"La Rivista di Engramma (open access)" ISSN 1826-901X

Giuseppe Pucci. Scritti corsari di un archeologo classico

Antologia da “Alias”, supplemento culturale de “il manifesto” 2012-2021

presentazione e cura di Roberto Andreotti

English abstract

Pino Pucci e “Alias”

Non è stato facile rimettere gli occhi, e soprattutto la testa, sugli articoli scritti nel corso degli anni da Giuseppe Pucci per/su “Alias”. Il motivo è facilmente intuibile. Ognuno di quegli articoli mi ha direttamente riguardato, anzi investito: in qualità di committente e di editor, ma anche di lettore antichista e, il più delle volte, di estimatore e amico. Tutte facce, in realtà, di un unico prisma. La collaborazione di Pino, nata un po’ in sordina, divenne col tempo più regolare, dando luogo a un dialogo che investiva di volta in volta non solo gli ‘oggetti’ relativi ai suoi incarichi – libri, mostre, ma anche certe scelte editoriali del supplemento (“questo sì, questo no”) in materia di archeologia e storia dell’arte classica; sempre con una predilezione per la storia della ricezione – terreno su cui si stabilì da subito una naturale intesa di vedute.

Nonostante la nostra conoscenza fosse abbastanza recente, negli ultimi tempi l’interlocuzione si era approfondita per così dire all’indietro, lambendo le rispettive biografie: il patto, tacito, era di non abdicare mai alla franchezza, anche ruvida se necessario, e al confronto dialettico. In verità non passava quasi settimana che non ci sentissimo al telefono (preferibilmente sulla linea fissa, come ormai accade sempre più di rado) o non ci scambiassimo messaggi di posta elettronica. Niente “whatsapp”: non utilizzo il canale. Si spaziava volentieri, scivolando senza alcuno sforzo su temi di interesse reciproco. A parte i libri: le persone, gli amici comuni, qualche volta la politica, la nostra vita privata. In occasione di mostre, convegni e presentazioni, Pino lasciava per qualche giorno la Toscana per venire a Roma, dove poteva contare su un invidiabile appartamento-biblioteca nel quartiere di San Giovanni. Capitava di darci appuntamento in città (l’ultima volta fu a Porta Pia, sotto al monumento del bersagliere) per salutarci, magari scambiarci cataloghi, letture fatte, impressioni dal vivo. La pandemia, com’è ovvio, aveva azzerato anche questa consuetudine.

Non saprei dire con esattezza a quando risale il nostro primo incontro, probabilmente fu all’epoca dei Festival dell’Antico organizzati d’estate sulla riviera romagnola. Mi colpì, questo lo ricordo bene, il fatto che Pino fosse uno dei pochi relatori a dotarsi di un supporto visivo molto ben allestito: utilizzava il videoproiettore, comandandolo dal suo pc, non per aggiungere banali slides di testo ma per ‘aumentare la realtà’ del parlato con le immagini, i confronti sinottici, i filmati, anche rari o inediti. Sia dal punto di vista tematico sia da quello comunicativo, Pucci era solito incrociare l’antico e il contemporaneo con naturalezza e convinzione, e questa è stata anche una delle sue carte vincenti nella collaborazione ad “Alias”, un settimanale culturale che sin dalla sua fondazione ha fatto dei temi classici e del corredo iconografico due punti di forza: in questo, Pino lo trovai già pronto – anche se come detto il suo approdo alla testata non fu precocissimo (“Alias” nasce nel 1998).

Mi sono soffermato su Pucci conferenziere (come docente non ne ho fatto esperienza diretta, avendo io studiato a Pisa), perché la sua facies pubblica, sempre brillante e popolare, valorizzava due caratteristiche peculiari dello ‘studioso’ – mai ‘a riposo’ nonostante il precoce, e per me un po’ misterioso, abbandono dell’Università. Si tratta di peculiarità che i lettori di “Alias” riscontravano puntualmente leggendo i suoi articoli: la versatilità digitale, che favoriva tra l’altro il costante aggiornamento scientifico ed editoriale, e l’interesse profondo, non certo ‘modaiolo’, per la Classical Reception. È sufficiente scorrere la bibliografia qui allegata per rendersi conto che il suo modo precipuo di intendere il Classico – pur partendo da aree iper-tecniche e specialistiche come la terra sigillata, la stratigrafia e l’antiquaria – mordeva continuamente il freno. Per Pucci l’orizzonte dell’antico, e degli antichi, era sempre più in là dei pur necessari e rispettabili confini disciplinari. Quel che davvero lo appassionava era ragionare sulla Storia – in questo era profondamente intriso della lezione di Bianchi Bandinelli – e, ça va sans dire, sul presente, sul nostro presente. La sua ‘archeologia’ era sempre viva e pulsante, e ogni rivisitazione del passato non era mai un gingillarsi prezioso, riservato a pochi esperti.

Com’è nata, invece, la collaborazione di Pino al “il manifesto”, anzi precisamente ad “Alias”? A giudicare dal pezzo più antico di cui io ho riscontro, credo che mallevadore sia stato Maurizio Bettini, già suo collega a Siena. Probabilmente fu Maurizio, che è stato anche uno dei professori decisivi per la mia formazione, a presentarci. Piano piano si stabilì un’intesa, che avrebbe arricchito in definitiva entrambi i contraenti. Chi vorrà rintracciare all’interno della bibliografia gli articoli (circa una novantina) usciti su “Alias” nel corso di quasi un decennio, potrà rendersi conto della varietà dei temi affrontati. In sintesi, la collaborazione con Pino è stata piacevole, dinamica e puntuale. Spesso era lui a fare proposte, talvolta anticipando le mie stesse richieste, ma sapeva anche stare al gioco della committenza, e aderiva con entusiamo alle idee che gli venivano dalla redazione. Insomma per un giornale piccolo ma agguerrito come “il manifesto”, egli costituiva una garanzia di competenza e di qualità unite da una instancabile curiositas pliniana, che lo spingeva sempre a ridosso del vulcano: gli piaceva sia esplorare territori meno consueti o ancora vergini, sia – da bravo ‘giornalista’ – farsi trovare sul luogo del delitto.

Nel compilare questa piccola antologia, inevitabilmente segnata dalla pressante assenza dell’autore, ho deciso di affidarmi soprattutto all’istinto del ricordo – se così posso chiamarlo. La mia preferenza è caduta perciò sui contributi che più mi ha divertito mettere in pagina, cioè ‘vestire’ – come sono solito dire ed ebbi modo di illustrare, anche a lui, nel corso di un convegno alla Escuela Española de Historia y Arqueología en Roma (EEHAR) nell’estate 2018.

I pezzi qui proposti si dividono grosso modo in tre gruppi: recensioni di saggi e monografie, perlopiù di argomento storico e archeologico; recensioni di mostre temporanee (dagli Etruschi ai Borboni, da Ovidio a Canova, da Ulisse a Traiano); un terzo genere, che in molti casi incrocia parzialmente i primi due, è costituito dal più volte citato filone della ricezione del Classico: Pino seguiva con vivo interesse, ad esempio, gli artisti che si erano confrontati con la figuratività classica, come Giulio Paolini, Kounellis – al quale dedicò l’estate scorsa un articolo per un numero monografico di “Alias” –, o lo scultore polacco Igor Mitoraj, che personalmente non mi ha mai convinto (è uno dei casi in cui si creavano tra noi delle divertenti frizioni di gusto). In conclusione, Pucci ha conseguito ottimi risultati anche nel ‘secondo mestiere’, giornalistico (ma io preferisco chiamarlo ‘critico’), perché impiegava senza alcuno sforzo, io credo, gli ingredienti necessari: chiarezza espositiva, proprietà di linguaggio, rapidità nell’elaborazione dei testi (la competenza scientifica, va da sé, è un pre-requisito). Gli riconoscevamo tutti, poi, una invidiabile dimestichezza nell’utilizzo dell’informatica, come ho già accennato. Scaricava quotidianamente saggi e articoli, allineato alle ormai irreversibili modalità della ricerca scientifica online, e si era dotato nel tempo di una formidabile biblioteca digitale che generosamente metteva a disposizione degli amici. Io non faccio parte della comunità social, ma i ben informati mi dicevano che era assiduo nel ‘postare’ i suoi lavori nelle piattaforme condivise, dopo che erano stati pubblicati su carta.

Vorrei concludere questo breve ricordo con una nota privata. Ho giusto rivisitato il nostro carteggio e-mail, perlomeno quel che ne rimane nella pancia del mio MacBook (il vecchio istinto novecentesco mi porta a non cestinare subito le lettere scambiate con gli amici – comprese quelle di lavoro e di routine). In pratica si è salvato soltanto l’archivio degli ultimi anni, che è sufficiente però a farmi ritrovare intatto – dolorosamente intatto – lo spirito che presiedeva ai nostri scambi e soprattutto, che è quel che importa, lo spirito di Pino Pucci: cordiale, genuino, mai affettato. Trascrivo due brevi lettere, una estiva e una invernale. La prima è datata 31 luglio 2017.

Caro Roberto,
ti avevo cercato per accennarti a una mia idea. Sto per partire per un giro di qualche giorno, che mi porterà anche a Venezia. Lì vedrò la grande mostra di Damien Hirst, che come sai è un evento che ha già fatto molto scalpore. Mi intriga perché questo suo ultimo lavoro è tutto basato sul finto ritrovamento archeologico di un relitto antico, e tutte le riletture dell'antico come chiave per accedere alla contemporaneità sono pane per i miei denti. Se non ne avete già parlato su “Alias” mi piacerebbe scrivere un pezzo a tutta pagina. Che ne pensi?
A presto, Pino

Quest’altra email, del 4 dicembre 2019, è dedicata a un noto collega e amico:

Caro Roberto,
reduce dai trionfi bavaresi, ho trovato il pdf del libro di Mario Torelli (me lo ha mandato non appena gli ho detto che lo avrei potuto recensire per “Alias”). Al di là delle novità che contiene, c'è come in tutti i lavori di Mario la capacità davvero non comune di usare le fonti archeologiche per fare storia nel senso più pieno. Penso che mi ci dedicherò i prossimi giorni, e poi te la mando, P.

Il testo della recensione, che trovate nell’antologia, uscì il 12 gennaio 2020. Torelli sarebbe sceso nell’Erebo a settembre, precedendo Pino Pucci di soli cinque mesi.

Antologia
Selezione di 23 articoli di Pino Pucci su “Alias Domenica”, supplemento culturale de “il manifesto”

Recensione a M. Bettini, Vertere, Einaudi (“Alias”, 8 luglio 2012)
Il falso Augusto di via Nazionale (“Alias”, 27 aprile 2014)
Monuments Men (“Alias”, 17 gennaio 2016)
Le mie rovine: Sabratha (“Alias”, 6 agosto 2017)
Recensione a Tre forme di creatività di P. Montani, Cronopio (“Alias”, 26 novembre 2017)
Recensione alla mostra su Traiano, Roma, Mercati di Traiano (“Alias”, 18 marzo 2018)
Recensione alla mostra su Ovidio, Roma, Scuderie del Quirinale (“Alias”, 11 novembre 2018).
Recensione alla mostra su L. Pollak, Roma, Museo Barracco (“Alias”, 17 febbraio 2019)
Recensione alla mostra sull’imperatore Claudio, Roma, Ara Pacis (“Alias”, 12 maggio 2019)
Recensione a M. Corgnati, L’ombra lunga degli Etruschi, Johan & Levi (“Alias”, 2 giugno 2019)
Recensione alla mostra su Canova e l’antico, Napoli, MAN (“Alias”, 16 giugno 2019)
Recensione a Palermo capitale del Regno, Palermo U.P (“Alias”, 14 luglio 2019)
Recensione alla mostra Colori degli Etruschi, Roma, ex Centrale Montemartini (“Alias”, 8 settembre 2019)
Recensione a M. Harari, Andare per i luoghi di Ulisse, il Mulino (“Alias”, 20 ottobre 2019)
Recensione alla mostra Pompei-Santorini, Roma, Scuderie del Quirinale (“Alias”, 1 dicembre 2019)
Recensione a M. Torelli, Gli Spurinas, L’Erma di Bretschneider (“Alias”, 12 gennaio 2020)
Recensione a F. Coarelli, Initia Isidis, Agorà (“Alias”, 8 marzo 2020)
Recensione alla mostra L’arte di copiare, Copenaghen, Istituto Italiano di Cultura (“Alias”, 10 maggio 2020)
Kounellis e il dio Apollo (“Alias”, 9 agosto 2020)
Intervista sul Classico allo scultore polacco M. Jackowski (“Alias”, 13 settembre 2020)
Recensione alla mostra su Ulisse. L’arte e il mito, Forlì, Musei di San Domenico (“Alias”, 11 ottobre 2020)
Recensione a La cultura dell’antico a Napoli, L’Erma di Bretschneider (“Alias”, 15 novembre 2020).
Recensione a Narciso a cura di S. Macrì, Marsilio (“Alias”, 7 febbraio 2021)
English abstract

The essay concerns the collaboration between Giuseppe Pucci and “Alias”, the cultural supplement of the Italian newspaper il manifesto. All the contributions show Pucci’s great attention to the Classical Tradition in the production of contemporary culture (books, exhibitions, interviews). Here we present a selection in the rich production of Pucci published in “Alias”. Among others, here are available: reviews on books (M. Bettini, Vertere; P. Montani, Tre forme di creatività; M. Harari, Andare per i luoghi di Ulisse), exhibitions (Trajan, Rome 2018; Ovid, Rome 2018), movies (Monuments Men), and so on.

keywords: Giuseppe Pucci; Alias; il manifesto; archaeology; Classical tradition.

doi: https://doi.org/10.25432/1826-901X/2021.183.0011