio dall'analisi e dalle nuove letture interpretative sui pannelli incipitari del Bilderatlas di Aby Warburg.

Il titolo "Figli di Marte" è mutuato dalla scienza astrologica tardo-antica e poi medievale e rinascimentale: "figli di Marte" sono quanti al momento della loro nascita hanno brillante in cielo, come astro più influente e potente, il pianeta del dio della guerra. L’inclinazione passionale e collerica che, secondo la fede negli astri,  predomina nei nati sotto Marte e ne segna il destino si configura quasi come una costante spirituale antropologica. In questa direzione Warburg rileva quanto la superstizione astrologica trovi una diffusione e una durata ben al di là dell’età medievale e tardo medievale; ancora nell’epoca dello sviluppo dell’astronomia come scienza, la rappresentazione astrologica di Marte affianca, anacronisticamente, le prime raffigurazioni del pianeta nella sua concezione scientifica e non più magico-superstiziosa: i figli del pianeta divengono allora, secondo la felice definizione warburghiana, gli “sbandati figli di Marte” (si veda la tavola C del suo Bilderatlas). In Warburg stesso, per altro, si potrebbe riconoscere quello spirito inquieto, sconvolto dal trauma della Prima guerra mondiale (che oppone la Germania, sua patria di nascita, all'Italia, sua patria di elezione), proprio degli "sbandati figli di Marte" nell'età contemporanea.

Nella Presentazione della mostra diamo conto dell'idea intorno alla quale abbiamo ragionato e lavorato per allestire "Figli di Marte": convocare tre straordinari protagonisti del Novecento europeo, come Aby Warburg, Bertolt Brecht, Ernst Jünger, a intrecciare i loro sguardi e i loro pensieri sulla guerra, sulla memoria e sul potere delle immagini. I tre intellettuali tedeschi, diversi e distanti per formazione culturale e impronta ideologica, reagiscono al cataclisma fisico e geopolitico indotto dal conflitto mondiale, con le stesse due mosse: l'investimento sull'immagine, come risposta all'afasia della guerra; il progetto di ricominciare ad articolare parole per il "mondo mutato" iniziando dal sillabario. A B C sono le tre tavole incipitarie del Bilderatlas di Warburg (1929); un "sillabario per immagini del nostro tempo" è il sottotitolo del lavoro fotografico Die veränderte Welt di Ernst Jünger (1933); un "abicì della guerra" è il lavoro che impegna Bertolt Brecht nella sua Kriegsfibel (1933-1955).

Nelle tre sezioni dedicate a Aby Warburg, Ernst  Jünger, Bertolt Brecht riproduciamo in questo numero i materiali esposti in mostra che comprendono per ciascun autore: un profilo biografico, una scheda sugli Atlanti per immagini in cui entra (variamente) il tema della guerra, oltre a schede di approfondimento sull'attività dei tre intellettuali e su alcuni aspetti della loro opera.

Nel numero: il contributo di Mariaclara Alemanni e Nicole Cappellari (con la collaborazione di Angelica Basso) racconta e illustra il progetto di allestimento; Simone Culotta in Teche dialettiche presenta il dispositivo, ispirato ai montaggi del Bilderatlas Mnemosyne di Warburg, sperimentato per allestire nelle nicchie dello spazio espositivo immagini e testi; di quella ricchissima scelta di immagini e testi, selezionati da tutto il seminario Mnemosyne con un vertiginoso lavoro di ricerca sulle fonti letterarie e figurative, pubblichiamo una Galleria, a cura di Alex Cernecca e Nicola Noro. Martino Panizza presenta e pubblica la sua "Musica per i figli di Marte", il paesaggio sonoro dell'esposizione; Stefania Rimini presenta il video realizzato per la mostra. 

E ancora, alcuni testi e saggi di approfondimento su vari temi emersi durante lavoro di ricerca: la riproduzione della rivista illustrata "La guerra 1914-1915" sponsorizzata da Warburg nel disperato tentativo di limitare l'estensione del conflitto; un contributo di Silvia De Laude sulla malattia di Warburg come somatizzazione della catastrofe mondiale e reazione psichica alla dissoluzione dell'Europa; un saggio di Maurizio Guerri sull'occhio fotografico di Ernst Jünger; un contributo di Peppe Nanni sulla sismografia della crisi e la coscienza della rivoluzione epocale in atto in Jünger, Warburg e Brecht; un saggio di Daniela Sacco sul pensiero per immagini e il metodo drammaturgico del montaggio in Bertolt Brecht.

Per finire, due saggi d'autore: la rara introduzione di Ernst Jünger al volume Die verwänderte Welt, nella traduzione di Maurizio Guerri, e un'ampia silloge del più provocatorio capitolo dell'ultimo libro di James Hillman su Marte e il "tremendo amore per la guerra".

Contiamo che i contributi che pubblichiamo in questo numero di Engramma sui "Figli di Marte" possano, uno per uno e nel loro insieme, rappresentare degnamente gli esiti di un intenso e appassionante lavoro corale che ha coinvolto i membri del Seminario Mnemosyne ClassicA in tutte le fasi del lavoro, dallo studio del tema all'allestimento materiale della mostra – sotto un cielo in cui il segno del rigore filologico si è spesso felicemente incrociato con il favore della serendipity che accompagna il percorso avventuroso e accidentato di ogni ricerca. 

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